bilingui

SUPPORTO EXPAT: BILINGUISMO

Comunemente quando sentiamo parlare di bilinguismo pensiamo a qualcuno che conosce perfettamente due lingue, che è cresciuto con queste due lingue, ne conosce tutti i segreti grammaticali e lessicali, oltre ai rispettivi codici socio-culturali e comportamentali. Restiamo sorpresi nel renderci conto che in genere non è così. Anche la persona cresciuta a contatto con due lingue avrà una lingua dominante e una minoritaria. E’ difficile che abbia avuto l’occasione di un’esposizione completa e bilanciata ad entrambe le lingue e che conosca a fondo le culture che vi appartengono. Ciò non toglie che ci siano persone con ampie e approfondite conoscenze di due o più lingue. In genere è più facile che questo avvenga nei cosiddetti bilingui precoci, ovvero chi è cresciuto sin dalla primissima infanzia esposto in maniera equilibrata e costante a due lingue.

L’età di introduzione della seconda lingua deve essere compresa entro i primi tre anni di vita, in questo caso si parla anche di bilingue simultaneo, contrapposto al bilingue consecutivo che ha appreso una seconda lingua nell’arco temporale tra i 3 e i 7/8 anni di età. Il bilingue consecutivo avrà comunque una capacità di imparare la seconda lingua senza accento e la grammatica a livello di madrelingua. Le fasce di età sono indicative e anche le competenze raggiungibili, in quanto tutto dipende sempre da vari fattori: innanzitutto una predisposizione genetica del bambino, infatti ogni individuo ha delle predisposizioni che permettono un accesso più o meno agevolato a determinate competenze e ciò è valido anche per le lingue.  Poi i tempi di esposizione alle due lingue: essere esposti ad un programma televisivo in un’altra lingua né un’ora di gioco alla settimana farà di noi dei bilingui. Più l’esposizione è costante e prolungata migliori saranno i risultati in termini di competenze linguistiche.

L’evoluzione dei livelli delle due lingue è un altro elemento importante: il linguaggio a 3 anni non è lo stesso a 5 o a 7, ciò significa che il livello linguistico cresce insieme al bambino. Se si viene esposti ad un linguaggio elementare quando si hanno già competenze cognitive maggiori, la nostra capacità comunicativa non migliorerà. In sostanza, non possiamo leggere La Pimpa e guardare i Teletubbies a 7 anni se vogliamo che il nostro linguaggio progredisca e ciò vale per entrambe le lingue nel caso dei bilingui. Quindi anche i genitori o i referenti per le due lingue devono adeguare il proprio linguaggio. Vi ricordo che in genere parlo di due lingue ma intendo più lingue, ovvero gli stessi principi si applicano anche a più lingue con le dovute precauzioni che vedremo in seguito.

La motivazione è anche uno dei fattori chiave per l’apprendimento linguistico: non mi stancherò mai di ricordarvelo, se non c’è motivazione non c’è apprendimento. Se il bambino non vede la ragione per parlare una lingua, si limiterà a ciò che gli serve. Quindi il consiglio è sempre trovare occasioni di incontro, comunicazione, interazione con altri bambini, o situazioni stimolanti che mostrino al bambino  perché è utile quella determinata lingua. Non dimentichiamo che un adulto può voler imparare una lingua perché è bella, musicale, suona bene, gli ricorda qualcosa o qualcuno, è legata a posti interessanti, può agevolarlo professionalmente, tutto ciò per un bambino non ha valore, quello che vede è solo uno strumento comunicativo: o gli è utile oppure no.

Se invece si inserisce una seconda lingua dopo gli 8 anni si parla di bilingue consecutivo. Può essere il caso di migrazioni, situazioni in cui ci si trova a far fronte a nuove realtà comunicative e abbiamo necessità di adattarci. Qui la motivazione in genere non manca, può mancare l’entusiasmo forse dovuto al trasferimento, ma la necessità di comunicare ci spinge ad apprendere almeno le basi. Se la lingua viene introdotta in questa fase per esigenze di studio vale sempre la regola che il bambino deve sentirsi motivato ad usarla, tenendo conto di un’ulteriore difficoltà: a otto anni un bambino ha esigenze comunicative e capacità cognitive già sviluppate quindi ritrovarsi a balbettare potrebbe risultare frustrante. Importante è in questa fase tenere conto di questa maggiore consapevolezza.

Tutti avremo notato quanto sia più faticoso imparare una lingua da adulto. Andiamo ad esaminare nel dettaglio cosa risulta più difficile.

Il lessico è la parte di una lingua che resta accessibile per tutta la vita. Si possono imparare parole nuove a qualsiasi età e in ogni lingua, fatto salvo il problema del declino della memoria. La grammatica abbiamo visto che può essere imparata a livello di madrelingua fino all’infanzia. All’interno della grammatica è interessante notare che la categoria più difficile da apprendere da adulti è quella delle preposizioni: avete notato come sono difficili da imparare nelle lingue straniere? Ebbene, anche per il bilingue risultano categorie ‘aperte’ nei primi anni di vita, in seguito saranno sempre più difficili da imparare correttamente. Anche il bilingue precoce e simultaneo può mostrare difficoltà nel distinguere l’uso corretto delle preposizioni nelle sue lingue e questo in parte è dovuto al fatto che il loro uso non è logico, ma spesso è solo funzionale. Ovviamente stiamo generalizzando, è chiaro che un traduttore di professione avrà accesso alla grammatica di una nuova lingua con maggiore facilità di altri, molto dipende anche dalle nostre conoscenze pregresse.

A proposito di conoscenze, la prossima volta vi racconterò la storia di un giocatore di scacchi olandese: Adriaan de Groot.

Giovanna Pandolfelli

7 commenti
  1. margherita
    margherita dice:

    Grazie Giovanna per queste delucidazioni. I miei figli capiscono perfettamente l’Italiano, perché io gli parlo sempre in Italiano, e spesso anche il padre pur non essendo di lingua madre, ma loro ci rispondono in inglese, tranne quando sono in Italia e si sforzano di parlare l’Italiano (non con noi pero’), un po sgrammaticato ma comprensibile. In questo caso di che Bilinguismo si tratta? Non li ho mai costretti a rispondermi in Italiano, ora hanno 11 e 6 anni, come posso contribuire a migliorare la loro seconda lingua?

    Rispondi
    • Giovanna Pandolfelli
      Giovanna Pandolfelli dice:

      Ciao Margherita, il tipo di bilinguismo dei tuoi figli puo’ essere definito in base all’età di esposizione alla seconda lingua. Se sono stati sempe esposti all’italiano si tratta comunque di un bilinguismo precoce e simultaneo, non sarà un bilinguismo bilanciato (difficilissimo da ottenenre…) in quanto una delle due lingue è molto più forte dell’altra. La questione è che non hanno probabilmente avuto sufficiente motivazione alla produzione orale, divenendo un bilinguismo in parte passivo. Ma al di là della definizione, se la tua esigenza è quella di migliorare il loro italiano devi trovare per loro stimoli che li spingano a parlare, proprio come succede in Italia. Quindi amichetti italiani, attività in italiano, anche film o giochi elettronici in italiano possono aiutare. In casa se riusciste a creare un momento in cui tutti, un po’ per gioco, parlate italiano, che so la domenica a tavola, oppure un partita a Monopoli in famiglia (possibilmente con un Monopoli o altro gioco in italiano) insomma creare le opportunità per usarlo senza costrizioni, ma con il piacere di farlo. Non ti nego che con il bambino di 6 anni hai più possibilità di riuscita, soprattutto perché a questa età ti segue di più in ogni cosa che proponi, ma non disperare, anche a 11 anni se ti capita la giusta opportunità, che so un insegnante di tennis italiano, insomma ovunque abbia piacere di stare tuo figlio e si trovi in maniera naturale a dover usare la lingua. I libri sono anche una grande risorsa se amano leggere. Poi quando sei in Italia sfrutta al massimo la possibilità di comunicazione, portali a visitare cose belle, se ti vedono appassionata ed amante del tuo paese saranno anche più coinvolti e invogliati a migliorare la lingua. Spero che la risposta ti sia stata utile. Grazie e a presto. Giovanna

      Rispondi
      • Margherita
        Margherita dice:

        Grazie Giovanna, risposta utilissima. Miei figli sono cresciuti qui in Irlanda quello di undici anni aveva un anno e mezzo e l’altro ci e nato qui. Loro adorano l’Italia, quello grande dice di essere Italiano essendoci nato, amano il cibo, la gente, le vacanze, i luoghi, e lo parlano quando sono lì, un po’ “Mozzicato” ma si fanno capire, basterebbe un mese in più e sarebbero fluenti. Seguirò tutti i tuoi consigli, abbiamo già la regola che a cena si parla italiano ma è in vigore da poco tempo, poi c’è la nonna su Skype ogni sera quindi magari altera anche quello. Grazie Giovanna, complimenti proprio una bella rubrica.
        Buona serata.
        Margherita

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          • Giovanna Pandolfelli
            Giovanna Pandolfelli dice:

            Mi sembra che siate già sulla buona strada, insisti cosi’, certo anche la nonna su skype aiuta tantissimo, gli affetti sono un’ottima motivazione. Vedi se potesse essere un’idea anche trovare un amico di penna, su fb c’è un gruppo con questo nome e ti mettono in contatto con altri bambini italiani in Italia e nel mondo. Mia figlia ha cominciato da poco ed è entusiasta all’idea. Buona serata anche a te!

  2. Luisa
    Luisa dice:

    Interessante, grazie. Sarebbe bello avere dei.riferimenti bibliografici per approfondire, se esistono. In particolare ero curiosa riguardo alla definizione bilingue consecutivo: nel secondo capoverso dici che identifica coloro che hanno appreso una seconda lingua tra i 3 e i 7/8 anni, mentre nel quinto capoverso la stessa definizione è usata per chi ha imparato una seconda lingua dopo gli 8 anni. Qual è la definizione giusta? Grazie, Luisa

    Rispondi
    • Giovanna Pandolfelli
      Giovanna Pandolfelli dice:

      Ciao Luisa, grazie del tuo commento. In raltà neanche i ricercatori in materia sono d’accordo sull’età esatta, quindi gli 8 anni sono puramente indicativi. Dobbiamo sempre tenere presente che stiamo parlando di persone e quindi le differenze individuali e le diverse condizioni di vita sono variabili che influenzano lo sviluppo linguistico. Quanto ai riferimenti bibliografici ti consiglio di leggere François Grosjean Bilinguismo. Miti e realtà Mimesis edizioni. Un altro riferimento sono anche le opere di Franco Fabbro, un po’ più tecniche. A presto, Giovanna

      Rispondi

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