Iniziare la vita in un nuovo Paese, lo sappiamo, porta con sé moltissime sfide.

Chi, come me, ha la fortuna di farlo in coppia sa di avere già una spalla tra le mura domestiche, una/un complice, un appoggio. Ciò non toglie che quella che per me si è dimostrata la difficoltà principale in ogni luogo in cui ho vissuto è sempre stata la stessa: fare nuove amicizie.

C’è chi dice che i Catalani siano persone non particolarmente aperte a socializzare con chi non è del luogo o non fa parte della loro cerchia: non amo le generalizzazioni, e non credo quindi di poter condividere.

Ciò che invece penso è che le difficoltà relazionali si amplifichino nelle grandi città e che, come per ogni cosa, la storia lavorativa e personale facciano sempre la differenza.

Di fatto, come dicevo, questa difficoltà mi ha perseguitato in ogni luogo in cui ho vissuto, non a causa di fattori esterni, quanto più per via della mia tendenza ad essere introversa, stento a socializzare e mi espongo ed apro davvero al prossimo solo in rare occasioni.

Porto con me amicizie carissime a distanza create nella mia gioventù, conoscenze approfondite cullate durante il periodo universitario e il ricordo di persone speciali che hanno incrociato il mio percorso di vita nell’età dell’indipendenza e dei primi anni di lavoro; ma quando si parla di nuove amicizie, per me si tocca sempre un tasto dolente.

Amicizie - Il reincontroConscia di questo mio punto debole, ero felicissima di sapere, ancor prima del mio trasferimento qui a Barcellona, che avrei avuto modo di incontrare nuovamente una persona che aveva già fatto parte della mia vita anni addietro.

Avevamo lavorato assieme in uno dei posti a cui sono legati i migliori ricordi della mia vita a Milano e ci eravamo poi perse quando lei anni fa, prima di me, si era trasferita a Madrid per poi spostarsi solo recentemente a Barcellona.

Nel 2014 poco dopo essere arrivate e aver posato le valigie nella nostra prima temporanea sistemazione, io e Sara le avevamo già dato appuntamento: davanti a qualche birra i ricordi degli anni milanesi risalenti a un decennio prima erano riemersi a fiotti e, tra risate e un po’ di malinconia, io e Sara avevamo anche avuto modo di ricevere da lei preziose dritte e consigli pratici su come affrontare al meglio questo nuovo capitolo della nostra vita.

Averla accanto è stata una benedizione: la sua esplosività e la sua energia positiva, così in contrasto con il mio modo di essere, mi hanno sempre fornito la giusta scossa per aiutarmi ad affrontare le grandi sfide che da allora io e Sara abbiamo superato. Allo stesso tempo mi auguro, da parte mia, di averle donato un po’ della calma e razionalità che, almeno talvolta, riesco ad infondere in ciò che faccio.

Da allora nella mia vita sono passate moltissime altre persone, con assai poche delle quali ho potuto condividere piùAmicizie - testimone di nozze di qualche serata e pensiero, un po’ per la mia cara vecchia indole introversa e un po’ anche per la nostra impossibilità, date le ristrettezze specie dei primi anni, di partecipare alla fervente vita sociale di Barcellona (trovo di fatto assai naturale che, quando si finisce per declinare troppi inviti, le persone tendano giustamente a coinvolgerti meno).

Ad oggi condivido il mio tempo con alcune persone adorabili, ma la mia vecchia collega è stata senz’altro la prima e la più importante, colei che nel luglio 2015 ho scelto, fra l’altro, come testimone di nozze.

Ed è perciò così che da allora, tra i vari impegni delle rispettive vite, non ci siamo più perse: io, lei e Sara siamo diventate una piccola famiglia in cui sappiamo che, indipendentemente da quanto ci sia possibile vederci, potremo sempre nella difficoltà trovare aiuto e nella gioia la felicità della condivisione.

Ognuna di voi, sono certa, avrà storie uniche di amicizie createsi durante gli anni da espatriate e in futuro, chissà, potrò anche io raccontarne di nuove, ma per ora ringrazio con tutto il cuore Adriana, e stringo forte a me questa ultra decennale amicizia che ha travalicato confini e Paesi.

4 commenti
  1. Laura Saija83
    Laura Saija83 dice:

    Appoggio molto il concetto che piu’ grande è la città piu’ difficile è farsi degli amici. Per il resto, non credi che la difficioltà aumenti con l’età? Io mi adatto molto e ho amici dai 23 ai 70 anni, ma essere l’unica senza famiglia figli etc. paradossalmente mi isola.

    Rispondi
    • Chiara - Barcellona
      Chiara - Barcellona dice:

      Può darsi, Laura 🙂
      Io le mie difficoltà le porto con me da tutta la vita: ora ho quasi 37 anni e il mio approccio è sempre stato timidamente identico, da single o in coppia. Sono sposata con una persona molto estroversa e al momento ho (poche) amiche e conoscenti sia accasate che orgogliosamente single. Devo anche dire che la chiusura tipica della coppia l’ho vista (ma non vissuta direttamente) più in Italia che all’estero; di nuovo, però, sono esperienze e sensazioni del tutto personali e non generalizzabili, credo.

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi con chi vuoi