Alla riscoperta di casa!

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 Io e il Castello del Catajo

Mi è capitato già altre volte, di ritorno dai miei viaggi, di vedere casa con occhi diversi. Ma questa volta è stato differente.

Andiamo con ordine.

Cosa rappresenta per me casa?

Questa parola, ora, a me ricorda Torreglia, una piccola cittadina ai piedi dei Colli Euganei in provincia di Padova. La associo alla casa dove assieme alla mia famiglia e ai miei gatti sono nata e cresciuta. Casa assume anche dei connotati sociali, grazie alle amicizie consolidate, e alla miriade di attività svolte ed esperienze vissute lì. D’altronde ci ho passato ben 33 anni, eccetto per alcuni periodi più o meno lunghi vissuti all’estero.

Ora sono a Norimberga e, complice anche la vicinanza geografica, riesco a tornarci per fortuna regolarmente. Questo per me è importante: non si tratta di essere mammona, che non mi piace dove vivo e che vedo l’Italia come l’Eldorado (eccetto a livello culinario, questo sì!).

Significa solo che so bene chi sono, da dove provengo e che mi piace tornarci. Vivere troppo lontano, in un altro continente con magari differenti fusi orari, culture, e chi più ne ha più ne metta, non mi interessa più, malgrado un tempo mi affascinasse assai e l’abbia anche sperimentato.

Quest’anno ho trascorso più di un mese a casa.

Tante belle cose sono successe, ma desidero soffermarmi solo su alcuni inaspettati momenti di serendipità.

Serendipità è stata per esempio l’emozione di percorrere per la prima volta un tratto di pista ciclabile dei Colli Euganei, godendo della bellezza dei paesaggi e assaporando le delizie eno-gastronomiche, grazie ad un tour organizzato da Lovivo.

Per la prima volta ho raggiunto il Castello del Catajo in bicicletta. Le mille volte precedenti erano state in macchina.

Quanto si danno per scontate le cose quando si è abituati a vederle tutti i giorni, quando sono così vicine da non attrarre quasi più, tanto da preferire di andare in capo al mondo per vedere la bellezza. Mentre invece ce l’hai anche lì, a due passi da casa.

Considerazioni tanto ovvie quanto banali, ma per diventarne realmente consapevole ci ho impiegato anni, grazie anche a partenze e ritorni.

La serendipità è stata l’eccitazione nel decidere una mattina di percorrere poi tutto l’anello ciclabile dei Colli Euganei.

La mia compagna di viaggio è stata una mountain bike, rimasta ad impolverarsi per una decina d’anni nel garage di casa e che fortuitamente avevo fatto sistemare poco tempo prima.

Senza troppa preparazione sono partita. Mentre pedalavo e fotografavo le bellezze di quei posti, mi è venuta in mente l’idea di scrivere quest’articolo. Altro momento di forte emotività e serendipità.

L’itinerario cicloturistico E2 è lungo circa 63 km ed è stato inaugurato nel 2012. Per la fortuna di molti – tra cui la mia – è quasi completamente pianeggiante!

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Le indicazioni da seguire -> E2

Ho creato la mappa del percorso qui caricando varie foto dei paesaggi incontrati. Outdooractive è un’app scoperta in Germania, che mi ha aperto un mondo di escursioni, trekking, giri in bici tutto da scoprire. Altro pro: scaricando le mappe offline, è sufficiente il gps senza la connessione dati.

Ecco a voi in breve il mio viaggio.

Partita da Torreglia e, avendo già percorso il tratto di pista ciclabile che costeggia Villa Draghi fino a Turri, decido di fare una piccola deviazione raggiungendo Mezzavia. Costeggio così un lungo tratto del canale Battaglia, che in passato rapprensentava un’importante via commerciale per collegare i Colli Euganei con Padova e Venezia.

La strada, a tratti sterrata, incontra il Castello del Catajo, Battaglia Terme, e Rivella. Con mia grande sorpresa scopro qui un’opera idraulica realizzata dalla Serenissima di cui non conoscevo l’esistenza: il Ponte Canale del Montaigne.

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Vista dei Colli tra Valsanzibio e Arquà Petrarca

Arrivata a Monselice, imbocco Via Argine Sinistro che come potete immaginare costeggia un canale. Proseguo in direzione Este attraversando la frazione di Marendole fino ad addentrarmi in lande sconfinate.

Questo tratto dura circa 10 km e si perde nella campagna veneta, dove a malapena incrocio qualcuno. Chilometri di solitudine inattesi erano in contrapposizione con la folta schiera di persone che, con piacere, ho rivisto in questo periodo a casa. Sono da sola a pedalare in sella alla mia bicicletta.

Nel guardarmi attorno, già penso che è quasi ora di ripartire. Cerco invano di afferrare il momento, di fermare il tempo e godere il più a lungo possibile della vista di questi vulcani spenti, i Colli Euganei.

Essi sono impressi indelebilmente nella mia memoria, ma come tutte le immagini tendono a sbiadire con il passare del tempo.

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Attraversato il centro di Este, proseguo in direzione Rivadolmo addentrandomi in una zona da me poco bazzicata, quella tra Cinto Euganeo e Lozzo Atestino. Vedendo le indicazioni per il Museo Geo-Paleontologico di Cava Bomba, decido di fare una sosta ristoro.

La serendipità colpisce ancora perché trovo il punto di partenza di un’escursione da tempo agognata al Buso dei Briganti.

Questa particolare conformazione rocciosa di trachite dove nel 1800 si radunavano combriccole di briganti sarà sicuramente una delle mie prossime mete al ritorno a casa.

Superato Lozzo Atestino, arrivo nel centro di Vo’ Vecchio, dove l’incontro con un ciclista e il suo interesse per la mia mountain bike mi ha fatto riflettere sulle cose materiali di casa.

Nella foga di buttare via roba ammucchiata negli anni, e di creare nuovo spazio fisico e mentale, ho rischiato di gettare qualcosa che con una semplice aggiustata può essere ancora utile, e addirittura apprezzata da chi se ne intende. La mia bicicletta per l’appunto!

Per fortuna con l’esperienza ho imparato a selezionare e a fare attenzione alle decisioni prese di pancia. Ma anche per questo, ci è voluto tempo.

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Colli Euganei e Berici in lontananza

Riparto tutta sorridente e orgogliosa di me stessa alla volta di Bastia di Rovolon dove percorro l’unica leggera salita dell’intero percorso: l’ascesa al Monte Sereo.

Percorro un altro tratto di solitudine in mezzo a campi di granoturco, allietata questa volta da una suggestiva vista sul Monte Grande. Passato il centro di Bresseo arrivo in uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi dei colli Euganei: l’Abbazia di Praglia.

Mi fermo per il mio consueto rifornimento di prodotti tipici preparati dalle sapienti mani dei monaci benedettini. Per fortuna che esiste questo posto!

Gli ultimi chilometri passano per Monteortone e la zona industriale di Montegrotto Terme, fino ad intersecare “lo stradone di Villa Draghi”: punto di arrivo e di partenza del mio percorso.

Devo ammettere che la stanchezza alla fine si è fatta sentire parecchio. Anche perché, povere gambe…  passare da zero a 63 km in un giorno, diciamocelo, hanno avuto di che lamentarsi!

Ma è davvero valsa la pena faticare per scoprire in bicicletta posti nuovi a due passi da casa senza dover prendere un aereo.

Sicuramente questo non è che l’inizio di un nuovo modo di visitare luoghi vicini e lontani, perciò stay tuned! 😉

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