Amica che viene, amica che va. Quando diventi speciale in poco tempo.

Sembrava andare tutto benino, o comunque meglio di prima: già era passato un anno dal mio arrivo, un inverno e un’estate erano finiti. Dopo una prima fase di totale subbuglio, in cui mi ero trovata a preparare il cambio radicale di vita dal Nord Europa al Sud Africa in 4 settimane, mi pareva che finalmente la mia vita si fosse in un certo senso assestata. Non era mica la prima volta che rivoluzionavo tutto!

Il pre-partenza era stato  difficile.

La lunga ricerca lavoro, poi due pesanti colloqui in video-conferenza, la preparazione delle valige, vaccini, passaporti e le tante domande di chi parte. Anche i primi 4 mesi in ufficio me li ricordo come difficili. Era chiaro cosa dovevo fare, ma non era chiaro ciò che il capo si aspettava da me. Lavoravo 11/12 ore al giorno tutti i giorni,  entrando quando era ancora quasi buio, andando via con il buio. Sì, perché dove mi trovo il sole scompare tutto ad un tratto. A questo, si aggiungeva l’adattarsi a un paese nuovo, il non avere ancora casa e macchina e il dover fare i conti con due valute contemporaneamente.

Tuttavia mi sentivo bene, poco a poco sempre più indipendente.

Il tempo passava, non sempre in fretta, ma passava.

Ora è giunto il nuovo inverno.

Alcuni amici, diventati nel frattempo imprescindibili compagni di barbecue e serate Karaoke (qui ci si diverte con quello che si ha a disposizione), cominciano a partire. Chi finisce lo stage, chi trova un lavoro migliore. Il gruppo, anche se a fatica, si riassesta accogliendo i nuovi arrivati e ricominciando una semplice routine.

Qualcuno mi manca molto. L’amica con cui inizi un’avventura, anche se nuova, è destinata a restarti nel cuore per sempre. L’amicizia con un’expat è sempre molto intensa. Con lei si condividono moltissime cose fin dall’inizio e, dopo qualche mese, si ha l’impressione di conoscersi da sempre. Così è stato tra me e Linda.

Linda non ama questo posto e non ha un impiego; non esce neanche molto. Suo marito lavora tanto e torna a casa tardi. E Linda è spesso da sola con il suo cane peloso. Io, quando ho un pomeriggio libero, lo passo con lei tra caffè bollenti e progetti per il futuro. Abbiamo entrambe molte, forse troppe idee per la testa e una buona dose di autostima. Un connubio pericoloso. E non a caso, anche se per ragioni diverse, siamo finite qui.

Linda ha più tempo libero di me e si offre di aiutarmi nella preparazione di un concorso. Ammetto che mi rilassa molto di più impastare il pane che studiare statistica, ma lei mi dà una grossa mano. Soprattutto mi motiva. Scorre il tempo senza che ce ne accorgiamo, tra un calcolo percentuale e una ricetta di biscotti. Alla fine di ogni pomeriggio insieme, ci guardiamo e siamo felicemente stanche. Si, stanche, perché in quelle ore ci diciamo un sacco di cose, mettiamo a punto bizzarre strategie e ci motiviamo l’un l’altra.

Linda aspetta una bimba. Aspetta anche la chiamata per il nuovo assignment del marito. Difatti, mentre io sono (quasi) appena arrivata, lei è pronta ad una nuova avventura.

Spero di andare a trovarla presto, li’ dall’altra parte del globo.

Ma dentro di me, sono profondamente triste.

Ho perso ancora una volta un pezzettino di serenità e di sicurezza.

Quella sciocca sicurezza che solo un’amica può darti quando vivi tanto lontano. Anche se ti conosce da poco.

amica.tempo

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Concorso Letterario per Racconti “Espatrio, le paure ed il coraggio delle Donne”. Leggi il Bando.

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