Bali: 5 curiosità simbolo dell’isola

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Bali è una piccola isola, ma in sé racchiude un mondo, difficile da descrivere e da capire. In quest’articolo, vi parlo di 5 simboli e curiosità che potete cercare e scoprire.

#1 – Swastika

A Bali capita molto spesso di vedere questo simbolo, ovvero la croce uncinata con quattro bracci uguali piegati ad angoli retti:

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Purtroppo molti lo associano all’uso improprio che ne fece Hitler, il quale, con questo simbolo, seminò male e terrore.

Ma è un vero peccato collegarlo al nazismo! La svastica infatti, deriva dal termine sanscrito Swastika, possiede significati bene-augurali.

E’ un antico simbolo di universalità, ordine cosmico, bene e pace. Il suo significato è: benessere, successo, prosperità.

Per gli induisti, il simbolo è associato al Sole. E’ il moto dell’Universo, il principio inamovibile presente in tutte le cose, che si esprime in esse come vita originandole, e al quale tutte le cose tornano. E’ la ruota del mondo che gira intorno ad un centro immobile.

La Swastika rappresenta anche il potere divino, è quindi emblema di Visnu.

Infatti, molto spesso la si trova nelle decorazione dei templi, ma anche nei cancelli e all’entrata delle abitazioni.

#2 – Om 

L’Om è un piccolo simbolo appartenente alla lingua sanscrita, ma racchiude in sé tantissimi significati: la creazione, il suono stesso della vita, i cicli infiniti dell’esistenza.

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E’ la chiusura di un ciclo e l’inizio di un altro, la sacralità, l’unicità, la totalità, il sostegno, la verità.

A Bali ci si saluta mettendo la mano sul petto e pronunciando Om Swastyastu, ovvero “Spero che il bene arrivi da tutte le direzioni”.

La frase Om Swastyastu in sanscrito è formata dalle tre parole Om, Swasti, astu:

  • Om – Dio Onnipotente
  • Swasti – sicurezza, felicità e prosperità
  • Astu – si spera

Salutare con questa frase è una forma di rispetto verso gli altri esseri umani; un modo per esporre i nostri buoni sentimenti e pensieri, cercando di stabilire da subito una relazione armoniosa.

Ci si congeda dicendo Om Shanti Shanti Shanti, vale a dire  “vai bene in Pace”.

Om è una parola sacra, che esprime l’essenza di Dio. E’ la più rappresentativa della religione induista, ed è il suono che ha dato origine all’universo.

#3 – Canang Sari

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Sull’isola di Bali si pratica la religione Hindu Dharma, una forma particolare di culto induista di derivazione Indiana con una forte tendenza animista, che contraddistingue le popolazioni indonesiane. Il principio fondamentale è che le forze del bene Dharma e quelle del male Adharma siano in equilibrio.

Secondo l’induismo balinese il cosmo si divide in tre livelli:

Il più alto è il cielo Suarga, la dimora degli Dei;

Quello dell’uomo è Buwah;

Infine, la dimora dei demoni è Bhur.

Questa divisione si riflette anche nel corpo umano, che viene così “scomposto” in: Testa, Corpo, Piedi.

Una caratteristica fondamentale di questa religione sono le offerte quotidiane di ringraziamento, chiamate Canang Sari, che si possono vedere ovunque nell’isola.

I Canang Sari hanno la forma di piccoli cestini fatti con foglie di palma intrecciate, preparati dalle abili mani delle donne.

Sono riempiti da fiori freschi e profumati, disposti con un ordine e colore specifico.

Ogni direzione dei fiori simboleggia una divinità:

  • Di colore chiaro ad Est, dedicati a Iswara
  • Rossi a Sud, dedicati a Brahma
  • Gialli a Ovest, dedicati a Mahadeva
  • Blu ,viola o verdi a Nord, dedicati a Vishnu.

#4 – Nomi

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Questa è una delle cose più curiose di Bali: i nomi dei figli non sono casuali, non derivano da un antenato e non vanno a gusto personale come facciamo in occidente. I nomi dei figli sono dati in base all’ordine di nascita.

Il primogenito si chiama Wayan. Sono usati anche Putu o Gede;

Made o kadek sono i nomi dei secondogeniti;

Nyoman o Komang sono i terzogeniti;

Il quarto si chiama Ketut.

Quello che mi piace molto è che non importa il sesso, i nomi maschili o femminili sono uguali. La distinzione si fa mettendo “Ni” prima del nome se è femmina – ad esempio Ni Wayan, “I” se, invece, è un maschio  –  I Wayan.

Nel caso in cui ci siano più di quattro figli, e a Bali non è certo una rarità, si ricomincia dall’inizio, spesso aggiungendo al nome Balik (altro). l quinto figlio perciò si chiamerà Wayan Balik, “un altro Wayan”.

A complicare un po’ le cose ci si mette la casta di appartenenza. Infatti, a seconda della casta si possono avere nomi diversi:

Gusti, Dewa, Desak per la casta degli Aristocratici;

Ngurah, Anak Agung, Tjokorda per la casta dei Guerrieri;

Ida Bagus (maschio) e Ida Ayu (femmina) per la casta dei Bramini.

Ovunque siate nel mondo, riconoscerete sempre un balinese dal suo nome!

#5 – Nyepi e Calendari

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A Bali nemmeno i calendari sono cosa facile. Ne vengono usati 3:

. il Gregoriano, quello che usiamo anche noi in occidente

. Il Saka, con 12 mesi lunari  in cui ogni mese inizia il giorno che segue la luna nuova; questo calendario è indietro di 78 anni dal gregoriano, infatti secondo i balinesi adesso siamo nell’anno 1939

. Il complesso Pawukon, secondo cui un anno è di 210 giorni, il mese è composto di 35 giorni, il tutto diviso con un intricato sistema di settimane che vanno da 1 a 10; questo calendario è usato soprattutto per le festività religiose.

Ma le stranezze balinesi non finiscono qua.

Mentre in tutto il mondo il Capodanno è festeggiato con musica, botti, suoni e colori, a Bali il Capodanno è assolutamente diverso, si chiama Nyepi ed è il giorno del silenzio. Questo è il giorno in cui i balinesi si avvicinano a Dio attraverso la preghiera e la meditazione.

Per il Nyepi è vietata la circolazione: nessuno può uscire, nemmeno i turisti, il porto e l’aeroporto sono chiusi, così come tutte le attività.

Dentro le proprie case, gli abitanti devono assicurarsi di non fare nessun rumore, e dopo il tramonto è vietato accendere fuochi o luci.

L’isola si nasconde per proteggersi dagli spiriti maligni, ingannandoli e facendo credere loro di essere deserta e inospitale.

Molti expat il giorno prima del Nyepi lasciano l’isola. Io invece adoro Bali così silenziosa e immobile. L’unico rumore è il canto degli uccellini. Posso meditare e riflettere, aspettando il buio totale che mette quasi paura, per ammirare un cielo immensamente stellato.

Quest’anno, il Nyepi Day cadrà il 17 marzo (anno 1940).


Bali è strana, unica, è veramente un piccolo micro mondo: è la mia isola, il luogo dove vivo adesso.

Seguitemi e vi svelerò altri suoi segreti …

Om – Cinzia Bali 

2 commenti
  1. Silvia-A flavour Suitcase
    Silvia-A flavour Suitcase dice:

    Bellissimo il tuo articolo. L’ho trovato davvero molto interessante. Sono sempre stata affascinata dalle tradizioni e curiosità che caratterizzano un luogo e con quest’articolo ho sentito di conoscere un po’ più a fondo una meta che, ahimè, non ho avuto ancora il piacere di visitare. Grazie mille per questo excursus a Bali 😊

    Rispondi

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