expat-italiaIntervista ad Alexandra, originaria dalla Francia,  che vive in Italia  da 20 anni.


Prima di rispondere all’intervista vorrei fare un paio di premesse.

Mi considero Francese perchè sono nata e cresciuta in Francia fino all’età di 23 anni, ma sono figlia di Italiani.

Ho avuto la fortuna di essere l’ultima di 6 figli.

La chiamo fortuna perchè oltre ad essere stata coccolata da 5 fratelli e sorelle, i miei, ormai completamente integrati in Francia si erano stancati di fare i calabresi DOC e a me è toccata un educazione quasi totalmente alla francese.

Ho avuto il meglio di quella mentalità con quel tocco di Calabria che non guastava.  

Sono cresciuta anche con l’amore per l’Italia. Mio padre era un nostalgico, ascoltava “Calabria mia” e si commuoveva. Quasi tutti gli anni le nostre vacanze erano italiane e, quando ogni tanto invece della Calabria ci portava in Costa Azzurra perchè mia madre voleva cambiare, la sua nostalgia triplicava.

Non ho mai parlato italiano con i miei ma capivo quasi tutto, anche un po’ di dialetto. Loro a casa parlavano Italiano ed io rispondevo in Francese.

Mi collego cosi alla seconda premessa. Ho imparato l’Italiano da sola, vivendo qui. Ho studiato un po’ di Italiano alla fine del liceo, era in opzione come lingua. Il resto l’ho imparato sul campo, giorno dopo giorno, sbagliando spesso (ancora oggi) ma devo dire che me la cavo bene!! 

Detto questo posso iniziare….

  • Tu sei francese: come  sei finita in Italia?

Sono finita in Italia per amore di due uomini..si…due.

Il primo era mio papà, un “expat”degli anni 50 che ha mollato famiglia e lavoro sicuro (il padre era contabile alla pertusola..sappiamo bene che all’epoca e anche oggi certi lavori sono “ereditari”) per scoprire il Nord della Francia, il sogno di tanti all’epoca.

Anche se perfettamente integrato, la nostalgia era regina a casa nostra.

Sono cresciuta amando profondamente l’italia, consapevole che prima o poi, quando papà sarebbe andato in pensione, io, l’ultima figlia, il bastone della sua vecchiaia, l’avrei seguito. Devi studiare! diceva..insegnerai il Francese agli Italiani e ti sposerai con un Crotonese (le mie sorelle si erano già sposate. Una con un Francese e l’altra con un portoghese e anche se i miei cognati sono splendidi, mio padre aveva altri progetti per me.)

Non è andato in pensione: un’ emorragia celebrale me lo ha portato via in poche ore. Avevo quasi 17 anni e avevo appena iniziato il penultimo anno di liceo.

Da quel tragico momento ho avuto un chiodo fisso: PARTIRE.

Nessuno è riuscito a fermarmi. Ho finito l’anno scolastico e sono partita. A Crotone ci viveva già mia sorella con la sua famiglia e i fratelli di mio padre.

Era Luglio del 1989. Due settimane dopo il mio arrivo incontro Alessio. BANG!!! scoppia l’amore.

Era come se mi stesse aspettando da una vita. Due ragazzini nemmeno diciottenni e un grande amore.

Nei 5 anni successivi sono successe tante cose. Ho frequentato il liceo linguistico a Crotone ma non mi sono trovata bene. Oltre alle difficoltà con la lingua ho notato subito le differenze con la scuola Francese.

Alessio ed io ci siamo sposati a 20 anni e abbiamo avuto una bambina.

I primi due anni di matrimonio li ho trascorsi fra la Francia e l’Italia.

Tante difficoltà (troppo giovani forse) alla fine sono tornata da sola in Francia con la bambina. Lavoro nell’azienda di mio fratello,riprendo gli studi (finalmente ho il Baccalaureat in tasca), la patente, l’appartamento da sola (con gli aiuti dello stato Francese).

Mia figlia frequenta l’asilo e parla solo Francese. Con Alessio rimaniamo in contatto e, piano piano, il riavvicinamento arriva.

Siamo cresciuti. Abbiamo sofferto abbastanza. E’ ora di riunire la nostra piccola famiglia.

Si…ma DOVE? Dopo una serie di sfortunati eventi decidiamo: torniamo in Calabria. Era luglio del 1995 e da allora vivo qui.

  • E’ stata una decisione sofferta? Quali erano i tuoi dubbi?

Sofferta? Si e no. Per me era importante stare bene con la mia piccola famiglia.

Potevo vivere ovunque,l’importante era stare insieme. L’unico dubbio che avevo allora era per il lavoro. Avevo quasi tutto , dovevo lasciarlo  per ripartire da zero.

  • Cosa hai lasciato in Francia?

Mia madre, mia sorella e mio fratello. I miei migliori amici. Il mio sogno di andare alla Sorbonne. La mia casa…in tutti i sensi.

  • Come ti immaginavi il nostro paese prima di venirci ad abitare?

Come in vacanza. Conoscevo l’Italia solo nella versione “vacanze”. Il sole, il mare, le serate in giro, tanta gente sempre allegra, la famiglia di origine sempre presente. Sembrava il paese dove non potevano esserci problemi..di nessun tipo.

  • E una volta che sei arrivata in Italia per viverci, cosa è successo?

Inizialmente mi sentivo fortunata.

Adoravo la città sempre movimentata anche quando è iniziato il mio primo inverno in Italia  che, rispetto alle fredde serate  del nord della Francia dove in giro non c’era un’anima e si sentiva solo il verso dei corvi, era tutt’altra cosa.

Ho iniziato ad avere esperienze negative con i primi impatti con le istituzioni. Che botta!!

La prima volta in ospedale o alla posta, fare una carta di identità è stata un impresa (mi hanno cambiato nome e cognome perchè sul registro A.I.R.E non ero Alexandra De Raffele ma Alessandra DeRaffaele).

Non ho mai capito il perchè. Se fosse successo oggi, con internet avrei risolto in due mosse ma, 22 anni fa, anche con l’estratto di nascita in mano non ho potuto fare nulla. Ho iniziato a notare anche un cambiamento con le persone.

Finché ero in vacanze – e quindi mi sarei tolta dalle scatole ben presto -erano tutti amici. Dopo, invece, le comitive erano ristrette.

Mi sentivo fuori posto, tipo l’intrusa. Mi sentivo una minaccia e non capivo il perchè. Conoscevo tantissime persone, quando uscivo era un ciao continuo ma, fondamentalmente ero sola.

  • Oggi cosa ne pensi delle Repubblica Italiana?

Aiaaaa!! La parola che mi viene in mente è PECCATO!!! Si…che peccato.

Una nazione geograficamente perfetta, ricca di storia, di bellezze naturale governata da ….non trovo nemmeno le parole per descrivere chi ci governa. Per me è un degrado continuo. Una delusione.

L’italiano medio è totalmente abbandonato a se stesso. Il lavoratore non è tutelato.

So di cosa parlo. Mio marito ed io abbiamo appena perso il lavoro. Avere quello che ci tocca di diritto in questi casi (cassa integrazione e disoccupazione) è stato disastroso e devastante. Mesi e mesi di battaglie e attese aiutati solo dalle nostre famiglie. Vergognoso! Ad oggi sono estremamente negativa, mi dispiace. In tutti questi anni ho sempre cercato il lato positivo di ogni situazione per andare avanti, ma ora non lo trovo più.

  • Quali sono le maggiori differenze con la Francia?

Beh..visto che stavo parlando della situazione lavorativa, continuo.

Anche se la Francia in questo periodo sta attraversando un momento di difficoltà, il livello non è lo stesso dell’Italia.
 
Prima di tutto, se un lavoratore si trova in difficoltà con l’azienda, in Francia viene tutelato SUBITO e non dopo 9 mesi come è successo a noi. Viene seguito e reintegrato in tutti i modi.

Qui in Italia NO.

La situazione sanitaria: ho paura di andare dal dentista, per esempio. Non ho paura del dolore, ma del conto!!

Doversi curare non dovrebbe essere riservato solo a chi pio pagare.

In Francia pagavo una piccola somma ogni mese alla “Mutuelle“, la somma da versare veniva calcolata in base al reddito del periodo (non quello di due anni prima) e del nucleo familiare. Quando avevo bisogno del dentista avevo solo paura del dolore fisico.

Queste sono le due maggiori differenze che mi vengono in mente in questo momento ma, pensandoci bene, sono tante piccole differenze che durante questi ultimi anni hanno modificato anche il mio carattere.

Se prima mi arrabbiavo tantissimo quando vedevo qualcosa che non funzionava, ora sono rassegnata.

Ho capito che non cambierà. Ho vissuto solo qui a Crotone, quindi parlo del popolo Crotonese in generale. Crotone è una città con un potenziale assurdo, ma totalmente abbandonata e isolata.

Quando c’è da ribellarsi, perché magari chiude l’unico aeroporto o perché abbiamo solo due treni regionali, quelli che si muovono per davvero sono davvero pochi.

Quando il Crotone calcio va in serie A però…fiumi e fiumi di persone in strada a sostenere la squadra. Per me è inaccettabile. Ma sono rassegnata anche io adesso sono diventata una Crotonese. Non ho voglia di lottare per il nulla.

Mi rileggo e mi rendo conto di essere totalmente negativa. Mi dispiace, sono stata beccata nel momento peggiore. Tanti anni a cercare di adattarmi, accettare le differenze, modificando me stessa e l’unica cosa che ho voglia di fare adesso è andare via.

  • Come ti sei organizzata con il lavoro e cosa pensi del “lavorare” in Italia  a differenza del lavorare  in  Francia

Non posso fare le differenze con la Francia perché l’unico lavoro che ho avuto in Francia era da mio fratello.

In Italia ho iniziato a lavorare tardi. Ho fatto la mamma a tempo pieno per molti anni, mi sono avvicinata al mondo del lavoro quando le bambine erano cresciute. Ho iniziato quasi per gioco, insegnando inglese ai bambini della classe di mia figlia e poi ad altre classe.

Era divertente ma non era un lavoro “serio” diciamo.. Il primo vero lavoro in Italia è stato  in un call center. Caspita!!

Sapevo fare altro, oltre la mamma!! Cosi ho accettato un lavoro nella stessa azienda di mio marito, in un supermercato a fare l’aiuto cuoca in un reparto gastronomia. Devo dire che mi sono trovata bene inizialmente. Un lavoro faticoso, è vero, ma con grande soddisfazioni. Poi l’Azienda ha iniziato ad avere difficoltà e sono iniziati i guai. Orari impossibili, stipendi ridotti, il ritornello dei responsabili “ragazzi facciamo uno sforzo per salvare l’azienda” e noi a lavorare fino allo svenimento. Morale della storia. L’azienda si è fatta i fatti suoi e ha mandato a casa decine di padri di famiglia.

  • Tu hai dei bambini: quanto ti senti diversa dalle mamme italiane?

Ho tre bambine.

Ormai sono cresciute e chiamarle ancora bambine dimostra quanto mi sono italianizzata!! !

Mi sono sentita sempre diversa rispetto alle altre mamme.

L’ho capito subito grazie ad un indumento particolare che ha creato i primi contrasti con le altre mamma: LA MAGLIA DI LANA!!

Mi viene da ridere adesso ma quando mi sentivo dire: metti la maglia di lana a tua figlia cosi assorbe il sudore. EH??? Che roba è la maglia di lana?

Io non nata e cresciuta nel nord della francia e non ho mai sentito parlare di una cosa che assorbe il sudore.

Noi ci vestiamo a cipolla e cosi evitiamo di sudare, semplicemente. Loro: ma sei pazza? Così la fai morire a tua figlia!!

A questo punto, dal guardaroba di mia figlia, viene bandito qualsiasi indumento che somigliava anche da lontano ad una maglia di lana. E ancora vive ed è cresciuta bene!! A parte questo, devo dire che la mamma Italiana ha tanto da imparare dalle altre mamme.
E’ vero che le mamme Francesi sono più rilassate con i figli, i bambini vengono educati ad essere al più presto – a volte anche troppo presto – indipendenti. Così, se una mamma francese fa dormire il figlio neonato nella sua cameretta, la mamma Italiana lo mette in mezzo al letto per diversi mesi. Direi di fare una via di mezzo.

Le mie bambine hanno dormito nella mia camera per i primi mesi ma poi  hanno dormito  nella loro culla, e senza dondolarle per ore per farle dormire. Quando era: le mettevo nella culla e dormivano. Ho visto bambini italiani essere dondolati per ore, addormentarsi e aprire gli occhi in automatico appena veniva messo in culla.

  • I tuoi figli quanto si sentono francesi? 

La mia prima figlia ha parlato solo francese fino ai 4 anni. Ha frequentato l’asilo in Francia. Quando siamo arrivate in Italia, la sua maestra mi ha detto che lei si isolava e che non dovevo più parlare francese con lei. GRANDE ERRORE.

Per paura di creare un disagio a mia figlia ho iniziato a parlarle solo in italiano.

Solo dopo alcuni anni ho capito che era stato uno sbaglio.

Una mia amica americana parlava solo inglese con le figlie e il marito in Italiano. Le bambine che avevano la stessa età di mia figlia ed erano totalmente bilingue e non avevano nessun problema a scuola.Le mie ragazze capiscono il Francese, ma lo parlano poco. Si sentono figlie di Francese. Lo dicono spesso con orgoglio che la loro mamma è Francese ma sono Italiane.

  • Cosa pensi della scuola italiana e quali sono le differenze con quella francese?

Ho frequentato la scuola Italiana durante il mio primo anno in Italia.

Quello che mi ha colpito subito e messa in difficoltà era il metodo di studio. In francia viene quasi vietato imparare una lezione a memoria. Devi capire quello che studi e ripetere, anche con parole povere quello che hai capito.

Ero sorpresa a vedere quelle ragazze sottolineare sui libri cosa imparare e ripetere come una canzoncina, senza capire nulla e avere un buon voto. Gli orari sono diversi, da noi si va a scuola mattina e pomeriggio, dall’asilo al liceo.

Qui solo la mattina. Per me era quasi un sogno!!

Quando le bambine hanno iniziato anche loro la scuola devo dire che sono stata contenta. Vedevo ancora alcune differenze.

Per esempio, vedevo che i bambini uscivano solo occasionalmente nel cortile. Da noi escono tutti i giorni a ricreazione anche quando le temperature sono rigide. Poche gite e troppo “scortate” dalle mamme.

I bambini in Francia vengono responsabilizzati sin da piccoli. Spesso vanno a scuola soli. Non ricordo di essere stata accompagnata a scuola da mia madre. Qui spesso i bidelli devono riprendere le mamme che scortano i figli fino in classe!!

Alla fine il percorso scolastico delle ragazze è stato positivo e ne sono contenta.

  • Tuo marito emigrerebbe mai in Francia? 

Assolutamente si. Stiamo per lasciare l’Italia e lui è più deciso di me. Ma non andiamo in Francia.

Il destino ha voluto diversamente (anche se fino all’anno scorso la Francia era la nostra scelta).
Nostra figlia, la grande, si è appena trasferita nel sud della Germania con il marito e i figli. Siamo pronti a seguirli.

  • Frequenti altre espatriate come te in Italia?

I primi anni sì. I miei amici erano tutti stranieri: francesi, canadesi, americani e algerini. Mi trovavo bene solo con loro. Quando stavamo insieme era quasi d’obbligo fare gli elenchi delle differenze. Così ci  sentivamo meno soli e incompresi!

  • E le italiane le frequenti? Hai stretto amicizie?

Sì. Conosco tante persone fra parenti, mamme davanti alla scuola, colleghe di lavoro. Alcune le chiamo amiche e sono molto legata ma non sono mai riuscita ad avere un rapporto di totale fiducia come quello che avevo, e ho ancora, con i miei amici Francesi.

  • Qual è il maggior pregio delle/degli italiani?

Sono Para…i!! Scusa per il linguaggio ma non so come altro spiegare. Hanno sempre la battuta pronta,la risposta ad ogni situazione. Per me timida e riservata inizialmente era un disaggio..ora prendo lezione.

  • Ed il peggior difetto?

Non accettano bene le diversità.

Mi spiego. Se io parlo un’altra lingua della tua non sono diversa, sono inferiore. Non cercano di imparare qualcosa dalla diversità. Sono poche le persone che ho incontrato che hanno visto in me un modo di conoscere altro.

  • Se tu potessi scegliere, ad oggi, dove vorresti vivere?

Sto scegliendo di andare a vivere in Germania.

Ho bisogno di regole rispettate. Ho bisogno di sentirmi in Europa. Ho bisogno di una sfida. Non mi piace essere rassegnata, non lo accetto. Io sono nata nel paese della rivoluzione non posso essere rassegnata.

Ho vissuto metà della mia vita in Francia e l’altra metà in Italia. Sto per iniziare una terza vita fatta di educazione e gentilezza francese, allegria e faccia tosta Italiana, struttura ed ordine tedesco.

  • Un consiglio per una donna che lascia il proprio paese…

Mai sentirsi inferiore perchè diversa. La diversità è un potere da usare in tutte le situazioni. Lo stesso vale al contrario. Imparate dagli altri sia in negativo che positivo, e fatene tesoro.

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