Barcellona. Dopo l’1O

 3 ottobre 2017

Sono seduta alla scrivania come ogni giorno, il mio ufficio è vuoto, la luce è accesa solo nella mia zona, esattamente sopra di me, tutto il resto è al buio.

Oggi c’è sciopero generale in tutta la città e quasi tutti i miei colleghi vi hanno partecipato.

Oggi non è un giorno come gli altri. Non lo è più un giorno come gli altri dal 1 Ottobre, quì in Catalonia.

Il giorno del referéndum, il giorno della vergogna come lo definiscono i catalani.

Votarem” “Voteremo”, lo avevano detto e lo hanno fatto, nonostante la polizia spagnola ed il governo centrale abbiano cercato di impedirglielo.

Tutti abbiamo visto come, quando e perchè.

Ma non è mia intenzione prendere le parti di nessuno, giudicare gli uni o gli altri, parlare di política, diritti umani, diritti civili.

Questo articolo sarà la mia valvola di sfogo, come sempre, quando mi capita di sentire il bisogno di scrivere.

Sono seduta alla scrivania, dicevo, tra file aperti e il senso di dovere verso il mio lavoro.

Sarò breve infatti, prometto.

Ho aperto leggermente la finestra, così posso sentire ciò che avviene fuori.

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Sento gli elicotteri sovrastare i palazzi, i clacson delle macchine suonare (cosa che non si usa fare), di tanto in tanto qualcuno grida forte qualcosa in lingua catalana.

La polizia circonda le strade del centro, le sedi istituzionali, i luoghi nevralgici.

Si indicono manifestazioni, si blocca il traffico di una delle arterie principali e si canta “le strade rimarranno nostre per sempre”.

Adesso, per esempio, ascolto canti e battiti di mani in lontananza. I clacsons uonano forte, più forte, ancora più forte.

La folla si sta avvicinando, riesco a cogliere il senso delle loro parole “No tenim por” “Non abbiamo paura”.

barcellona-1O

Arriva un collega dall’altra stanza in cui sono venuti in 3 e mi dice di andare via quando voglio, che non è una buona giornata per stare in giro con la bici.

Forse dovrei prendere Nina (la mia bici) e tornare a casa.

Sono ore convulse, non riesco a capire se quest’inquietudine sta travolgendo anche me.

È proprio vero che i luoghi, a volte, con la loro storia recente, ti entrano dentro.

Resto seduta alla scrivania ancora un po’.

Barcellona tornerà come sempre, con il traffico silenzioso, la gente che corre senza guardarti in faccia, la gente che ti sorride e ti dice “bon dia”.

barcellona-1O

2 commenti
  1. Valentina
    Valentina dice:

    Barcellona è una città che rimarrà sempre nel mio cuore, rappresenta l’inizio della mia rinascita, anche se lontana provo il tuo stesso senso di sgomento.

    Rispondi

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