Ascolta quella voce.

Me lo dico sempre, ma a volte non lo faccio proprio subito.

Ines Toronto -Phillips Square

Ines Toronto -Phillips Square

Ascolta quella voce!

Dopo un paio di mesi passati a tentennare, a convincermi che fosse giusto provare a rimanere in Canada, a convincermi che fosse giusto lavorare nel posto in cui mi veniva offerto il visto, benché il lavoro non mi desse soddisfazioni professionali, dopo mesi in cui mi raccontavo storie e storielle, finalmente ho ascoltato quella voce.

Ero in fase premestruale ovviamente, perché io le decisioni so prenderle solo in quei giorni, quando gli ormoni fanno a cazzotti e vorrei abbandonare il mio corpo perché non mi sopporto da sola, figuriamoci se mi sopportano gli altri. Appena prima del ciclo, ho deciso di: licenziarmi più di una volta, lasciare la Nuova Zelanda, andare a Ibiza. E, anche se non me lo ricordo, sono sicura che ero in quei giorni anche quando ho deciso di comprare casa a Genova, dopo aver visto solo due appartamenti. Ecco, diciamo che durante quei giorni divento un tantino impulsiva.

Il mese scorso arrivo al lavoro un sabato sera di pessimo umore, senza che fosse successo nulla di particolare. Passo esattamente 6 ore con il broncio e un solo pensiero in testa, quello di volermi licenziare. Di farlo subito, immediatamente, di andarmene a metà servizio senza neppure dare un po’ di preavviso. Tutti mi chiedevano cosa avessi, se stessi male. Più me lo chiedevano e più mi veniva da piangere, urlare e mandare tutti sonoramente affanxxxo!

Ascolta quella voce Ines, ascolta quella voce.

Ho opposto resistenza. Ho tenuto la bocca chiusa, ho rimandato la decisione a un momento di maggiore lucidità; mi sono data un paio di giorni di tempo per riflettere e non agire d’istinto. Ma come mi stava urlando, quella voce.canada-inverno

Appena arrivata a casa, ho cominciato aggiornare il cv e a rispondere a qualche annuncio di lavoro. Tanto lo sapevo già come sarebbe andata a finire, era inutile continuare a temporeggiare, a prendere in giro me stessa e il mio datore di lavoro, che comunque mi aveva offerto la sua disponibilità e aiuto totale fin dall’inizio per permettermi di rimanere in Canada. Però, forse, questo era più quello che voleva lui, e non ciò che volevo io.

Nell’ultimo post vi ho raccontato che non si può capire un paese in un giorno, un mese o un anno, però certe cose le noti subito. Quello che ho potuto vedere in questi pochi mesi è che, confrontando la mia vita in Canada con quella in Nuova Zelanda, la bilancia pendeva quasi sempre dalla parte di quest’ultima.

Se fossi arrivata qui direttamente dall’Italia, probabilmente il Canada lo avrei apprezzato di più, perché è un paese che funziona meglio rispetto al nostro; ma, avendo vissuto in un paese A PARER MIO migliore, rimanere in Canada non mi è sembrata un’opzione così allettante. Soprattutto se il prezzo è dover rimanere legata, ancora una volta, a un datore di lavoro che a livello personale è una delle persone migliori che abbia incontrato nella mia vita, ma a livello professionale non può condurmi a nessun tipo di crescita o miglioramento, cosa che mi sta molto a cuore.

C’è gente che pagherebbe oro per rimanere dove sono io ora. Ognuno ha le proprie esperienze, i propri bisogni, ognuno è diverso. E io no: non pagherei oro per rimanere qua, non lo farei neppure se non dovessi pagare i documenti (che poi era la mia situazione – il mio datore di lavoro si era offerto di sostenere tutte le spese legali e dell’immigrazione). Lo so che mi si è presentata una grandissima opportunità, ma io ho detto grazie e ho rifiutato. Nord America, non mi attrai così tanto come l’Oceania. Io sto meglio a testa in giù!

Ho ascoltato quella voce.

Pensare di vivere in Canada almeno per uno o due anni mi è sembrato come pensare di dover vivere in galera. Lavorare nello stesso luogo per tutto quel tempo, senza poter fare esperienze diverse, è suonato come un incubo. L’idea del posto fisso, del contratto indeterminato, sono concetti tutti italiani che non hanno senso in paesi in cui il mercato del lavoro è molto flessibile e offre infinite possibilità ai lavoratori.

Ascolta quella voce, Ines!

Tu volevi viaggiare. Non ti puoi già fermare. Quanti posti ci sono ancora sulla tua lista? Quanti anni hai, quanto tempo hai per percorrere tutta quella strada? Qual è la tua meta? Qual è il tuo obiettivo? Tu cosa vuoi veramente? Se sai cosa vuoi perché non lo fai? Perché perdi di vista i tuoi desideri? Là fuori c’è tutto un mondo che ti aspetta, perché non te lo vai a prendere?

Dopo un giorno a pensare e ripensare sul da farsi, a vagliare le opzioni disponibili e quelle più desiderabili, il lunedì mi sono presentata al lavoro, mi sono seduta con il mio capo e gli ho detto (senza entrare nei dettagli) “grazie per tutto ma ho cambiato idea, non mi interessa rimanere in Canada e vorrei cambiare lavoro, ho bisogno di un’esperienza diversa”. Lui ha fatto una faccia che non vi dico, è rimasto a bocca aperta perché contava su di me per l’apertura di una seconda pizzeria e pensava di avermi in pugno con l’offerta del visto. In Canada sembra abbastanza difficile trovare personale competente per il mondo della ristorazione, invece c’è tutta la scelta che si vuole.

Ho deciso di tornare a Ibiza, per l’estate.

Sole, mare, divertimento e lo stesso lavoro dell’anno scorso, che mi ha stremato fisicamente e mentalmente, ma mi ha dato anche tante soddisfazioni. È la prima volta che torno a vivere in un posto in cui ho già vissuto, dove non mi ritrovo a dover ricominciare da zero, ma è altrettanto emozionante di quando riparti per un’avventura nuova, perché sai quello che hai lasciato: sai quello che ritroverai.

Ora inizio a pensare alla prossima destinazione per Novembre. Voglio passare un inverno al caldo. Le temperature del Canada sotto lo zero non sono insostenibili, ma preferisco pensarmi su qualche spiaggia a rosolare sotto al sole, con una birra fresca in mano, piuttosto che con scarponi da neve, piumino, cappello, sciarpa, guanti, il vento che mi taglia la faccia e il naso che quasi sempre cola.

Ascolta quella voce, Ines.

Fai quello che vuoi, vai dove vuoi. Fermati solo quando sei stanca, fermati quando arrivi alla meta.

Tre anni e mezzo in movimento, tre anni e mezzo di vita da zingara.

E l’Italia?

Mi manca così tanto che stavolta non rientro neanche per prendere i vestiti estivi. Me li faccio spedire a Ibiza!

spiaggia-ibiza-estate

5 commenti
  1. catia
    catia dice:

    ti seguo sempre con affetto. Forse sotto sotto ti invidio, ma nello stesso tempo so’ che non avrei mai avuto il coraggio di effettuare scelte cosi’ estreme. Buon viaggio allora, tienici aggiornate. Buona vita.

    Rispondi
  2. Dana
    Dana dice:

    Ines ti invidio, nel senso buono! Come può farcela una come me senza le risorse (infinite) che servono per spostarsi ? Accetto qualunque consiglio

    Rispondi
  3. Michela
    Michela dice:

    Ciao Ines,
    quella voce mi parla incessantemente, forse a tal punto da non avere più la mente lucida per riflettere attentamente e decidere 😛

    HO vissuto in Irlanda per più di un anno, rientrata da un anno in Italia, a Roma precisamente, dalla quale ero fuggita già anni fa, invivibile!!!
    Ma la nostalgia irlandese mi accompagna fin dal primo giorno del rientro.

    Concedere all’Italia qualche altro mese, sperando di trovare un lavoro nel mio campo, dopo anni ed anni di investiment? Cambiando città però…
    O…
    Tornare in Irlanda?
    O…
    altra città estera?

    Come vedi la vocina pone troppi punti interrogativi ahahahah

    Buona avventura!!!

    Rispondi

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