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le risaie di Karangasem strada da Amed al tirta Gangga

In  Balia di Bali

Indonesia:  Vivere,  Lavorare,  Viaggiare.

Sull’Indonesia si è già scritto tanto, si è già scritto tutto e ogni viaggiatore che passa da questo paese, anche solo per pochi giorni, scrive qualcosa.

Leggendo i loro racconti sorrido, perché credono di aver visto tutto e compreso tutti i suoi segreti.

Io, invece  ho ancora capito poco , mi chiedo se sarà mai possibile arrivare a conoscere un paese così immenso e vario.

L’Indonesia è un paese esagerato , il più grande arcipelago del mondo, con circa 17.508 isole , sparse dall’Asia all’Oceania in 5200 km di lunghezza, con una popolazione di 255.461.700 abitanti, che parlano 742 differenti lingue e dialetti, ben 3 fusi orario lo attraversano, il 4° paese più popoloso del mondo a maggioranza musulmana, anche se sono riconosciute ufficialmente 6 religioni: islamica, protestante, cattolica, induista, buddhista, confucianesimo .

Un’immensa ricchezza per Biodiversità terrestre, con una flora e una fauna uniche, 2° solo all’Australia nell’endemismo .

Centro  “ del triangolo dei coralli “ con la maggiore Biodiversità marina del mondo.

Al 1° posto per numero di vulcani attivi, circa 150 sparsi in quasi tutte le isole, con alte vette che arrivano fino ai 4,884 mt del Puncak Jaya.

Mi accontenterei almeno di capire Bali, ma penso che di tutte le isole dell’Indonesia “Lei” sia la più complicata.

Lei. Sì, di sicuro Bali è donna.

Lo è nei tramonti che sembrano voler frantumare il cielo, è fragile e delicata come i pelati dei jepun, profumata d’incensi, variopinta dei canang sari , le piccole offerte poste nei tempi e nelle strade , nelle sue bellissime cerimonie, possente nelle maree bizzarre e nelle immense onde, dolcissima nel verde infinito di una risaia, instancabile nel caos di Kuta, snob nel lusso ostentato di Seminyak e nella sterilità di Nusa Dua, fino ad andare oltre la solita Bali e sconfinare in quella meno conosciuta e rurale, dove il tempo ha preso tempo e i ritmi sono ancora pacati e antichi.

Da qualsiasi lato decidiate di guardare quest’isola, sarà sempre lei a comandare, a trattenervi o respingervi, riuscirà a sorprendervi , intrigarvi e ammaliarvi con il suo fare fluido, vivace, imprevedibile e umorale.

Rassegnatevi: una volta arrivati fino qua’ finirete inspiegabilmente in Balia di Bali.  

Vivere

Come vive un occidentale in un paese come questo?

Vive bene se :

  • Se la prende comoda e si adatta a ritmi lenti, attendendo semplicemente  un tempo indefinito per qualunque cosa.
  • Se si adatta a leggi e regole che cambiano a ogni soffio di vento.
  • Se non si spazientisce bloccato nel traffico per l’ennesima cerimonia .
  • Se impara a capire che i chilometri sono solo un numero e da queste parti non contano nulla.
  • Se sa indossare la mantella impermeabile in pochi attimi e ne va fiero.
  • Se sa accettare senza sbottare , che dopo mesi di caldo , ne arriveranno altri di caldissimo.
  • Se capisce che  il prezzo che paga, è comunque il doppio di quello che pagherà un locale.  
  • Se è cosciente che  come Occidentale, in questo paese non possederà mai nulla di veramente suo.
  • Se non arriva fin qua da colonizzatore, figlio del sapere e di una cultura profondatemene diversa, ma con umiltà , voglia di imparare a vivere in maniera semplice , adattandosi  a tutti i punti sopra.

L’unico Se, che sarebbe bello iniziare a non accettare, anzi combattere, noi expat prima di tutti, è il problema della spazzatura, questo è il paese dove adesso viviamo, dove per chi ne ha o avrà, vivranno i figli, come facciamo ad accettare di vedere spazzatura sotterrata sotto la sabbia, non parlo delle alghe o dei rametti ma della plastica, o bruciata lungo le strade, mentre ero ferma a un semaforo sulla sunset, un indonesiano ha tranquillamente gettato sul bordo della strada la bottiglietta d’acqua vuota, così come ho visto più volte, lasciare i propri rifiuti sulle spiagge, per non parlare di quello che si vede galleggiare nei fiumi, intendiamoci, non lo fanno solo i locali, i turisti hanno la loro parte, non portando il minimo rispetto per quest’ambiente, è un problema enorme, come la montagna puzzolente di rifiuti, che sta crescendo in maniera impressionante all’inizio della jalan toll, un problema di cui sicuramente parleremo ancora.

 

Lavorare  

La domanda che mi è stata rivolta più spesso è  :” vengo in Indonesia a lavorare , cosa posso fare ? “

Ecco, questo è un punto molto delicato e difficile, un occidentale ha molte barriere invalicabili , senza soci locali non può fare nulla, anche investendo denaro contante, avrà sempre bisogno un socio indonesiano .

Il rinnovo annuale del kitas (permesso di soggiorno), qualunque esso sia è sempre uno stress, le pratiche sono lunghe e costose.

Non esiste l’equivalente di una partita iva, è obbligatorio aprire una società e investire denaro contante.

Come dipendente è difficilissimo farsi assumere, perché’ un kitas lavorativo è molto caro, inoltre un occidentale per legge dovrebbe ricoprire un ruolo irraggiungibile per un indonesiano .

Hanno speranze di lavoro e buone paghe  solo le persone con qualifiche altissime, sempre abbastanza ricercati cuochi di grido e direttori di grandi hotel.

Le possibilità sicuramente ci sono, intuito e intraprendenza aiutano, magari cercando di sviluppare qualcosa che ancora non esiste, arrivando con un progetto ben preparato e ottime qualifiche professionali, ancora meglio andare ad investire nelle  isole ancora poco conosciute dal turismo di massa.

Vietato arrivare da spiantati, sperando di vagare per il paese in cerca di fortuna, le leggi indonesiane sono sempre più serrate e meno predisposte ad accogliere queste persone .

Se avete la fortuna di avere una pensione e volete venire a vivere in Indonesia ,potete richiedere un kitas retirement, basta dimostrare di avere un reddito, un’assicurazione sanitaria che copre le eventuali spese mediche e più di 55 anni.  

Viaggiare  

Se dal lato lavorativo questo paese è molto complicato, un viaggiatore  invece si  trova di fronte a una vera miniera d’oro.  

Viaggiando in Indonesia si ha la possibilità di fare 1000 viaggi, senza mai vedere le stesse cose e scoprire migliaia d’isole vicine, ma completamente diverse tra loro, infinite possibilità di viaggio per tutte le esigenze:

Dai Sub che troveranno siti d’immersione tra i più interessanti e vari del mondo.

Dagli appassionati escursionisti e scalatori esperti che troveranno sicuramente quello che cercano attraverso itinerari di trekking spettacolari.

Per chi preferisce viaggiare per mare, rimarrà incantato navigando tra isole deserte e incontaminate.

Per chi predilige l’aspetto naturale antropologico o culturale, avrà un paese che non delude, con cultura, arte e tradizioni uniche .

Il visto d’entrata turistico , VOA è gratis fino a 30 giorni di soggiorno, è possibile estenderlo per un massimo di altri 30 andando in un’agenzia o all’imigrasi (l’estensione va dichiarata all’arrivo , pagando ) per chi volesse prolungare ulteriormente il viaggio, è obbligatorio uscire dal paese e ritornare rifacendo tutto dall’inizio.

E’ anche possibile avere questo visto turistico di 60 giorni direttamente all’ambasciata indonesiana a Roma .

Per ogni giorno di soggiorno illegale in Indonesia è previsto il pagamento di una multa di 25 USD da pagare in contanti.

Un errore che fanno in tanti viaggiatori, è pensare di riuscire a vedere in due o tre settimane tantissime cose, sottovalutando la vastità del paese, questi tour “island hopping” possono sembrare fattibili sulla carta , scordatevelo, spostarsi tra le isole può richiedere giorni di viaggio, gli spostamenti via terra o via mare sono lenti fino ad arrivare a essere lentissimi.

Soggiornare nelle isole meno turistiche richiede spesso un minimo di spirito di adattamento e avventura. In molti cercano l’isola deserta e incontaminata, ma sarebbe opportuno non pretendere che abbia “servizi”, scordiamoci acqua calda, localini dove fare il sunset, una vita serale e gli ombrelloni in spiaggia.

L’Indonesia non è la Thai o i Caraibi, se si escludono poche isole molto turistiche, Bali, Giava, Gili, dove trovare ogni tipo di servizio, un’intensa vita notturna e uno standard alberghiero per tutte le tasche, il resto del paese fortunatamente è ancora abbastanza intatto, adatto a un viaggiatore curioso e attento che abbia realmente voglia di scoperta.

Bali è in assoluto la più turistica, ma pensare di trovare a Tulamben, gli stessi servizi di Seminyak è assolutamente errato, così come pensare di sceglierla come meta soprattutto balneare, si ovviamente è un’isola ha spiagge e, di cui alcune anche belle con mare cristallino e pulito , ma scegliete quest’isola per tutto il resto che può offrire .

Ed io che cosa faccio? Me lo chiedono in tanti, in attesa di sistemarmi dal punto di vista lavorativo, di riuscire a fare spiccare  il volo a “Bru Indonesia for you “ cosa che sto portando avanti con  molta calma , senza stress.

Sfrutto questo espatrio per fare la “viaggiatrice incallita”, scoprendo poco a poco, questa incredibile bellissima Indonesia.

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Vista del MT.Agung da Amed

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