“Allora, quanto torni?” E ancora peggio: “quando torni a casa?”

Sono le domande che la mia famiglia e i miei amici più cari mi fanno spesso, regolarmente, da più di undici anni.

Sono domande che mi innervosiscono sempre allo stesso modo, ancora e sempre di più da quando la mia partenza si è fatta definitiva, allo studio si è sostituito il lavoro e ai fidanzati il marito. Anche voi avete ansia da viaggio in Italia? Come la affrontate?

E non perché in Italia stia male, anzi.

Quando mi chiedono quale sia la cosa che mi piace di meno della vita all’estero non mai ho dubbi: mi manca mia mamma e so che mi pentirò di avere scritto questo anche perché lei lei legge tutto quello che scrivo. Vorrei pranzare con mia mamma tutti i giorni, come ho fatto per i primi 22 anni della mia vita, molti solo io e lei, privilegio di essere la figlia più piccola. Però quello per me, andare in Italia, e in particolare in Brianza dove sono nata e cresciuta, non è tornare, è appunto andare. Non è casa mia.

casaParlavo con un amico che mi raccontava che lui, tedesco che vive in Messico, ha deciso di non tornare in Germania per Natale. Troppo stress. Tutti che ti vogliono vedere, amici e familiari, e questo ti fa piacere. Ma le tue giornate sono stirate al massimo, e non riesci a fare nulla se non uscire e raccontare, quando magari, se sei come me, il lavoro ti segue sempre e lo dovresti fare anche lì. Quando magari te ne staresti a casa a guardare un episodio di Poirot dopo l’altro. Quando vorresti mostrare a tuo marito, e solo a lui, i posti in cui sei cresciuta, che magari non sono tanto belli ma, si sa, il cielo di Lombardia è così bello quando è bello. Quando ti chiedi: “se mi volete vedere così tanto, perché non mi venite a trovare voi?” E ti sembra che per quelle persone che sono le prime a essere diventate le più importanti della tua vita, poco della tua vita, della tua casa, quella vera, quella che stai costruendo, sia importante.

Ti senti sempre un po’ in difetto, perché hai visto le tue nipoti una volta sola in due settimane, e non sei riuscita ad avere quella conversazione privata col tuo migliore amico, solo tu e lui, in cui uno dei due può anche piangere se serve. E anche lì, io sono fortunata, perché i miei genitori hanno tanto spazio per ospitarmi, e generosamente ospitano infatti anche il contenuto delle nostre case precedenti che non abbiamo portato in Sudafrica. Io e mio marito occupiamo la mansarda della casa, che è molto più grande di certi appartamenti in cui ho abitato. In più qualcuno in famiglia mi presta sempre una macchina, spesso mia sorella. Allora dove sta tutto questo stress?

Mi sembra che la mia vita, quella di tutti i giorni, venga messa completamente in pausa.

Che io, quella che sono tutti i giorni a Johannesburg, non esista per magari due settimane. E questo non me lo posso permettere. Da una parte per il lavoro, che mi porto dietro e che deve andare avanti, ma anche perché quella sono io, e non voglio lasciarla indietro. Io amo la sicurezza di mio papà, che non mette in dubbio che quando sono in Italia io debba stare con lui e mamma. “Cosa vieni a fare altrimenti?” È quella che ho io con mio marito . È il suo modo per dire: mi sei mancata. Ma è molto difficile gestire il poco tempo che si resta in Italia.

Ne ho parlato tanto con tante amiche che vivono all’estero, e so che è un sentimento diffuso. Ci si sente come una pasta per la pizza stirata al massimo (ok, la metafora è mia) che diventa trasparente e poi si rompe.

L’affetto, la mancanza che gli altri hanno sentito di te e tu di loro diventa una nuvola opprimente.

Oggi ho S. poi i bambini, poi cena con M… Finisco sempre le mie visite allo stesso modo: felice delle nostre amicizie che durano da venti o trent’anni, ma anche esausta e insoddisfatta e con la sensazione che siate insoddisfatte voi. Ma quindi un amico di espatriata come si deve comportare? Per me basterebbe poco, un segnale di riconoscimento della mia vita altrove. La prossima volta basta chiedere: “quando vieni qui? Hai programmi?” C’è chi già lo fa, voi sapete chi siete).

Probabilmente avrò già una data in programma, almeno finché non ci saranno trasporti abbastanza veloci che mi porteranno all’una a pranzo con mamma. Ma sappi che aggiungerò: e tu quando vieni qui a trovarmi?

10 commenti
  1. Laura
    Laura dice:

    e’ tutto vero e provato sulla mia pelle.
    Aggiungerei che ci sono anche amici che si offendono se non li chiami o avverti che stai per arrivare, o altri ancora che fanno di tutto per minimizzare il fatto che la tua vita da quando te ne sei andata e’ cambiata, in meglio.
    un abbraccio e buone feste! 🙂

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  2. Cristina
    Cristina dice:

    Hai ragione. Grazie per la chiave di lettura. Io vivo in Italia e quando la mia amica che vive in Germania viene, so benissimo che ha mille cose da fare. Perciò chiedo, in punta di piedi “come sei messa? Riusciamo a vederci?”. Se no WhatsApp quando è il Deutschland e mi racconta il suo quotidiano e le abitudini carine acquisite. E poi…Si, con mio marito e le mie figlie siamo stati più volte là a trovarli. Very nice!

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  3. Marta
    Marta dice:

    Storia verissima. Io i miei rientri in Italia li vivo come una forzatura e molto controvoglia. Nonostante viva in Scozia, il viaggio in se’ non e’ dei piu’ facili perche’ devo sempre fare scalo da qualche parte. L’ultima volta che sono andata sono uscita di casa alle 8 del mattino e arrivata a casa di mia mamma alle 10 di sera.
    A me da’ fastidio che sia sempre e soltanto io a dover fare lo sforzo di tornare (non e’ mai venuto nessuno a trovarmi), spendere soldi per biglietti che non sono piu’ tanto economici come dieci anni fa e, soprattutto, vivere una settimana di giornare a incastro in cui non vedo l’ora di rientrare a casa per rilassarmi.

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  4. Margherita
    Margherita dice:

    Poco tempo fa ho imparato una cosa molto importante che mi ha fatto capire il perché di tante reazioni “fastidiosi” quando tornavo a casa. Un giorno mi sono sfogata, con quella che è sempre stata la mia più cara amica, di tutte le difficoltà che si vivono lontani da famiglia e amici e delle noie di tutti i giorni dalle quali non veniamo risparmiate nemmeno noi all’estero. Alla fine del mio lungo (quasi) monologo lei mi ha detto “allora torni??” e, ovviamente, ho risposto di NO!
    La frase da lei pronunciata con tono molto sconsolato “mi fai sentire così inutile” mi ha colpito e mi ha fatto riflettere e capire … Quelli che restano a casa si sentono abbandonati e traditi da noi. Perché noi SCEGLIAMO (per tutti i vari motivi più o meno negoziabili) di andare via, che la nostra vita può andare (meglio) senza la loro presenza. La nuova scelta è più importante, loro non hanno abbastanza peso per farci restare… E’ dunque più che normale che in pochi ci vengono a far visita così lontani e che pretendano la nostra entusiasta presenza totale quando “torniamo a casa” anche per pochi giorni. Dobbiamo spiegare a chi ci sta davvero a cuore ed essere chiari… prima di tutto con noi stessi!!

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