Cominciamo dall’happy ending: il 2 agosto è nata la mia terzogenita, la mia piccola canadesina.

E’ nata in un ospedale pubblico (perché qui la sanità privata non esiste), assistita da un’equipe di medici e infermieri bravissimi, un parto in rosa perché eravamo tutte donne in sala, fatta eccezione per il mio papà che avevo scelto quale persona di supporto.

E’ stata un’esperienza eccezionale sotto tutti i punti di vista.

Ma torniamo all’inizio. Insieme alla mia storia, vi darò un po’ di info utili riguardo la gravidanza e il parto a Vancouver.

Considerata la mia pregressa esperienza italiana, fare paragoni è inevitabile.

Quando scoprii di essere incinta, per prima cosa chiamai il mio medico di base per farmi visitare, aspettandomi che mi vedesse in un paio di giorni e mi prescrivesse ulteriori analisi, come succede in Italia. Mi diede appuntamento dopo circa tre settimane.

Ero abbastanza basita, mi sembrava tardi, avevo molte domande, dovevo iniziare a prendere le vitamine? Dovevo fare le analisi del sangue per verificare l’andamento ormonale? Niente, dovevo aspettare.

Nell’attesa, sbirciai online le alternative al medico, che qui sono le Midwives.

Mi spiego: non sono vere alternative, ma sono una sorta di levatrici, riconosciute dal servizio sanitario quindi coperte dall’assicurazione medica.

Le midwives si occupano della gravidanza a 360 gradi, all’occorrenza vengono affiancate dal medico e ti seguono anche dopo il parto per supportarti nelle prime fasi di crescita del bambino.

Anche l’aspetto psicologico è molto curato, insieme ad una certa ossessione integralista per l’allattamento al seno (due cose riscontrate poi anche nel sistema sanitario classico).

La cosa che mi interessava era la possibilità di avere un contatto umano, costante e facile, invece di sottostare alle tempistiche burocratiche della sanità che qui sono esasperanti, e all’impossibilità di contattare il medico ogni volta che ne avessi avuto bisogno. (Ma mi sbagliavo, poi è stato tutt’altro che un freddo e asettico rapporto, quello con i miei medici, e l’assistenza per quanto riguarda la maternità è molto più veloce e capillare rispetto agli altri settori).

Alcune amiche avevano scelto la strada delle Midwives.

Ero affascinata dall’approccio olistico, femminile e accogliente che queste promettevano, volevo avere aiuto anche dopo il parto e così chiamai uno dei loro gruppi. Furono subito disponibili ma, alla mia domanda se potessi avere un ginecologo di riferimento insieme a loro, mi dissero di no, che all’occorrenza avevano i loro specialisti e non potevo essere io a sceglierli.

Questo mi bloccò. Non volevo che qualcuno decidesse per me quando era il caso che io vedessi un medico, e quale medico. Rinunciai mio malgrado a fare questa esperienza.

Avendo un ginecologo potevo, però, avere una Doula.

La Doula, che devi pagare privatamente, è una via di mezzo tra un personal coach, uno psicologo, un’infermiera e un’esperta di parti/gravidanze/allattamento. Avevo un nome da contattare, una donna che aveva seguito altre amiche che, con lei, si erano trovate molto bene.

Purtroppo non era disponibile. Pareva proprio che mi dovessi adattare al classico buon vecchio metodo medico in salsa canadese.

Passarono le tre settimane.

Quando il medico di base mi visitò, mi prescrisse la prima ecografia e le vitamine da prendere. Poi, mi illustrò la procedura: mi avrebbe mandata dal suo ginecologo di fiducia e, da lì, avrei proseguito con quel medico.

Aveva scelto di mandarmi al Burnaby Hospital. Ma io volevo andare al Women’s Hospital! Il migliore ospedale della città in materia di donne e bambini. Quello dove tutte le altre amiche erano andate (…e dove, per la verità, non tutte s’erano trovate poi così bene).

Il medico di base mi disse che avrei potuto scegliere il Women’s Hospital, ma lei mi consigliava comunque l’altro. Non avevo reali strumenti per prendere una decisione, così mi misi a cercare online il nome del ginecologo, e le recensioni sul medico e sull’ospedale.

La ricerca fu incoraggiante. Pensai: in questo nuovo paese non conosco medici né ospedali, devo fidarmi del mio medico e del mio buon senso. Così mi feci fissare un appuntamento… che mi dettero allo scadere del terzo mese!

Fine parte 1 

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