Bisogno di A-more

Il gioco delle parole di San Valentino

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“More” illustrazione di Cristina Basile

Questo post, ancor prima che una descrizione esaustiva dei miracoli di San Valentino, è una sfrenata voglia di giocare con le parole per rinnovare il senso di ciò che spiegano.

È l’applicazione in scala ridotta di quello che i mistici chiamano il “linguaggio degli uccelli“.

Ossia: lo stravolgimento della struttura di una parola, per vedervi tra le lettere, in mezzo, sopra e sotto, un significato altro da quello abituale, un messaggio divino letteralmente nascosto tra le righe.

Come tutti i giochi, anche questo è da prendere sul serio.

Anche quando non è teso alla ricerca di Dio, il gioco è liberatorio, inventa nuove possibilità, stuzzica l’immaginazione, rende più ironici noi e più malleabile la pasta di cui è fatto il mondo.

Soprattutto, svolge queste funzioni quando si avvicina il giorno in cui tutto è a forma di cuore.

Per chi prende sul serio il 14 febbraio, le reazioni vanno dalla frivolezza alla riluttanza.

Chi è in coppia offre all’amato un gadget rosso, di peluche, che magari parla, dice ti amo e sputacchia stelline.

amore

Colei che è single, più di altri giorni, se ne bea o se ne rammarica. 

Contenta di non essere appaiata, farà una lista dei vantaggi di questa condizione che, a volte, somiglia paurosamente a quella di chi non ha un cane: sono libera/o di viaggiare, la casa non è sporca, ho accesso a tutti i ristoranti.

Coloro che invece non lo sono e idealizzano la relazione, finiranno presto o tardi per citare Bridget Jones e per fare riferimento ad una cena con l’amico “Gelato”, un uomo a forma di secchiello che si può mangiare direttamente dal cartone.

Il tipico ventaglio di sensazioni indotte, se la festa è comandata. Che parola spaventosa!

Ma visto che dall’altra parte del comandato c’è il creato, da illustratrice ho deciso di cimentarmi in un gioco che illustra parole ed espressioni legate al San Valentino, per il gusto di demistificarle.

Per aderire a questo nuovo vocabolario in cui, alla voce amore, si troverà la definizione “tavolo senza more che un attimo prima ne era pieno, perché le tue amiche sono delle mangione”, e in cui l’anima gemella è scritto con una elle sola, è necessario che, in quanto a credenze sull’amore, stiate alla frutta.

Beninteso: questo gioco è anche per voi se avete voglia di ricreare le parole che altri hanno riempito di un senso che non è il vostro e per giunta al posto vostro, ed è da continuare nei commenti o da soli su un quaderno.

W l’a-more!

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“Animagemela”, illustrazione di Cristina Basile

2 commenti
  1. Katia
    Katia dice:

    Stupenda l’anima geMela!

    Grazie per questo piccolo condensato di originale ironia su un tema così bistrattato come la ricorrenza di San Valentino. E poi sono così d’accordo: giocare è affar serio!😊😊
    Katia

    Rispondi
    • Cristina
      Cristina dice:

      Ciao carakatia! Permettimi di chiamarti così, sono ancora sotto l’effetto dell’articolo. Sono contenta ti sia piaciuto e che anche tu sdrammatizzi…ciò non toglie che io i cioccolatini di ieri sera li abbia molto apprezzati 😉 un bacio (quello al cioccolato col bigliettino dentro)

      Rispondi

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