Laura - Leshoto

Dicono che i brasiliani abbiano il samba nel sangue, che i senegalesi nascano con un senso del ritmo innato, che quelli di New Orleans al jazz non possano rinunciare neanche a pranzo, che i cubani siano tutti bravissimi ballerini e che i congolesi usino i tamburi al posto della sveglia! Beh, anch’io ho la mia musica nel sangue e suona forte ogni volta che passo più di tre anni nello stesso posto. Chiamiamola energia, voglia di viaggiare o irrequietezza, il risultato é sempre lo stesso: preparo le valige.

Sono Laura, 34 anni, 11 fuori dalla patria, 5 paesi vissuti,  4 continenti visitati, 8 le lingue che parlo, XXXX lavori svolti fin ora.

Siciliana d`origine,  ma cittadina del mondo, come gli amici mi definiscono.  Un miscuglio di culture, lingue e cucine diverse, risultato di anni vissuti tra Italia, Portogallo, Brasile, Belgio e, più recentemente, Lesotho.

Dopo aver terminato i miei studi ho stilato una lista di cose da fare e di lavori che mi sarebbe piaciuto svolgere. Gran parte dell`elenco è stato portato a termine e qualcosa ancora resta in sospeso, ma, lo sappiamo bene noi viaggiatrici, non è  mai troppo tardi!

Quello che è comunemente chiamato `mal d`Africa` esiste un po’ ovunque, anche se non ha un nome: i miei amici brasiliani mi avevano designato malata di  `banzo` , la malattia che ai tempi della diaspora africana,  causava negli schiavi deportati in Sud America severe turbe psicologiche dovute alla malinconia del proprio Paese: per fortuna con toni più allegri, questa saudade sfrenata a me si manifestava come nostalgia del Brasile e non di casa mia. Unico rimedio è stato…tornarci più volte. E così comincia il mio eterno e gustosissimo girovagare tra Europa e vari continenti.

Io non sono la ragazza con la valigia, come mio papà mi chiama da tempo (né tantomeno la bella Claudia Cardinale),  ma la donna con lo zaino, quello da campeggio, sempre pronta ad arrotolare un jeans, indossare le mie, ormai distrutte, scarpe da trekking e partire per dove si presenti l`opportunità. Ma sono anche quella in tailleur con gli occhiali, seduta alla scrivania di un normale ufficio, dove di creativo non c’è molto, ma di aria internazionale se ne respira tanta. Così ho passato gli ultimi anni, tra il project management e gli affari diplomatici.

Una project manager di me stessa insomma, che tra un aereo e l`altro trova anche il tempo di fare sport, lavorare a maglia, sfornare torte e scrivere. Scrivo dei miei viaggi, dei tramonti in Africa, dei limoni del mio giardino e dei sentimenti che il viaggiare mi procura e che, per una come me, che di viaggiare non può fare a meno, spesso sono confusi e contrastanti.

thebesttripneverends.com

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