attentato-stoccolmaVenerdì 7 aprile, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Pasqua.

Tutti sono per strada per fare acquisti o per recarsi a casa o per prendere il treno e partire per le vacanze.

Il centro pullula di passanti. Alle ore 14:53 un camion viene dirottato verso la zona pedonale, nel cuore di Stoccolma e, investendo e passando sopra una serie di corpi,  finisce la sua corsa frantumando i  finestroni del magazzino più grande della città.

Il terrorismo è arrivato anche qui, dopo aver fatto visita alle altre capitali europee.

La polizia viene subito allarmata e si reca sul posto. Tutti corrono e scappano.

I trasporti pubblici vengono bloccati, non si può né entrare né uscire dalla stazione centrale. Il caos si diffonde.

Io mi trovo a 10 chilometri dal centro e ricevo la prima telefonata alle 15:10.

Rispondo e da allora non riesco più ad avere tempo per nient’altro.

Chiamo per avvisare dell’attentato le persone che so essere nei dintorni della centrale.

Mi avvio verso la metropolitana ma non funziona, tutti i treni sono bloccati per ordine della polizia. Cerco di trovare una soluzione.

I taxi non circolano, rimane solo una cosa da fare: avvicinarmi con il bus e poi arrivare a casa a piedi.

Mi va bene, dopo un’ora ne trovo uno che arriva nelle vicinanze di dove abito e poi continuo, camminando.

Nel frattempo il telefono si scarica ma i miei sono informati. Una volta a casa, guardo la televisione e capisco cos’è successo.

Mi vengono i brividi. Mia figlia è da quelle parti ogni venerdì, la sua scuola è lì, la fermata della metropolitana è quella: la fatidica T-Centrale.

Un qualche caso ha voluto che le cose andassero in modo diverso: oggi si è avviata verso casa passando dalla centrale alle 14:15 invece che alle 15:15.

Un pensiero va a mia madre che ci protegge dall’alto anche se non credo all’aldilà ma oggi, solamente oggi, voglio farlo.

Il primo ministro fa una dichiarazione che gela: questo è un attacco terroristico.

Ora la Svezia si trova in uno stato di shock, la gente corre ovunque, non sa cosa fare, è costretta a recarsi a casa a piedi.

C’è chi come me dovrà camminare per 6 chilometri e chi, invece, di chilometri ne dovrà fare 12. C’è chi non arriverà a casa questa sera ma verrà ospitato dai centri organizzati dal comune. Una mia collega riuscirà a raggiungere un bus dopo ben 4 ore.

Il centro viene praticamente chiuso al pubblico, chiusi i negozi, così come i cinema, i teatri e l’opera.

Anche il parlamento, che si trova nelle vicinanze, viene chiuso. Lo stato di allarme passa dal livello 3 al livello 4.

Sulle strade ci sono i militari in divisa.

Le trasmissioni televisive vengono interrotte e la tv trasmette solo informazioni dell’accaduto.

Per ora i morti sicuri sono 4 mentre i feriti sono 12, tra cui 2 bambini. Alle 21 arriva la notizia dell’arresto di una persona che sembra essere coinvolta nell’attentato.

Oggi finisce una Svezia e domani ci risveglieremo tutti con una nuova nazione.

2 commenti
  1. Tatiana(Oslo)
    Tatiana(Oslo) dice:

    Io non le trovo le parole giuste da dire,so solo che ormai questi attacchi me li aspetto quasi,e’ talmente diventata la normalita’ che si pensa,chissa’ chi sara’ il prossimo.Penso che il sogno di un nord Europa pacifico e’ stato infranto anche lui,purtroppo non e’ il primo attentato ,speriamo solo che sia l’ultimo..

    Rispondi
  2. Antonella
    Antonella dice:

    Ciao Tatiana,
    Proprio così, la serenità del nord è infranta. Oggi ho preferito non andare in centro dietro consiglio della polizia, limitando così la mia libera scelta. Questa mancanza di sicurezza mi seguirà e seguirà tutti noi per un po’. Speriamo che il ricordo svanisca presto. Le sensazioni di paura rimarranno a lungo.
    Ciao

    Rispondi

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