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“Mamma, posso uscire?”

Questa la domanda della mia quindicenne.
“Mamma, dai dimmi di sì, sì, sì!”
Io penso. Oh oh, ci siamo, devo decidere se lasciare che sperimenti la vita o tenerla a casa con me al sicuro ovattata. Mentre mi dilanio, cerco mille scuse per dirle “ma no, dai…”
Lei, la mia piccola donna, incalza con i dai-dai e aspetta un mio cenno positivo, speranzosa. 
Che dura essere mamma di teens.
Esserlo poi di due è una fatica terribile.
Rimpiango i tempi dei pannolini e dello svezzamento, i dubbi sul “mangerà abbastanza, perché non dorme, ti prego dimmi che non ha preso un altro virus influenzale”.
Oggi tutto questo è lontano, quasi dimenticato. Oggi siamo sempre sull’orlo di una sana crisi di nervi.
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“Mamma che mi metto? Dove sono le calze??”

E guai ad entrare in una stanza di un adolescente, a meno che non vogliate svenire. Oppure perdervi nella giungla di tutto quello che era nell’armadio che ora è per terra.
Perché poi aprire un loro cassetto… no no no! Lo sconsiglio vivamente, nuoce gravemente alla salute.
Ma devo comunque risponderle.
Le chiedo. “Vuoi uscire? Con chi? Dove andate? Come ci andate? Che cosa farete? Da che ora a che ora?” Queste sono le domande di prassi, da buona siciliana quale sono.
Mi sento quella “rompi” e, nel farle l’interrogatorio, mi sembro mia madre, come tutte le madri nota agente della CIA: sniffava il pericolo e capiva se mentivo dalla sola intonazione della mia voce.
Mia madre aveva ragione su tutto: “figli piccoli guai piccoli, figli grandi guai grandi”.
Intanto mia figlia parla, e parla, mi racconta dove andrà e che farà, mi dice che è anche un po’ impaurita da questa uscita con le amiche di scuola, “e se mi prende il panico e non mi comporto da cool e non mi vedo PEnG?”
Sì, perché c’è anche lo slang. Traduzione di PEnG: credo sia “a posto”, consona. Noi ragazzi anni ’80 avremmo detto “toca”!
Io penso. Ora la devo consolare e incoraggiare”…
Mai dai amore, le dico, starai bene e ti divertirai pure… Oh! Ho dato il mio permesso! Mi sono compromessa, ora non riuscirò a convincerla a non andare raccontandole le mille scuse che mi ero costruita in testa… Ora la mia bambina andrà.
Nel mio cuore so che è giusto che cominci ad avere un suo gruppo di amici, che viva la sua adolescenza con altri coetanei, e che maturi e impari a difendersi dalle cattiverie della vita.
Negarle le uscite sarebbe costruire intorno a noi un mondo di risentimento, bugie e infelicità, un astio verso i genitori che non è salutare per nessuno.
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Certo, la Londra che ho conosciuto io a cavallo tra i due millenni non esiste più: è diventata sempre più pericolosa e non c’è una zona franca dai pericoli. Anche la parte più periferica e “campagnola” può essere teatro di gesti folli e violenti, come la tv ci mostra quotidianamente.
Ma  io non me la sento di chiuderla a casa e metterla dentro una campana di vetro.
Anche se un pensiero ce l’ho fatto. 
Mio marito voleva mettere alle ragazze un gps sottocutaneo, “cosi sappiamo dove sono”, mi ha detto… A malincuore, ma ho dovuto dissuaderlo.
I figli devono crescere ed essere consapevoli che esistono i pericoli e come affrontarli, e per farlo devono vivere le loro esperienze. 
Possiamo solo sperare che la compagnia con cui sono sia fatta di bravi ragazzi.
A noi mamme, il compito di stare sveglie nel mezzo della notte e pregare i mille Santi che tutto vada bene, e mettersi a fare i tassisti per prendere e lasciare figli e amici di figli in giro qua e là.
Magari ogni tanto il “mamma posso uscire?” diventerà un “mamma posso uscire con te?”, e non solo per fare shopping. Perché a volte, come dice una mia amica, i ragazzi tornano ad essere figli amorosi e desiderosi di amore familiare, e non alieni monosillabici e gutturali, che abitano il loro corpo durante  l’adolescenza.

“Ti vengo a prendere?”

“Sì, mamma, e possiamo lasciare anche Lea a casa sua?”
Ed eccomi a fare da taxi
“Ok, amore…”
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6 commenti
  1. Lorena
    Lorena dice:

    Esattamente così! Vero che quando passa tutto questo tornano ad essere dolci e amorevoli. Ma a quel punto…partono e viaggiano il mondo. E a me quasi dispiace che mi abbiano, per una volta almeno, dato retta, quando gli dicevo di essere pronte a cogliere le occasioni ovunque si presentassero!

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    • Barbara A. Londra
      Barbara A. Londra dice:

      Hai ragione Lorena , dispiace che vadano ma da ”mamma” sei felice che esplorino il mondo, sperando sempre di avere dato loro le giuste ”dritte” per essere serene e sicure nelle loro esplorazioni, e pregando che tornino presto a casa.

      Rispondi
  2. Ros
    Ros dice:

    Sono figli del mondo e per un po’ ci regalano il loro tempo…amarli vuol dire lasciarli andare e che non si sentano mai in colpa per questo!
    Certo per le mamme è tosta!

    Rispondi

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