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Intervista a Pamela, emigrata in Australia con la famiglia a causa della crisi economica italiana.


Quale e’ stata la molla che ha spinto la tua famiglia all’espatrio

Le  politiche del lavoro sbagliate, la burocrazia e le  tasse italiane. Siamo entrambi figli di artigiani, i miei genitori avevano una confezione d’abbigliamento, chiusa nel 2002. E mio marito è “figlio d’arte”: tutti marmisti da generazioni nella sua famiglia. Nel 2015 sono stati stimati 10 suicidi al giorno per la crisi: non penso che si debba aggiungere altro.

Perché  proprio l’Australia ?

Un giorno  mio padre arrivò a casa con il quotidiano locale “L’eco di Bergamo” dove un’articolo offriva posti di lavoro per  marmisti esperti disposti ad emigrare. Fu come accendere una luce in una stanza buia!

Mio marito, che in quel periodo era  in cassa integrazione, si è subito adoperato per mettersi in contatto con la redazione del giornale ma non solo: ha preparato un curriculum e l’ha inviato a tutte le aziende estere che cercavano marmisti. Ha scoperto inoltre che la sua professione è molto richiesta in Canada, e in Australia e anche negli USA (dove però è molto difficile emigrare, specie con una famiglia a seguito) . Non ha invece trovato opportunità valide in Europa. Alla fine è  partito per l’Australia per incontrarsi con il datore di lavoro che aveva messo l’annuncio sul quotidiano della nostra città ma, alla fine, avendo trovato nel frattempo un’offerta migliore, ha deciso di farsi assumere da un’altra azienda. 

Tuo marito e’ marmista da generazioni. Come sono percepite le professioni artigiane in Australia? 

Gli Artigiani sono molto ricercati, purtroppo bisogna avere skills certificate, corsi di specializzazione, anni di lavoro certificati per l’immigrazione. La fama degli italiani, stacanovisti e perfezionisti lavoratori, si è tramandata dalle prime emigrazioni, quando anche tanti bergamaschi sono venuti a lavorare nelle miniere. L’idea del lavoro che si tramanda di padre in figlio non esiste in Australia, per loro è un mito italiano. La manualità e l’esperienza sono  frutto di anni di lavoro e l’Australia è un continente troppo giovane per avere questa ricchezza. Qui tutte le specializzazioni, in qualsiasi settore sono altamente ricercate.

L’Australia e’ un paese di « migranti » e gli italiani sono stati tra quelli che più hanno contribuito al benessere di questa nazione. Esiste ancora un legame tra i migranti di vecchia generazioni e quelli nuovi ? Quali sono i sentimenti diffusi nei confronti degli italiani ? 

I figli degli Italiani emigrati non parlano più italiano, hanno tramandato ricette e usanze, ma ora sono Australiani al 100% . Qui sono tutti orgogliosi di dire che sono un po’ Italiani. Quando sono arrivata  mi vergognavo di dire di essere italiana, ma col tempo ho scoperto che i nostri connazionali che venivano in passato emarginati, si sono guadagnati il rispetto lavorando sodo, e anche oggi è così, non  è cambiato nulla. Chi viene in Australia e pensa che tutto gli venga regalato è destinato a tornare a casa con un pugno di mosche. In Australia gli italiani hanno la fortuna di essere amati, mi sento una migrante privilegiata rispetto ad altre nazionalità, quando mi presento la gente si illumina e comincia ad elencare tutto quello che adora dell’Italia, dal cibo alle città.

australiaCosa si prova a mettere piede su un continente sconfinato e nuovo come quello australiano dopo aver trascorso la prima meta’ della nostra vita a Bergamo ? 

Io amo la natura, non sono una che occupa il suo tempo a “fare le vasche” in centro, mi mancano i miei monti, ma la natura australiana è maestosa. Sono passata dal caos delle città del centro nord, al silenzio. Non fa per tutti, se uno è un’amante della movida notturna qui non resiste, non ci sono le spiagge attrezzate né le grandi discoteche. Se uno è abituato alle mostre d’arte in centro, alle iniziative culturali,  ai palazzi rinascimentali, sappiate che qui non esistono. Si può assistere ad ogni tipo di spettacolo ma  la cornice italiana è un’altra cosa. Per esempio ho assistito ad un concerto di musica classica di altissimo livello in una sala ultra moderna e davver poco suggestiva: dicono che l’occhio vuole la sua parte e  in effetti è così: la musica classica stonava in quell’ambiente che non aveva nulla di “classico”.  Ad ogni modo, piuttosto che una squallida riproduzione da CD, meglio un concerto in una sala ultramoderna. 

Quali sono state le differenze più evidenti  tra il mondo che conoscevi e quello che ti ha accolta downunder ?  

Non ci sono differenze: “tutto” è cambiato.

Abitavo in un paesino di montagna, ora vivo in una metropoli, a cinque  minuti dall’oceano, parlo una lingua diversa e guido a sinistra. Al lavoro qui se la prendono con calma, io ero abituata allo stress del “hai finito?” “ è pronto?” . Le scuole sono diverse: a dodici  anni vanno all’ High school, e che uguale  per tutti e  solo in seguito,  in base alle tue preferenze, sceglierai i corsi da seguire. Se al supermercato finisce il grana padano, è normale che nei mesi successivi non ne arrivi altro e gli scaffali non vengano riforniti. Ho imparato che se trovo una cosa che mi serve la devo comprare subito, perché se finisce rischio di non trovarla più per tanto tempo. Ho smesso di fare paragoni perché ho accettato che qui è così, e se non ti piace, sonp problemi tuoi, non loro.

Come hanno affrontato il trasferimento i tuoi figli ? 

L’espatrio è un mistero: devi andartene per risolverlo. Puoi documentarti finché  vuoi, ma l’ansia che ti accompagna prima di partire non ti abbandona.

Siamo stati un’anno da soli in Italia, io i miei due figli, mentre mio marito era in Australia, e ho pensato che tenerci occupati il più possibile, io lavorando e i bimbi con corsi di musica e sport, era un buon modo per non pensarci troppo. Purtroppo non ha funzionato. Loro erano preoccupati per la nuova scuola,  la lingua inglese, ma entrambi avevano avuto in classe bambini stranieri, e avevano visto che in pochi mesi avevano imparato l’italiano.  Poi avevo spiegato loro che in Australia sarebbero andati in una classe di soli migranti dove per tutto il tempo la maestra li avrebbe seguiti. Dicono che i problemi possano sorgere nel caso di  figli più grandi dei miei.  In tutti i casi, in Italia mio figlio undicenne ha vissuto il suo primo anno delle medie come un un incubo:  è stato preso di mira dai bulli della classe – in quanto pianista e di animo gentile – lo hanno bollato a titolo di spregio come  il “gay” della classe e per questa ragione veniva deriso e vessato.  Ho dovuto farlo seguire da uno psicologo,  a soli undici anni!

Lasciare l’Italia per l’Australia per mio figlio è stata la migliore cura: qui è tornato ad essere un bambino felice. Penso sia un diritto essere spensierati nell’infanzia e da giovani e qui i miei figli sono felici e spensierati, come non li vedevo dai tempi dell’asilo.

Quali sono le difficoltà pratiche  per cominciare una nuova vita in Australia

Il problema del visto è un’ostacolo che per tanti è impossibile superare. Fortunatamente mio marito quando è partito aveva già trovato lavoro, anzi, ha avuto persino la possibilità di scegliere per cui, avendo avuto uno “sponsor” il visto gli è stato rilasciato senza problemi. L’ostacolo più grande è stata la lingua: per un visto lavorativo devi avere un livello di inglese commisurato alla professione, ma per basso che sia il livello richiesto per il tipo di lavoro di mio marito,  ha dovuto studiare un anno e ripetere il test 3 volte. Ma è stato il nostro eroe: se non era per lui non eravamo qui ora.

Hai avuto modo di rapportarti con  altre donne expat ? Che esperienza e’ stata quella del confronto ? 

Ogni expat ha la sua storia, ho conosciuto tante famiglie italiane, e tante straniere, così come ho incontrato rifugiati politici e  donne che scappavano dalla guerra. Ora sto frequentando un corso di inglese governativo, dove siamo quasi tutte donne: è una babele di lingue e colture, ci scambiamo le ricette, ci diamo consigli reciproci.  Se una ha un problema viene riempita di consigli su cosa fare e dove andare. Vivere il multiculturalismo mi ha cambiato: prima ero sicuramente più diffidente, ora ho imparato a non giudicare un libro dalla copertina.

Come vedi e cosa provi per l’Italia adesso, dalla nuova prospettiva in cui ti trovi ? 

Sinceramente? Mi sembra un manicomio.  So che è tremendo da dire, ma la prospettiva che davanti agli occhi dal punto di osservazione dove mi trovo adesso  è questa. Io che sono figlia degli anni 90′ dove tutto era possibile, ora vedo un paese che non riconosco più.

Non mi sento più parte di quell’insieme, dove se sei una voce fuori dal coro vieni emarginato, dove devi essere vestito in un certo modo, seguire le mode e via dicendo con cose assurde di questo genere. Si sono persi dei valori in cui credevo, io preferisco più “essere” che apparire. Mi sento delusa profondamente, come puoi insegnare i Italia ai tuoi figli un valore come il “rispetto”, dove nessuno ha  più rispetto per l’altro…

Un tuo pensiero  per tutte le donne italiane con famiglia o senza che vorrebbero lasciare il nostro paese 

Bisogna essere pronti al cambiamento, pensare di portare la tua vita all’estero così com’è in Italia  è irreale.

Se si è pronti ad aprirsi rimarrete stupiti di quanto avete da dare e da imparare.  Imparerete ad essere umili a farvi aiutare, e voi stessi imparerete ad aiutare.

Non abbiate paura per i vostri figli, saranno il vostro sprono ad aprirvi: vi troverete in casa amici da quattro nazioni diverse, che vi spazzoleranno la teglia di lasagne. Le donne italiane hanno un difetto che all’estero diventa  un pregio: sanno  chiacchierare e fare amicizia con tutti coinvolgendo chiunque, per cui abbiamo in dotazione il pacchetto completo per conquistare il mondo!

Pamela famiglia spiaggia

2 commenti
  1. Valentina Napoli
    Valentina Napoli dice:

    Ciao!! Io sto applicando il visto per Brisbane, a febbraio se tutto va bene sono in Australia! grazie per aver condiviso la tua esperienza, so che non sarà facile soprattutto a 33 anni, ma hai confermato molti motivi per i quali voglio partire! In bocca al lupo!!

    Rispondi
    • Pamela
      Pamela dice:

      Ciao Valentina è vero all’inizio non sarà facile, in quanto devi ricominciare tutto ma dopo i primi 6 mesi si sistema tutto. Qui tutti mi hanno detto che se resti due anni non ritorni più a vivere in Italia, stringi i denti all’inizio poi vedrai più il tempo passa più sarà facile. I’m so proud you!

      Rispondi

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