Vi hanno già fatto questa domanda?

Di solito si chiede cosa ti manca di più dell’Italia.

A me non hanno mai fatto né questa domanda né quella con negazione, ma faccio come il caro Marzullo: mi sono fatta la domanda e mi sono data pure la risposta.

E siccome la nostalgia del bel Paese è tanta, ma dove vivo non è poi così malaccio… mi sono detta “vada per le 5 cose che più NON mi mancano dell’Italia”.

Il bidet

Smettiamola con questo stereotipo dell’Italiano medio all’estero a cui manca da morire il bidet. Ma come faranno mai all’estero senza questa geniale invenzione? Certo all’inizio è destabilizzante non avere due possibilità: doccia o bidet? Io non sono una nostalgica del bidet e al mio arrivo in Italia non mi catafiondo sulla miracolosa tazza bianca. Ho invece riscoperto il piacere della doccia. Almeno una al giorno. Raro lusso in Sicilia a causa della mancanza di acqua.

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Il citofono

Qui a Ginevra avere il citofono è un lusso. Per la maggior parte gli appartamenti ne sono sprovvisti. Esiste un codice che ti permette di entrare nel palazzo; questo purtroppo impedisce le visite improvvisate degli amici che non ricordano il codice, ma fortunatamente evita le diverse specie di venditori ambulanti, testimoni di Geova delle 8 di domenica mattina, ambasciatori folletto, etc.

I treni

Devo dire che non mi mancano per nulla. Certo il treno in Italia costa davvero poco e può salvare la vita dello studente fuori sede, ma vogliamo parlare delle condizioni dei viaggiatori? Una mattina d’estate feci Roma-Napoli su un treno senza aria condizionata e con le finestre barricate. Praticamente una sauna, un carro bestiame. I treni in Svizzera sono carissimi, ma se siete fortunati trovate delle offerte moooolto vantaggiose.

Le code alla posta e/o la posta, più semplicemente

Avevo un problema con le poste Italiane: non l’ho mai risolto. Negli ultimi quattro anni era ormai diventato una barzelletta: ogni volta che andavo in Sicilia, mi presentavo all’ufficio postale e tornavo a casa con un nulla di fatto. Ore di coda interminabili. Perché non si capisce chi è arrivato prima, chi dopo, visto che non esistono i numerini, ma solo il passaparola, finalmente il mio turno! Spiego per l’ennesima volta il problema, l’impiegato annota velocemente, si accende in me un vago barlume di speranza, prontamente spento da un: « Sì signora mi dica! » Ah quindi non stava prendendo appunti sulla mia situazione, stava facendo altro… Rispiego il problema, parte, va nell’altra stanza. Forse qualcuno al di là della porta conosce la soluzione. Macché! Ritorna ed esclama: «Signora, quindi?», cioè era andato di là per fare altro. E così via fino ad esaurimento nervoso…

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l’infinito pernottamento di fronte alle poste…

La lotta libera improvvisata per salire sul bus

Per salire su un bus devi lottare! Guadagnare con sudore e fatica il tuo piccolo posticino. Non guardare niente e nessuno, come fanno tutti. Non esiste la regola del lasciare scendere prima di salire, ciascuno fa quel che può. No, non mi mancano spintonare, strattonare e spingere per salire su un bus. Non mi manca avere l’ansia di non riuscire a salire o di non riuscire a scendere alla giusta fermata perché c’è troppa gente davanti alle porte.

E voi? Cosa non vi manca del bel Paese?

È un modo come un altro per far passare la pillola dell’expat!

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5 commenti
  1. Solare
    Solare dice:

    Carino questo post. Allora di certo non mi mancano le spallate a cui non segue mai una scusa quando si cammina in città o le spinte sui marciapiedi anche queste senza mai una scusa. Non mi mancano gli automobilisti arroganti, maleducati e chi non si ferma mai alle strisce pedonali per farti attraversare. Non mi manca quella sensazione di pensare che non si può fare niente per risolvere , che tanto si perde comunque e quindi lasciamo perdere. Non mi mancano neanche i ” salve” al posto dei buongiorno che tradiscono la paura di essere troppo educati, non sia mai ! Però neanche hanno il coraggio di dire ciao, troppo casual. Accidenti, la mia lista sarebbe lunga…forse mi fa bene farla per rileggerla quando sono in preda alle malinconie! E in ultimo direi che non mi manca l’antipatia di certe persone che se la tirano a prescindere, o l’ignoranza di certi soggetti che tanto da quel posto di lavoro non si schioderanno mai e quindi possono essere come l’impiegato delle poste siciliano che hai descritto tu…customer care? Inesistente!

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  2. Annalisa
    Annalisa dice:

    Hai descritto la mia vecchia vita romana. L’ultimo atto fu richiedere all’inps un certificato che attestasse che nn percepivo assegni familiari in Italia. Ho impiegato 5 mesi e quasi 10 ore di fila. Pochi giorni prima del trasferimento scrissi una mail al direttore del reparto mettendo in copia il mio avvocato dopo 25 minuti mi chiamarono per avvisarmi che il mio documento era pronto e mi apettava all’accoglienza così nn avrei dovuto fare la fila.
    La prima volta su un autobus a Losanna mi sono commossa e nn è per dire ho pianto veramente.
    I treni svizzeri poi sono uno spettacolo: puliti, profumati, con i bagni per accogliere le persone in sedie a rotelle.
    La situazione nn è troppo diversa ad Annecy, dove vivo ora.
    Concordo con te anche silla storia del bidet.

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  3. L'angolo di me stessa
    L'angolo di me stessa dice:

    A me il bidet è mancato eccome!!! Soprattutto dopo aver iniziato ad usare la coppetta mestruale! Bella la doccia per carità, ma molto più lunga, meno comoda e con tanto spreco d’acqua.
    Per il resto concordo su tutto e aggiungo anche la litigiosità perenne, in Italia si discute veramente su ogni stupidaggine!

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  4. Nel sud del nord
    Nel sud del nord dice:

    ‘Sta storia del bidet mi fa impazzire! Non capisco come possa mancare a così tanti, ma certo che noi italiani siamo proprio un po’ strani. Su un po’ di fantasia 🙂 la doccia si può usare come bidet e così non si spreca tanta acqua come dite. Per lavare giusto quella parte non devi mica fare una doccia a tutto il corpo, o mi sbaglio? C’è qualcosa che mi sfugge??

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