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Signori e signori, vamos de bodorrio!

Ebbene: ho detto il fatidico sì, qui in Spagna. 

Il matrimonio si è celebrato ormai un mese fa, eppure la parola marito non mi entra proprio in bocca… ce la farò ad abituarmi?

Per ora lo vedo come un termine che mi invecchia di dieci anni, così diverso dal dire “il mio ragazzo” e sentirsi una teenager in piena fioritura!

Complessi dei post-trentenni a parte, è stato tutto favoloso.

Lo rifarei mille altre volte. Infatti, è un peccato che sia volato tutto così in fretta.

  • L’organizzazione: 

La decisione di sposarsi è avvenuta un anno fa e abbiamo vissuto l’intera organizzazione con molta serenità.

Spesso erano le persone stesse che mi chiedevano come andavano i preparativi che mi innervosivano.

Sembrava che dovessi parlare del matrimonio in ogni momento (tema che tra l’altro mi annoiava un po’), quando invece la vita correva con altre esperienze e progetti da raccontare.

Bodorrio è una parola colloquiale spagnola che deriva da”boda”e significa matrimonio, facendo riferimento alla festa che ne segue.

Ed è proprio per il bodorrio che ho scelto di sposarmi qui in Spagna.

Quando se ne era parlato avevamo sempre ipotizzato che sarebbe avvenuto nel mio luogo del cuore, il lago di Como.

Arrivato il momento di concretizzare però, ho capito che organizzarlo qui mi sarebbe stato molto più facile.

Mi avrebbe permesso di incastrare prove d’abito e menu tra una visita guidata, lo spettacolo di teatro e speakeraggi vari.

Inoltre, avevo assistito a matrimoni alla spagnola in passato e mi aveva ammaliato l’energia festosa che contagiava gli invitati e rendeva unica la celebrazione.

Per scegliere il ristorante ne abbiamo visitati tre.

Il terzo, una masia rurale con un bellissimo giardino e un interno caldo e famigliare, mi ha ricordato subito la casetta al lago della mia nonna.

Inutile dire che ho sentito che un pezzettino della mia infanzia sarebbe stato con me e su quest’ultimo è ricaduta la nostra scelta!

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Si trattava di un matrimonio religioso e quindi ci è stato richiesto di assistere al corso per fidanzati.

Secondo quanto riferitomi, è stato molto più leggero rispetto alla versione italiana (soltanto due sessioni da un’ora ognuna).

Noi l’abbiamo anche trovato interessante: era condotto da una coppia di mezza età di ampie vedute, con cui ci si scambiava punti di vista sul tema della coppia, della famiglia, etc.

Al momento di cercare la chiesa, eravamo d’accordo su una piccolina e raccolta.

Io sognavo già un eremo romanico!

Purtroppo però, la maggior parte di quelle che trovavo erano in cima ad un monte, e immaginavo che le invitate dotate di tacchi avrebbero avuto tutt’altro che parole d’amore per noi, una volta arrivate.

Abbiamo scelto la bella chiesetta di Alella,  proprio nel paesino del ristorante che ci piaceva, a 10 km da Barcellona.

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Alella, Barcellona, la chiesa, del nostro matrimonio.

Per sposarmi ho dovuto far aprire l’espediente matrimoniale e consegnare l’atto di battesimo con timbro dell’arcivescovato di Milano e l’atto di nascita.

Quando si è trattato di scegliere il vestito e le scarpe, è stato tutto piuttosto rapido.

Un altra sorpresa è stata scoprire Chiara, designer floreale di ordine milanese, responsabile di una fioristeria nel bel quartiere di Gracia.

Ha un gusto raffinato e si è rivelata una persona splendida, motivo per cui l’abbiamo subito ingaggiata.

  • La preparazione:

La cosa più bella del nostro matrimonio è stata la possibilità di condividerlo con le persone che amiamo, motivo per cui volevamo celebrarlo.

Alcuni dall’Italia non sono potuti venire ma era come se fossero lì con noi.

Nella fase “trucco e parrucco”, ero costantemente sotto l’obiettivo della mia amica greca Sylvia Kouveli, venuta apposta da Atene per presenziare il matrimonio ed essere la nostra fotografa professionale.

Ho conosciuto Sylvia nel 2014 durante il corso di catalano.

Purtroppo per me, ha abbandonato Barcellona (è temporale, vero Sylvia?) ed è tornata in patria. Sue sono le foto di questo post.

Per il make up mi sono affidata alla bravissima Sandra Morte.

La scelta di una truccatrice mi è risultata difficile.

Vedevo tanti di quei ceroni sul web che avevo paura di finire nelle mani sbagliate, e invece sono rimasta pienamente soddisfatta!

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Il fiore nei capelli

Ad accompagnarmi in una giornata così speciale c’era anche un po’ della mia bella Turchia.

In testa indossavo un elaborato fiore in tessuto opera della ex moglie di mio fratello, stilista a Istanbul.

  • La cerimonia:

La cerimonia, pomeridiana, è durata poco.

Il prete ci aveva già avvertito che non avrebbe celebrato la messa intera per non rischiare di officiarne troppe nella stessa giornata. (Io avevo già assicurato a mia mamma che anche questo formato sarebbe comunque stato valido).

Al momento della famosa entrata della sposa, che avrebbe dovuto scatenare lacrime di commozione, non è suonata la marcia nuziale.

Mi sono ritrovata con gli occhi fissi addosso di 70 persone e un silenzio imbarazzante.

Ho prontamente iniziato a cantare le prime note musicali per uscire dall’impasse e scatenare fragorose risate tra gli astanti. Poi, finalmente, il prete ha premuto il play, la marcia è iniziata e abbiamo raggiunto l’altare.

Il nostro matrimonio è stato sicuramente più divertente che emotivo, in pieno nostro stile!

Poi, grazie alla voce della nostra meravigliosa amica Valentina Londino che ci aveva raggiunto dalla Svizzera, sono arrivate anche le emozioni.

Il pubblico è rimasto così estasiato dalla sua esibizione che l’avrebbe fatta cantare tutta la notte!

La cerimonia è avvenuta in spagnolo, con una lettura in italiano declamata da mia mamma.

Io stessa ho pronunciato i miei voti in italiano e Alberto in spagnolo.

Inoltre ho detto “Io Alberto, prendo te…” scatenando una seconda fragorosa risata quando mi sono poi corretta dicendo “Io Caterina”.

  • Il bodorrio:

All’entrata della Masia era stato organizzato l’aperitivo tra cui spiccava il mega prosciutto, alias Jamon Serrano.

Nota di merito al cameriere specializzato che con destrezza lo affettava e impiattava per gli invitati.

Già quando eravamo stati invitati alla prova del menu eravamo rimasti molto soddisfatti.

Nel fare i nostri complimenti allo chef, avevamo poi scoperto che si trattava di un italiano di Alessandria. Ecco dov’era il trucco!

Una volta che tutti gli invitati si erano accomodati ai tavoli nel salone, si è potuto cominciare a pensare alla cena.

Era il momento dell’entrata degli sposi! Impulsati dall’energia della musica, abbiamo fatto la nostra apparizione in sala ballando un improvvisato country.

La canzone scelta, infatti, era Better Life di Keith Urban.

Gli invitati hanno reagito come desideravo, avendolo già visto fare in matrimoni precedenti: con i tovaglioli!

Tutti ruotavano il tovagliolo in aria a ritmo di musica.

Gi italiani hanno subito capito il gioco e si sono accodati.

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Il Bodorrio: Tovaglioli che ruotano in aria!

Questa graziosa pratica viene spesso ripetuta all’entrata dei camerieri con il primo e il secondo piatto, entrambi accompagnati da una canzone a tutto volume.

L’avevo trovata una maniera così facile di condividere la gioia del momento che l’anno scorso, al matrimonio della mia grandissima amica in Italia, l’avevo messa in atto.

Il dj, incuriosito, aveva esortato il resto degli invitati a fare lo stesso, contagioso com’era il super movimento dei tovaglioli!

Tra le tante musiche selezionate c’era anche quella per il ballo degli sposi.

Non volevamo qualcosa che ci obbligasse a ballare attaccati come due sardine per tutto il tempo, stile Robbie Williams o Bryan Adams. La scelta è caduta sulla versione di Mina di “Il cielo in una stanza”.

Seguendo le sue note abbiamo mosso i primi passi e poi, come vuole la tradizione, lo sposo ha invitato sua madre e io mi sono diretta verso mio padre.

Vedendomi porgergli la mano per ballare, è rimasto piacevolmente sorpreso.

Inoltre, gli ho dato l’opportunità di dimostrare che l’insistenza di nonna (sua madre), nel voler farlo ballare a tutti i costi, aveva dato i suoi frutti: abbiamo fatto un figurone!

Durante un matrimonio spagnolo si usa dedicare un momento per consegnare dei regali a qualcuna/o a cui siamo particolarmente legati.

Ne abbiamo approfittato per consegnare un regalo alla nostra strepitosa cantante Valentina e concederle il momento del meritato applauso.

Io ho poi speso due parole di ringraziamento per la mia amica Montse, conosciuta a New York e grazie alla quale ho viaggiato a Barcellona e incontrato mio marito. (Sì, l’ho detto!).

Seguendo un’altra tradizione catalana, abbiamo regalato due bouquet alle nostre rispettive mamme. Occhi lucidi per entrambe e grandi abbracci.

Ogni tanto, guardandomi in giro, vedevo le mie amiche “storiche” italiane chiacchierare con le mie “nuove”, acquisite a Barcellona.

Poi lo sguardo ricadeva sui miei cugini, nipoti, zii italiani e su mio fratello venuto dalla Turchia. 

Il cervello andava per un attimo in stand-by. Non riuscivo a capire come potessi averli tutti insieme davanti agli occhi, fuori dal contesto in cui ero abituata a vederli.

E poi ricordavo perché fossero lì, il grande regalo che mi avevano fatto, lo stare insieme nella mia terra adottiva.

Quando poi è entrata la torta abbiamo ritirato le statuine e le abbiamo consegnate a una coppia di amici, gesto che significa che li invitiamo caldamente ad essere i prossimi a sposarsi. Potete immaginarvi la faccia di lui, che da anni non ne vuole sentire parlare, ma la ama…sì che la ama!

Finita la cena, tutti a ballare.

Anche qui, si va davvero di bodorrio, perché in Spagna la fiesta è fiesta per tutti. Balla la nonna, la bimba di sei anni, lo zio, tutti insieme.

Il pullman di ritorno per Barcellona era alle 3 di mattina, quindi tutti hanno resistito fino a quell’ora.

L’alcol scorreva a fiumi perché i famosi cubatas/cockatil fatti qui si versano in quantità mooolto generose.

Insomma, se vi volete sposare in Spagna, vi divertirete tanto!

Però, la luna di miele, deve essere rigorosamente italiana.

Noi siamo andati a farci coccolare nella nostra amata Sicilia.

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3 commenti
  1. Rossella
    Rossella dice:

    Un articolo capace di emozionare qualsiasi donna innamorata (e non ancora sposata). Aspetterò lo svolazzare dei tovaglioli anche al mio matrimonio, bella idea.

    Rispondi

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