L’Australia mi ha fatto centrare l’obiettivo che mi ero posta facendo le valige…

Greta ed i suoi quattro anni in Australia

La mia storia in Australia comincia nel 2012.
Al contrario di quello che e’ successo a molte mie coetanee, non ho deciso di lasciare l’Italia perche’ non riuscivo a trovare un lavoro che mi soddisfacesse: ancora prima di finire l’universita’ ho preso al balzo l’opportunità’ di uno stage negli uffici di una multinazionale alberghiera, che presto si e’ trasformato in un molto soddisfacente impiego vero e proprio. Dopo qualche anno ho cominciato a sentire che le mie esigenze stavano cambiando e a realizzare che ero ancora troppo giovane per voler passare il resto della vita di fronte a un monitor e che avrei voluto fare e imparare cose nuove, che i ritmi e i tempi della mia vita milanese non mi permettevano proprio di prendere in considerazione.

E quindi ho deciso di fare quello che sapevo fare meglio: preparare una valigia e partire. La scelta della meta e’ stata del tutto casuale, ma non avrebbe potuto rivelarsi piu’ azzeccata di cosi’.
Il primo periodo non e’ stato dei piu’ facili, anzi! Ho passato il primo mese facendo il conto alla rovescia per tornare a casa e a pensare per quale motivo avessi scelto proprio l’Australia, quando avevo ancora cosi’ tanti paesi da visitare. Un po’ di spirito di adattamento, nuovi amici e sullo sfondo le onde e l’environment di Byron Bay e ho cominciato a vedere la luce in fondo al tunnel.
Quello che doveva essere un anno sabbatico, si e’ velocemente trasformato in 4 e non c’e’ mai stato un momento in cui ho rimpianto la mia scelta
Tra qualche mese lascero’ l’Australia, Bondi Beach in particolare, perche’ il momento per partire di nuovo e’ arrivato e con me portero’ il bagaglio piu’ pieno e pesante di sempre: le mie esperienze. Ho decisamente raggiunto l’obiettivo che avevo fissato prima di partire, imparando cose nuove e aprendo la mia mente a nuovi modi di pensare.
Se sono riuscita a fare tutto questo e’ solo ed esclusivamente grazie al meraviglioso stile di vita australiano. Qui il lavoro non e’ percepito come lo scopo della vita, ma come un mezzo per vivere. Il costo della vita, soprattutto quello degli affitti, e’ molto alto, ma lo stipendio settimanale e’ proporzionale. Questo ti permette di mantenerti in modo dignitoso, di avere del tempo libero per coltivare le tue passioni e magari di riuscire anche a risparmiare qualche dollaro alla fine della settimana.
greta spiaggiaNel corso di questi 4 anni ho avuto la possibilità’ di vivere esperienze in cui mai mi sarei immaginata, come per esempio passare dall’essere lo stereotipo della “milanese imbruttita” a prendermi cura di una mandria di mucche nel mezzo dell’Australia, lontanto da tutto e da tutti, senza possibilita’ di telefonare e tantomeno di connettersi a internet e con l’elettricita’ razionata, o a raccogliere frutta e verdura, strappare le erbacce e fare tutti quei lavori che da cittadina tipo avevo visto solo fare al cinema; dall’essere circondata da ogni genere di comfort a trasferirmi e vivere in macchina con un paio di amici perche’ in quel momento e’ l’unica soluzione possibile; sbagliare a calcolare lo stipendio settimanale ed essere costretta a mangiare noodles istantanei per una settimana; essere sempre stanca perche’ quello che mi circonda e’ nuovo ed emozionante e non c’e’ abbastanza tempo per dormire prima di andare al lavoro; venire a stretto contatto con culture extra – europee e capire che esistono modi diversi di comportarsi e affrontare la vita e che nessuno di questi e’ giusto o sbagliato.
Vivere a Sydney, come probabilmente succede spesso a vivere in metropoli dove il melting pot la fa da padrone, mi ha aperto la mente, insegnandomi ad essere tollerante nei confronti di qualsiasi tipo di diversita’, insegnandomi che questa non e’ un handicap ma un vantaggio. Mi ha insegnato a mangiare e a bere cose nuove, a scoprire che il giusto ritmo della vita non e’ quello che mi viene imposto da fuori ma quello che decido io e che la’ fuori esistono centinaia di opportunita’ per chi ha voglia di andare a cercarle.
Un altro fattore molto importante per il mio “viaggio” e’ stato quello umano: se non avessi avuto la possibilita’ di circondarmi e di conoscere persone meravigliose, probabilmente il bilancio non sarebbe cosi’ positivo. Vivere immersi in un cosi’ grande mix di viaggiatori e migranti, fa si’ che tu riesca sempre a trovare qualcuno a darti una mano e qualcuno con cui condividere gioie e dolori. Personalmente, ho avuto la possibilita’ di condividere parte della mia vita con persone di cui difficilmente mi dimenticherò e per cui la porta di casa mia rimarra’ sempre aperta.
Credo che sia impossibile riuscire a riassumere qui tutte le cose che ho imparato in questi 4 anni e tutte le passioni che qui sono nate e che ho approfondito, ma quello che sostengo con certezza e’ che, se avessi la possibilita’ di tornare indietro nel tempo, farei questa scelta ancora ed ancora. Sono anche convinta che la mia esperienza mi aiutera’ ad apprezzare in modo molto piu’ profondo quello che ho lasciato a casa, la mia famiglia e i miei amici prima di tutto, ma che difficilmente per me sarà possibile abituarmi di nuovo a quello che era la mia vita in Italia, ma che porto con me delle esperienze che mi aiuteranno a cominciare un nuovo capitolo della mia vita dovunque decida di andare.

 

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4 commenti
  1. valentina
    valentina dice:

    Sono appena tornata dopo i miei 4 anni a Sydney. Vedo il blue di Bronte nel cielo di Roma ogni giorno.
    Tutto è diverso, quasi come me,
    Hai descritto benissimo quel feeling: cambiamento permanente involontario, in un paese che ci ha dato la possibilita di farlo.

    In bocca al lupo:)

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  2. Ariane
    Ariane dice:

    Il tuo post mi ha fatto sognare…
    Anche se l’Australia non è tra le mie mete principali, mi hai fatto venire voglia di visitarla!
    Un abbraccio e in bocca al lupo per le tue nuove avventure 🙂

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  3. lidia
    lidia dice:

    Io ho vissuto in Australia per 4 anni e qualche mese all’età di 20 anni ma ero troppo giovane per rimanerci, adesso che ne ho quasi sessanta mi pento di non esservi stata qualche mese in più per poi prendere la cittadinanza. E ancor di più mi pento di non esserci rimasta per sempre.

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