Mamma, vivo con un vampiro!barcellona-orari-sonno

Questa era una frase che ripetevo molto durante il mio primo anno di vita in quel di Barcellona. Non è proprio l’espressione che utilizzerei per tranquillizzare mamma sulla mia vita da espatriata, però era riferita alla mia recentissima convivenza con il fidanzato spagnolo.

Perché lo chiamavo vampiro, nonostante tutto l’amore che nutrissi per lui?Perchè lui è fondamentalmente notturno, ed io, mio malgrado, diurna.

Questo è stato il mio primo shock culturale in terra spagnola: gli orari.

Ho letto il post di Ines sulla vida loca a Ibiza La mia vida loca a Ibiza . Ebbene, a me piacerebbe, tanto, ma tanto, vivere in questo modo, ma non sono così.

Ho sempre pensato che il mondo si divida in due gruppi:

  • quelli che possono dormire poco
  • quelli che non ce la fanno

Io appartengo alla seconda categoria. Ricordo che,quando studiavo all’Accademia di Musical di Bologna (potrei dire che praticamente ci vivevo, visto che ero sempre lí), una mia compagna di corso usciva tutte le sere tornando alle 4 di notte, per poi presentarsi alle 9 di mattina bella pimpante in classe, pronta per la lezione di canto. L’avessi fatto io e, al secondo vocalizzo emesso con voce baritonale, mi avrebbero rinchiusa per uno studio scientifico sul cambio di sesso improvviso.

Sempre negli stessi anni lavorai come animatrice turistica durante il periodo estivo, divertendomi molto. L’unico inconveniente era che si finiva lo show a mezzanotte, poi si rimaneva a provare lo spettacolo seguente fino alle tre e forse, intorno alle quattro, si riusciva finalmente ad andare a dormire. Alle 8 tutti in piedi, schierati davanti alla porta d’ingresso dell’hotel, per accogliere i clienti e augurar loro il buongiorno.

Dopo un mese a questi ritmi ero decisamente provata, e reagivo a tutto e a tutti o ridendo come un’esaltata, o piangendo come un’isterica. Mi resi definitivamente conto che non avevo la stoffa per resistere in quelle condizioni durante molti giorni di seguito (nel mondo del teatro, che è stato poi in seguito il mio ambito professionale, succede spesso che si provi fino a tarda notte, ma si tratta in genere dei giorni prima del debutto, e non durante un mese intero).

Ritornando alla mia vita a Barcellona, il caso volle che durante i primi mesi di convivenza il mio ragazzo si trovasse nel paro, ovvero disoccupato.

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Montjuic, la collinetta al lato del porto di Barcellona

Quando rientravo a casa, morta dal lavoro e stroncata dall’aver parlato tutto il giorno in lingue che non fossero l’italiano, crollavo sul divano dopo cena e lui, da appassionato di film com’è, mi proponeva di vederne uno insieme. Il problema era che spesso era già mezzanotte ed io mi addormentavo regolarmente davanti allo schermo acceso (a mia ulteriore difesa aggiungerei che il film era in inglese con sottotitoli in spagnolo, e che quindi non potevo veramente mai rilassarmi un momento!).

Il mio compagno, al vedermi ronfare beata, mi apostrofava dicendomi che gli sembrava una grande delusione che, essendo attrice, mi addormentassi di fronte ad una pietra miliare della storia del cinema!

Immagino che ormai tutti sappiate che gli orari in Spagna sono diversi: molte imprese, ad esempio, si caratterizzano per la loro flessibilità. Permettono infatti ai dipendenti di presentarsi al lavoro in una fascia oraria compresa tra le 8 e le 9.30 di mattina.

Verso le 11, 11.30 si fa el almuerzo e i lavoratori si concedono una pausa con una seconda e piú abbondante colazione, generalmente a base di un panino con tortilla, o fuet, o jamon o altro.

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Dalle 14, 14.30 si puó andare in pausa pranzo: è normale quindi che si mangi intorno alle tre del pomeriggio , a volte addirittura alle quattro.

Eventualmente c’è anche tempo per una merenda verso le 19 mentre, per quanto riguarda la cena, ci si pensa intorno alle 21 (se va bene), o anche alle 22 inoltrate.

(Nella foto, il fuet, una specie di salame…gnam!)

Dopo i primi mesi di convivenza ho stabilito qualche regola italiana, soprattutto per quanto riguarda la cena, che mi sforzo di non fare più tardi delle 21. Mi preme avere un po’ di tempo per una sana digestione, un filmato e due chiacchiere prima delle ore di sonno e la fatidica sveglia mattutina lavorativa.

Se si tratta di cenare fuori invece, è normale prenotare un tavolo per le 21.30 o le 22, e spesso mi è capitato che fosse alle 23.

In mezzo alla settimana a volte questi orari un po’ balordi  possono essere fastidiosi. L’altro giorno sono andata al Grec, il festival di teatro che si svolge ogni anno al Montjuic, la collinetta al lato del porto di Barcellona. Lo spettacolo era previsto per le 22, e sicuramente non avevano potuto metterlo prima per ovvie ragioni, dato che ci sarebbe stata ancora luce naturale e il teatro richiedeva il buio totale. Si concluse dopo l’una, ed ecco il fiume umano di gente che si precipitava a prendere i mezzi rimasti per tornare a casa, dato che la metro aveva già smesso di funzionare. E mentre correvo, mi chiedevo se fossi l’unica sfigata che il giorno dopo dovesse lavorare e quindi svegliarmi presto, pur essendo piena estate.

A volte mi piace “spagnolizzarmi” un po’: ieri ad esempio, uscita dal lavoro alle 20, vedevo la città brulicare di persone che si godevano la splendida arietta serale sedute nelle varie terrazzine dei bar, di fronte all’immancabile birretta (e chi mi ha già letto sa che l’usanza del “tomarse una cervezabirra” è un’abitudine spagnola che ho rubato con piacere).

Come si fa ad andare diretti a casa con un tempo ed una luce così splendidi? E’ un’arma a doppio taglio però, perché a volte alle 21 sembra ancora pomeriggio e quindi ci si dilunga fuori all’infinito!

A questo proposito devo aprire una parentesi sull’orario “sbagliato” che ha la Spagna e sul perché effettivamente ci sia così tanta luce. La Spagna, geograficamente parlando, si trova sullo stesso piano del Portogallo e dovrebbe averne la stessa ora, che significa un’ora in meno dell’ora attuale, quindi un’ora in meno che in Italia.

Fu Franco (il dittatore) che nel 1942, a seguito di un incontro con Hitler, decise di allineare in termini terrazza- spiaggia- relaxtemporali la sua nazione con le altre dittature, tedesca e italiana. Così fece anche la Gran Bretagna, che fece coincidere il suo orario per i bombardamenti, solo che, a differenza della Spagna, alla fine della guerra tornò al suo orario abituale.

Il risultato? Si pranza e si cena tardi, si va a letto a notte inoltrata, e si fa la famosa siesta!

Tanti turisti mi chiedono se alcuni negozi non facciano orario continuato e chiudano tra le 14 e le 17 per fare la fatidica siesta.

In realtà, di gente che faccia un grande “siestona” non ne conosco, però anche io stessa, quando possibile, mi concedo 20 minuti tra un turno di lavoro e l’altro. Come me, tanti altri miei amici che approfittano per sconnettere il cervello e ricaricarsi di batterie per proseguire la giornata lavorativa.

E se la siesta ce la si concede in spiaggia, magari con bagnetto incluso, meglio ancora!

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