barcellona-lati-oscuri“Beata te che vai a vivere all’estero!”. Facile a dirsi, ma ci vuole un gran coraggio per farlo, soprattutto a 37 anni.

“Beata te che vai a vivere all’estero!”, “Beata te che te ne vai”: sono le frasi ricorrenti che ho dovuto ascoltare per anni.

Quando le persone a cui comunicavo la mia esasperazione nel continuare a vivere in Italia e la mia decisione di trasferirmi mi rispondevano in questo modo, ero indecisa tra attaccare una filippica che spiegava, invece, la sofferenza e la difficoltà nel lasciare il mio Paese, o annuire. Alla fine annuivo sempre, perché avevo paura che la mia risposta potesse essere aggressiva o troppo pesante.

La realtà è che, prima di tutto, chiunque può farlo. Non servono soldi, non serve un lavoro che ti aspetta, né un fidanzato da seguire. Non serve né una scusa, né l’ennesima zona di comfort pronta ad aprirti le porte al tuo arrivo. Ovviamente se ci sono tali condizioni, meglio, è tutto meno doloroso e fluido, ma si può fare benissimo anche senza tutto questo e solo con una gran forza di volontà.

Così è come ho fatto io, a 37 anni e con il minimo indispensabile per sopravvivere i primi tre mesi, che calcolavo era il tempo per trovare un lavoro.

Fatto sta che non avrei mai immaginato quanto fosse difficile.

In passato avevo già vissuto ovunque, ma era diverso: mi ero trasferita in Argentina per motivi di lavoro, o avevo scelto di andare a vivere un periodo da qualche parte per studiare o lavorare o semplicemente avventurandomi. Il “trasferimento” in sé, l’idea di abbandonare Roma, i miei affetti, allontanarmi dalle persone che nel tempo erano diventate la mia famiglia e con cui stavo a mio agio completamente, non l’avevo mai considerato davvero.

Solo che Roma e l’Italia mi avevano esasperato e mi sentivo troppo frustrata per continuare a vivere in un Paese che mi aveva dato i natali, mi aveva immerso nella più profonda e bella cultura che avessi mai assaporato, mi aveva dato un’educazione tosta e accurata, degli amici favolosi, ma che non mi aveva mai offerto le condizioni tali per cui poter vivere con dignità, nonostante il mio ottimo cv.

E così, decisi di andarmene, per stabilirmi in un posto che potesse offrirmi la qualità di vita che a 37 anni meritavo di avere. Lo chiamavo “esilio economico”, con un tono di rabbia repressa.

Il distacco è stato graduale (prima me ne andai ad esplorare il mondo per un anno e mezzo quasi), e poi definitivo.  Optai per Barcellona, nonostante sapevo che per molte ragioni la Spagna non era il mio luogo ideale, ma lo era per molte altre questioni: la sua grandezza, il suo clima, il mare, la lingua, i vari festival musicali, e la vicinanza con l’Italia. E così approdai qui, in questa città perennemente soleggiata, ben organizzata, dove la qualità della vita è una delle più alte in Europa e dove avrei potuto ricominciare da capo.

Il punto è che quando hai quasi 40 anni, non hai né la stessa voglia né la stessa energia di un ventenne nell’uscire, conoscere, buttarti in situazioni, avvicinarti a persone, etc..

Avevo paura, paura di non aver fatto la scelta giusta; temevo che Barcellona non fosse la città che pensavo. La mia unica esperienza in Spagna era stata anni prima a Bilbao quando feci un Master di un anno. Niente a che vedere: li ero immersa nello studio e non mi importava altro. Qui ero aperta a tutto e allo stesso tempo già insofferente di una realtà così diversa da quella da cui venivo: i romani aperti, coinvolgenti, simpatici, ironici, sempre in compagnia, con una realtà più ostile, distante, difficile e di “fiesta” solamente la notte tardi e quando già non sai chi sei realmente e quando non puoi costruire una relazione amichevole né di altra natura.

Barcellona non e ‘la città che tutti pensano, si vende come città socievole, calda e accogliente, ma non lo è.

E’ una città introspettiva, che va per i fatti suoi, che non ti fila, che si è venduta al turismo di massa, cosa che non ha fatto altro che amplificare la  superficialità di atteggiamenti, e la gentrificazione. Allo stesso tempo, però, ti rendi conto che è una città che lotta contro tutto questo, che gli abitanti sono decisi a proteggere la loro identità, che vogliono che Barcellona torni ad essere una città aperta mentalmente, bella ma non la “prostituta” del Mediterraneo. E così ho scoperto  situazioni ed iniziative interessanti, di persone che resistono e che rendono questo posto unico nel suo genere.

Inizialmente il suo lato oscuro mi ha sorpreso e disorientato.

La difficoltà nel tessere rapporti profondi ed intensi, mi faceva stare male. Ho passato i momenti più difficili e solitari della mia vita qui. Ho avuto vari momenti di crisi, volevo andarmene ma poi ho capito che quello che consideravo un grande difetto di Barcellona, era invece la sua grande forza. Una forza che non tutti hanno la fortuna di conoscere, perché ci devi stare qua, devi viverla e capire che la vera bellezza di questa città sta nel darti tutti gli strumenti possibili per conoscerti: da tutti i tipi di psicologia possibile, a semplicemente il fatto che ti lascia sola e sei tu con te stessa a risolvere i tuoi momenti di solitudine e a trasformarli in qualcosa di positivo per te.

Un percorso difficilissimo, ma che se sai sfruttare bene, può solo farti crescere, sfruttando tutto il bello di questa città: il sole, il mare, la dimensione umana, la qualità di vita, il multiculturalismo, le sue lotte quotidiane per difendere la propria autenticità, le sue infinite attività culturali e, elemento per quanto mi riguarda fondamentale,  che è popolata da gente di tutto il mondo, che apporta qui il suo sapere, musicale e culturale.

E adesso, sono tua, Barcellona, mi hai conquistato piano piano, come un innamorato cieco e pauroso che ha bisogno di tempo per capire quanto sei importante.

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11 commenti
  1. Greta
    Greta dice:

    Bellissima la tua storia sei stata coraggiosa ed è ammirevole. Barcellona è una figata e di sicuro innamora, mah sempre è difficile trasferirsi! In bocca al luppo e ti lascio i miei migliori desideri per te e i tuoi sogni. Bacione

    Rispondi
  2. SM
    SM dice:

    Grazie per questa testimonianza. Io sono a Madrid da qualche mese, e sto affrontando gli stessi problemi. Combatti ogni giorno con la voglia di tornare a casa ….

    Rispondi
  3. Eleonora
    Eleonora dice:

    Grazie Michela per il belllissimo articolo. sono sicura che Barcellona ti darà con il tempo tutto quello che meriti.

    Rispondi
  4. Henny
    Henny dice:

    Ho letto le tue parole emozionata… Perché mi sono sentita quasi io a scriverle e per questo a emozionarmi. La mia storia è simile alla tua, ed ora la mia Barcellona, che ho conquistato poco a poco, non la lascio più ..

    Rispondi
  5. Natasha
    Natasha dice:

    Roma>Barcellona 2 due ore di aereo, all’interno dell’ UE.
    Sembra che sei andata dall’altra parte della Terra in qualche foresta.
    Parli piu’ della tua Roma che di quello che hai affrontato a Barcellona.
    ”La difficoltà nel tessere rapporti profondi ed intensi, mi faceva stare male…”
    Ma di che tipo di rapporti intensi avevi bisogno?

    Rispondi
    • JB
      JB dice:

      Come sei acida Natasha sembra che tu scriva rintanata in qualche selva emotiva…rapporti tipo di amicizia, di condivisione, di confronto o di solidarietà, cose normali. Anch’io a dire il vero, quando mi sono trasferito all’estero, ho provato sentimenti molto simili a quelli di Michela che ha descritto molto bene alcune caratteristiche di Barcellona.

      Rispondi
  6. Michela Colasanti
    Michela Colasanti dice:

    Care tutte, prima di tutto mi scuso perché vi ho risposto privatamente e non si visualizza. Ringrazio di nuovo Greta, SM, MF, Eleonora, Henny, Maribel e JB per le loro favolose parole nei miei confronti. La veritá è che siete state voi a farmi commuovere perché scoprire che un mio articolo da la forza ad altre persone o sapere che c’è gente che si identifica con le mie parole e che ha provato le mie stesse sensazioni, è favoloso ed è una sensazione nuova per me, vi ringrazio molto ed accetto tutti i vostri auguri come io li rigiro a voi per la vostra vita. A Natasha anche ho risposto dicendo che io ho lasciato l’Italia a 25 anni ed ho viaggiato come una trottola per il mondo. Ho anche vissuto in Argentina quasi due anni per un progetto dell’ONU e in molti altri paesi per vari mesi ( dal Medio Oriente agli Stati Uniti all’America Centrale); ma non avevo mai pensato ad un trasferimento totale: e cioé lasciare i miei amici e i miei affetti per ricostruirli da capo in un altro Paese, ed è questa la parte difficile, soprattutto alla soglia dei 40 anni. Vivere in un posto anche per due anni dall’altra parte del tuo paese è affascinante, è energizzante e non ti abbatti molto perché sai che è momentaneo. L’articolo voleva esprimere le mie sensazioni non parlare nel dettaglio di Barcellona o di come trovare lavoro, etc.. Non conta che siano due ore, a mio parere, perché alla fine la vita va ricostruita da capo e si, ogni tanto uno puó tornare a casa, ma ogni anno sempre piu raramente e la difficoltá di rifarsi una vita in un altro paese con lingua e cultura diverso, è molto difficile: inoltre inserirsi nella vita della gente del posto è praticamente imossibile ( perché la Spagna è simile a noi per clima, ma non per molt altro di più). Vi abbraccio tutte e vi ringrazio ancora per essere cosi calorose e per il dibattito. 🙂

    Rispondi
  7. Sonia
    Sonia dice:

    “semplicemente il fatto che ti lascia sola e sei tu con te stessa a risolvere i tuoi momenti di solitudine e a trasformarli in qualcosa di positivo per te.”

    Mi sono sentita rispecchiata dalla prima all’ultima parola, grazie!

    Rispondi
    • Michela Colasanti
      Michela Colasanti dice:

      Grazie mille, Sonia. Sono davvero contenta che vi sentite identificate..forza allora!! teniamo duro!! Suerte! 🙂

      Rispondi

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