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Chi è che non ha mai provato l’ansia del visto?

Credo nessuna, soprattutto noi donne. Non entrerò nel merito di informazioni tecniche, perché cambiano da paese a paese e dipendono molto dalle situazioni personali.

Come sempre, racconto la mia esperienza e come sensazioni ed emozioni entrino in gioco in relazione a questo argomento.

Ecco, a chi si accinge a partire o a chi sta progettando di farlo e non per vacanza o non per un breve periodo, consiglio di mettere in conto anche il dover convivere per il primo periodo (che può trattarsi anche di qualche anno) con quella che io chiamo “l’ansietta del visto”.

Quest’ultima, a mio parere, è anche peggio dell’ansia vera e propria perché è perenne.

L’ansia, quella grossa, viene e poi va.

L’ansietta ti accompagna per tutto il tempo della tua ancora temporanea residenza nel paese ospitante.

Io ci convivo da ormai due anni e, per una serie di motivi personali, ci dovrò convivere ancora per un po’.

Avendo ormai passato i 35 anni, sento ora il bisogno di una minima stabilità.

Credo che questo bisogno o sensazione sia largamente diffuso a questa età.

Una volta deciso di voler rimanere nel paese in cui ci si è trasferiti, è ovvio che si debba iniziare un serio progetto di raccolta informazioni e documenti necessari per poter, appunto, rimanere.

Un visto lungo, o meglio, la richiesta di residenza non sono così facili da ottenere in Nuova Zelanda.

Si deve far fronte ad una serie di documenti che il paese dove si vuole rimanere richiede (più o meno condivisibili ma questo è, se si vuol rimanere si devono accettare anche le regole di immigrazione).

Passati l’eccitazione e l’entusiasmo tipici del primo periodo, quando il visto è ancora fresco di stampa, ho iniziato a pensare all’avvicinarsi della data di scadenza di questo documento.

Seppur non imminente, “l’ansietta” tremenda ha cominciato a strisciare sulla mia pelle.

Ho cominciato, allora, a raccogliere le informazioni necessarie per richiedere la fatidica residenza. Documenti, informazioni, carte, telefonate, ti confronti con qualche amico che ha già fatto lo stesso percorso… insomma, le classiche cose da cui si comincia questo iter.

Inevitabile è la domanda del “se tutto va male che faccio?”.

Ci si ritrova a fare pensieri riguardo al fatto di essersi stabiliti con tanta, tanta fatica in un posto dove si vuole vivere e poi, per x motivi, non si può rimanere.

Si diventa pazzi solo al pensare di rifare bagagli e bagaglietti e ricominciare tutto ancora una volta: la casa, il lavoro, la vita sociale… può essere nel paese natale o può essere in un altro. Ovvio che di positivo nel tornare a casa c’è il fatto di ritrovare famiglia e vecchi amici, ma comunque significa ricominciare qualcosa.

Anche se non si è mai stati appassionati di politica, ci si ritrova a tremare ad ogni elezione nonostante non si abbia ancora nessun diritto di voto.

I progetti a lungo termine, a mio avviso, non possono essere fatti in nessun caso (la vita è sempre troppo imprevedibile), emigrati e non, ma con un visto temporaneo diventa praticamente impossibile.

Perché investire soldi su una macchina più costosa se poi magari tra un anno o due la dovrai vendere perché devi andar via?

Perché comprare dei quadri o degli accessori per la casa se poi dovrai abbandonarla a breve?

Iniziare o no un corso di studi se poi non sai se potrai portarlo a termine o no?

Comprare casa nonostante non sappia dove sarai tra due anni? Beh, se uno se lo può permettere certo, ma sicuramente non è possibile per i comuni mortali che devono prendere un mutuo.

Insomma non è che non si viva senza tutte queste certezze, però vanno sicuramente ad alimentare le tante insicurezze che tutti abbiamo nella nostra vita.

Allora, in questa vigilia auguro a tutti una buona fortuna. Per tutti coloro che vivono all’estero con visto temporaneo, l’augurio più sentito è di saper convivere al meglio con quest’ansietta e sapere il prima possibile di che morte si debba morire!

Buona “ansietta” e Buon Natale a tutti!

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3 commenti
  1. Jezebel
    Jezebel dice:

    L’ansietta mi accompagna da due anni e mezzo. Capisco perfettamente di cosa parli! Si vive tutto in relazione al visto, tutto di scade, l’assicurazione sanitaria, il lavoro, la casa… io poi non posso neanche studiare! 😅 Comunque andrà tutto bene, io mi rassicuro sempre cosi. Sono di Udine e lí si dice “cumbinin” ovvero, sei nel dramma ma un modo per uscire dalla situazione lo trovi! Buon natale a te e all’ansietta. Un abbraccio.

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  2. Carola
    Carola dice:

    I ricordi più significativi della nostra vita in Australia sono: 1) la prima volta che siamo arrivati e il terrore che comporta consegnare il passaporto, lo sappiamo che hanno verificato prima di imbarcarci ma diciamolo l’arrivo è definitivo, 2) l’appr della permanent residency, 3) l’arrivo del passaporto con sopra scritto “cittadinanza Australiana” ancora non ci credo ed è passato oltre un anno, quel giorno ho pensato “adesso nessuno può dirmi che non è il mio Paese”. In bocca lupo è un processo lungo e complicato ma ne vale la pena

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  3. Roberta Gasparello
    Roberta Gasparello dice:

    Vorrei farlo , anche se ho 58 anni , ma non credo che sopporterei ansie di questo tipo e purtroppo la Nuova Zelanda non accetta neanche ricchi pensionati , come invece Portogallo . Spagna , ecc…. come faremo a tastare qui in Italia ? A lavorare fino a 70 anni ? Con una pensione da fame ?

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