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Vi scrivo ad un mese dalla mia partenza per l’Algarve, quando sono arrivata con uno zaino incredibilmente pesante e la testa piena di tanti pensieri, tutti diversi, che faticavo a mettere in ordine.

Decisa a prendermi una pausa, ho contattato una fondazione inglese che opera su suolo portoghese e si occupa di offrire una struttura per le vacanze adatta a persone diversamente abili e alle loro famiglie. Dopo un paio di chiarimenti di natura puramente logistica, insomma, mi sono messa in marcia e ho lasciato Faro alle mie spalle per immergermi completamente in questo nuovo capitolo della mia vita.

È stato un reset fortemente voluto, il mio.

È stata la risposta che ho cercato a lungo a domande che mi riempivano la resta da altrettanto tempo.

Ho chiuso una porta, per la prima volta senza lasciare quasi nemmeno uno spiraglio alle mie spalle, e mi sono rimessa in marcia.

Ho cercato di mettere tutte le mie ansie, tutti i “ma non pensi al tuo futuro?” in un cassetto e l’ho chiuso a chiave. Doppia mandata, perché non si sa mai.

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Sono stata accolta dalla responsabile della struttura e da uno degli ospiti che, senza perdere un colpo, ha iniziato a raccontarmi della sua cotta per un’altra volontaria, Luise, di qualche anno più vecchia di lui.

Sono stata accolta da Kerry, la mia coinquilina per un mese, e dai fantasmi con i quali tutti i giorni, senza perdere nemmeno un colpo, combatte.

Di questa donna resiliente, incredibilmente tenace e splendidamente buffa che mi ha accompagnata per i miei primi 28 giorni al Centre, ricorderò sempre le imitazioni di Batman, quando si armava di asciugamano e si metteva a correre per la spiaggia, e la musica a tutto volume alle 6:45 del mattino quando, senza batter ciglio, urlava a squarcia gola: “Wake up Portugal, wake up!” (svegliati, Portogallo, svegliati!).

Kerry è partita qualche giorno fa alla ricerca di una nuova avventura, cosciente del fatto fosse giunto il momento di prendersi cura di se stessa e fare un passo indietro ma, lasciatemelo dire, sono certa che la rivedrò. Come direbbe lei: “Next stop: Machu Picchu.” (Prossima fermata: Machu Picchu)

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Goodbye, Kerry ♥

Vi scrivo seduta davanti all’ingresso della mobile home all’interno della quale mi è permesso di soggiornare per il periodo che deciderò di trascorrere come volontaria al Centre.

Per chi, come me, coltiva l’idea del portare sulle spalle (quasi) tutto quello che possediamo, credetemi, questa è stata la prova del nove.

Di fronte a una serie di oggetti di lusso dei quali non avremmo nemmeno bisogno (leggasi un televisore e dei DVD), davvero, i miei momenti preferiti sono quelli in cui, armata di una tazza di the, posso leggere o scrivere seduta davanti all’ingresso, voltandomi ogni tanto solo per ammirare i colori ancora estremamente vivi dei campi che costeggiano la Quinta dove vivo.

Per inviare l’articolo, poi, dovrò alzarmi e muovermi verso il retro della casa accanto ed usufruire della connessione internet gentilmente concessa dal vicino. Seduta su una pietra con il sole a picchiarmi sulla testa, leggerò una manciata di email prima di chiudere il computer e concedermi una passeggiata in mezzo ai campi oppure un pomeriggio in spiaggia.

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Se c’è una cosa che ho imparato in questi primi 28 giorni, credetemi, è a rallentare.

Ho imparato a godermi il momento in un modo che prima di quest’avventura mi era estraneo.

Ho spento il telefono, chiuso il computer e ho aperto le orecchie e gli occhi di fronte a questo nuovo capitolo di una vita, la mia, che non sa ancora bene dove vuole andare. Ho imparato a prendermi tempo per me, a godermi un film senza controllare perennemente il telefono, a scattare mille foto solo per il gusto di guardarle a giorni di distanza e sorridere delle emozioni che questi paesaggi incredibili mi regalano.

In un modo forse un po’ bizzarro e tanto nuovo, insomma, mi sono avvicinata di qualche passo a me stessa, al mio essere in divenire e alle sue mille sfaccettature che, a poco a poco, mi si aprono davanti come i petali di un fiore. L’immagine che mi sono trovata davanti, nel suo essere semplice ed essenziale, mi ha lasciata a bocca aperta come solo la bellezza più pura può fare.

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Non so bene cosa ne sarà di me, ma so che lo sto scoprendo poco a poco.

Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo, mi stupisco di fronte a piccole e grandi cose, mi riempio di una meraviglia che, chissà poi perché, a parole non riesco proprio a spiegare. Forse, a modo mio, ho persino imparato a lasciare andare e questa piccola vittoria mi riempie il cuore di euforia e di quel pizzico di soddisfazione che, davvero, non guasta mai.

E ora scusatemi ma devo andare a sedermi su una roccia, prima di spegnere il computer e correre in spiaggia. Sino alla prossima volta, insomma, “may the force be with you”. (cit.)

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