Stanchezza-Barcellona-expat

E poi ci sono quelle volte che è tutto un NO.

Già tra un’ora magari, guardando il cielo blu e i sorrisi della gente, sarà di nuovo un SI’.

Ma adesso sono nel momento blu, dove tutto è NO.

Perché scrivendo un post è tutto bello: ho un fidanzato fantastico, sono una guida in un edificio spettacolare, parlo cinque lingue, vivo a Barcellona, il tempo è meraviglioso!

E poi d’un tratto… saranno gli ormoni? Sarà che sono un po’ bipolare? Sarà che sono stanca?

Sarà, ma tutto quest’entusiasmo non lo vedo.

Le lingue.

Il catalano, lo spagnolo, l’inglese, il francese: basta! .Salgo sulla metro e non voglio vedere nessuno.

Dopo tante ore di attenzione al cliente, sono stanca di dedicarmi agli altri. Non ho voglia di parlare catalano o spagnolo, mi sembra che non mi piacciano neanche.

Adesso niente, non mi va. A volte la c i la z spagnola, con la lingua tra i denti, non riesco proprio a pronunciarle, ritrovandomi a bagnare in un lago di sputacchi il malcapitato interlocutore.

Le hamburgherie.

Un bel paninazzo con la salamella mi salverebbe da tutti i mali.

E invece, scoppiata la moda, ci sono posti per mangiare hamburger a peso d’oro ad ogni angolo.

A Barcellona si trova addirittura la piadina, ma quanto manca un panino sano con verdure grigliate o un caprese fresco.

Niente, mi consolerò con un trancio di pizza, perché a me sinceramente l’hamburger di carne di ornitorinco australiano condito con salsa di fiori al profumo di Provenza e pane del mulino di zio José, non interessa!

Il caffè.

Non vorrei dover girare cinquanta bar per trovare un caffè decente.

Non voglio quella polvere nera e amara che ti si attacca sui denti e poi sorridi che sembri un dalmata.

Oppure quell’acquetta marrone acida che ti brucia lo stomaco solo al respirarlo. Oppure quel cortado (macchiato) con il latte così ardente che dopo averlo bevuto ti assumono come sputa fuoco al circo.

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I croissant.

Odio quella specie di gelatina zuccherosa con cui ricoprono i croissant: è molto dolce, ti si appiccica alle dita, ai capelli, ai denti, ai libri… e servisse a qualcosa, dico io!

Oppure il croissant normale, senza niente, che in realtà è pieno di burro, grasso di maiale, di renna o quello che è, ma talmente tanto che lascia la macchiona d’unto su tutto quello che tocca.

E quando sono in fase NO un buon caffè ed un buon croissant al cioccolato mi sarebbero di grande aiuto.

El olor a fritanga.

La puzza di fritto, come si chiama qui.

Gran parte delle tapas spagnole (razioni da condividere) sono piatti fritti.

All’inizio una cena di tapas può essere un’autentica esperienza digestiva: tra crocchette di prosciutto, di funghi, calamari, calamaretti e polipetti fritti, patatas bravas, etc, il fritto non manca di certo.

Nella maggior parte dei posti non c’è un buon sistema di aspirazione e la cucina comunica direttamente con il ristorante, immaginatevi quindi che profumino vi rimane attaccato.

La puzza di piscio.

Amo il quartiere gotico, mi sento come a casa.

Però non mi sono ancora riconciliata con il suo Eau de pipí che trasuda da qualsiasi stradina. 1200 anni di storia e pipì del vicino convivono allegramente nel quartiere più affascinante di Barcellona.

Il lavoro.

Io sono contenta della mia professione, però richiede tanta energia.

E per avere energia bisogna mangiare spesso e bene, cosa che con i miei turni di lavoro spesso è piuttosto difficile.

Non sono Marx, però qui c’è un terrore diffuso di comunicare qualsiasi critica o problema alla propria impresa.

La crisi c’è, c’è stata, forte, e la gente bacia le mani per i lavori che è riuscita a conservare. Ergo, si accetta tanto, troppo, tutto.

Il Barça.

La squadra del Barcellona.

Che il Barça sia més que un club (più di un club) io ce l’ho chiarissimo.

Ha il potere di decidere tutto il mio calendario di uscite di coppia, vacanze, escursioni.

Se c’è il Barça che gioca, non si discute. Scommetto che tante fidanzate di tifosi italiani mi potranno capire, posso solo dire che fino ad ora ero stata fortunata a non incappare in un super tifoso.

A difesa del mio compagno, aggiungo che qui non si tratta di essere tifoso o no: il Barça è una religione che abbraccia tutti i catalani.

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Correre.

Barcellona, rispetto a Milano, appare più piccola e vivibile.

È ben collegata tramite rete metro, bus e bici. Ottimo, direte voi!

Lo è infatti, però per me, eterna iper attiva/tuttofare, si rivela anche un’arma a doppio taglio, dato che in due ore di pausa tra un lavoro ed un corso sono capace di mettere una visita medica, uno speakeraggio e magari pure quindici minuti di siesta.

“Tanto, con la metro è tutto vicino”. Sì, ma che corse, sempre!

I certificati.

Vivo e lavoro qui da cinque anni, parlo e scrivo in tutte le lingue sopraccitate.

Certo, qualche errore lo commetto, però nei colloqui di lavoro ho sempre potuto dimostrare le mie conoscenze.

E qui la nota dolente: non ho nessun certificato di lingua valido. Vuoi non prendere il DELE (esame di lingua) in spagnolo? E il livello B2 in catalano? Che palle!

Le amicizie.

A Barcellona la gente viene e va, si sa.

Basta scorrere Facebook o la rubrica dei contatti nel cellulare per capire chi è passato ed è già ripartito.

Rimango con alcune “certezze”, per fortuna. Però vuoi mettere la mia super amica in Italia? A volte vorrei non essere a 1000 km per poter prendere l’auto e organizzare un caffè sotto casa.

La Catalonia.

Ho sempre detto che non entro in questioni politiche e nemmeno oggi lo farò.

Però in questo post di NO e di lamentele ammetto che certe volte tante bandiere, tante manifestazioni e tanti dibattiti, mi stancano.

La Rambla e i turisti.

La Rambla è la famosissima strada di Barcellona che collega Piazza Catalunya al porto.

Talmente famosa che è la strada meno autentica che ci sia. Se vivi a Barcellona la eviti come la peste, immettendoti in qualsiasi altra scorciatoia possibile pur di non percorrerla.

Ma se ti tocca, eccoti a dribblare tra bastoni selfie, giapponesi appostati ovunque, pakistani che lanciano in aria quelle cosine luminose, gente che ti vende i biglietti di partite e concerti, altri che ti vendono droga o loro stessi.

La cosa peggiore è il fiume di turisti, motivo per cui se hai un po’ di fretta (che nel mio caso è una costante) vorresti essere un miliardario saudita per sorvolare la processione umana con un jet privato.

I furti.

A Barcellona mi sono sempre sentita piuttosto sicura, però i furti sono all’ordine del giorno.

Barcellona a livello europeo è forse la prima città per numero di scippi in strada.

È diventato così normale che le persone si ritrovino senza borsa, cellulare e portafoglio, che spesso si rinuncia a denunciare il fatto per la coda chilometrica alla stazione di polizia.

Addirittura quando lo si comunica ad una guardia urbana risponde “Eh sì, è normale”. Ora, a me fortunatamente non è mai capitato, ma a me normale non sembra proprio. Mi sembra vergognoso! L’immagine che si trasmette della città lasciando che i chorizos (ladri) agiscano indisturbati, è una vera schifezza.

Come guida turistica, una delle prime cose di cui devo informare i turisti è che l’abito non fa il monaco e che il ladro potrebbe essere chiunque, perché le loro tecniche sono sempre più “raffinate”.

La battute sugli italiani.

Che sì, possiamo essere maleducati, cafoni, strafottenti, casinisti. Ma che ogni volta che mi si porge l’esempio di un gruppo di ritardatari o di come la gente gridi invece di parlare, la nazionalità citata sia quella italiana, mi dà fastidio.

Certo, di gente che ha contribuito a quest’immagine ce n’è tanta. Però… gli spagnoli/catalani sono tutti puntuali, educati e silenziosi?

Tralascio il fatto che la settimana scorsa un professore, per spiegare cosa fosse l’acido muriatico con cui si trattano certi materiali, ha detto:

“Vedendo qui davanti Caterina, mi ricordo che l’acido muriatico, perché possiate capirlo, è quello usato dalla mafia per sciogliere i corpi”. Segue un gran sorriso. Complimenti per la battuta.

TO BE CONTINUED…?

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5 commenti
  1. Agnese D'Alfonso
    Agnese D'Alfonso dice:

    Ciao Caterina! Mi chiamo Agnese, ho 31 anni e vivo a Milano. Seguo da tempo il blog e sono particolarmente interessata a ciò che accade a Barcellona, perché tra poche settimane mi trasferirò lì! Era da tanto che volevo fare questo passo e sono elettrizzata, anche se ovviamente so che non saranno tutte rose e fiori e ho anche qualche pensiero… Ti scrivo perché vedo che lavori come guida turistica e la cosa mi sembra molto interessante! Io ho una laurea in architettura e volevo sfruttare questo e la conoscenza di alcune lingue per cercare lavoro in questo campo. Non voglio disturbarti, ma sarebbe fantastico se potessi darmi alcuni consigli!
    Grazie 🙂
    Agnese

    Rispondi
    • Caterina Barcellona
      Caterina Barcellona dice:

      Ciao Agnese, piacere!
      Siamo coetanee e concittadine 🙂 Milanese anche io. Se vuoi passami la tua mail oppure su fb ti trovo a questo nome? Così ti dò qualche info in più riguardo al mio lavoro. A presto! Un abbraccio,
      Caterina

      Rispondi
      • Agnese D'Alfonso
        Agnese D'Alfonso dice:

        Piacere mio! ma dai, davvero anche tu arrivi da qui? 🙂
        Ti ringrazio, sei gentilissima! Forse fb è più comodo, mi trovi a questo nome (ho la foto insieme al mio gatto) 🙂

        A presto, un bacio!

        Agnese

        Rispondi

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