Benvenuti a casa Esperanto

Dopo aver letto con piacere un articolo di una mia bravissima collega, intitolato “Amore oltre le differenze”, e dopo aver incrociato tante donne nel mio percorso di vita con storie simili e parallele, ho sentito il bisogno di spiegare come viene vissuto l’amore e la vita di ogni giorno a casa mia.

Io sono napoletana, mio marito è di Algeri. Mio figlio è nato e cresciuto a Londra.

A far sfondo a questa casa che ha il suono dell’esperanto, c’è Edimburgo.

Vero è che a me le cose semplici non sono mai piaciute, vero è che la cultura e la lingua araba mi hanno sempre attirata, tanto da provare a studiare arabo per un anno all’università. Ma non nascondo che, quando mio marito mi ha chiesto di sposarlo, hanno cominciato ad assalirmi mille domande e dubbi.

“Come sarà? Mi capirà? Mi stancherò un giorno a parlare sempre inglese? Sarà facile condividere le mie tradizioni, sarà accettato dalla mia famiglia, sarò accettata io dalla sua? Come sarà litigare e vivere insieme, come sarà amare Dio in maniera diversa? Come sarà crescere un figlio?”

Ricordo tanti pomeriggi passati da Costa a Swiss Cottage, Londra, a cercare di immaginare tutti questi scenari messi in pratica e trovare tutte le possibili combinazioni, per renderci la vita non troppo complicata. Tutto questo per amore, per l’amore che entrambi avevamo sognato da adolescenti e che fino a quel momento non avevamo trovato. Eravamo l’uno di fronte all’altro, e ricordo bene mio marito rassicurarmi e dirmi “prova a chiudere gli occhi e a fidarti, almeno una volta provaci!”. E così ci ho provato.

Abbiamo organizzato doppio matrimonio, moschea e chiesa nel giro di 4 mesi, entrambi pieni di gioia e emozioni e senza protocolli da seguire, senza interferenze, tutto fatto da noi, senza aiuti o consigli.

Era il 2012 e siamo ancora qui, contro le previsioni di molti amici e parenti, che non avrebbero scommesso un centesimo su questo matrimonio della contraddizione, della diversità, delle lingue che si mischiano, delle fedi che si allontanano per poi scoprire di essere vicinissime, delle tradizioni opposte.

Questo matrimonio va a gonfie vele, è pieno di amore e soprattutto non ci chiediamo mai di cambiare noi stessi e quello in cui crediamo. Ci siamo promessi di accettarci e amarci nelle nostre diversità e di insegnare a nostro figlio esattamente questo: le persone non si cambiano, giudicano o etichettano, si amano e scoprono nei loro mille colori.

A casa nostra si festeggia il Natale, la Pasqua, il Ramadan, l’Eid, si va in chiesa la domenica e in moschea il venerdi, si legge il Vangelo e si legge il Corano.

Si è deciso di fare un viaggio che possa coronare quello in cui crediamo, Israele, per ripercorrere i luoghi che hanno raccontato per la prima volta la storia di Gesù, e il luogo dove si trova la moschea più importante della religione musulmana.

A quanti credono che un matrimonio del genere possa funzionare solo se la donna decide di seguire usi e costumi del marito, mi sento di dissentire fortemente.

Mi rendo conto che la mia è una situazione abbastanza rara, ma credo fortemente che il mondo stia cambiando, e che la famiglia, per come l’abbiamo sempre pensata, stia cambiando. Se si vuole davvero ci si può incontrare e non necessariamente scontrare, come avere curiosità per il cibo di un altro paese non è così diverso dal provare interesse per una tradizione diversa.

Io credo che tra 50 anni quello che siamo oggi evolverà in qualcosa di diverso, ibrido, vivace e colorato.

Credo che i nostri bambini, adulti di domani, non avranno più i limiti e le paure che alcuni hanno oggi, ma si sentiranno davvero cittadini del mondo.

Parleranno una lingua mista, con accenti diversi, cucineranno piatti nuovi, e avranno un concetto di casa diverso, una casa senza porte e senza confini, dove tutti sono i benvenuti, dove tutti possono entrare e uscire senza chiedere il permesso.

Canteranno in inglese, scriveranno in francese, reciteranno in italiano e balleranno musiche arabe, lavoreranno in uffici dove si parla solo giapponese.

Viaggeranno verso nuovi pianeti.

 

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