bonn-pensieri-itineranti

Quadro dipinto dall’autrice

Come al solito non pretendo di scrivere un saggio di filosofia o di linguistica.

Questi sono pensieri itineranti e anche peripatetici, nel senso che mi vengono alla mente soprattutto mentre cammino.

Ora, il collegamento tra il muovere i piedi ad un passo ritmico e il pensare alla mia vita all’estero non so quale sia ma, caso vuole che, quando faccio lunghe passeggiate, mi vengano in mente riflessioni forse non proprio sensate e non proprio utili, ma sicuramente spontanee e veraci.

Quindi, prendete tutto con un pizzico di sale e, se quello che affermo è un pochino troppo eccentrico, fatevi una bella risata. Il blog serve anche a questo: a tirarci su il morale!

Quando si è in un altro paese si impara o si tenta di impararne la lingua, cosa non facile in alcuni casiOra io mi domando: cosa succede nella nostra testa, o meglio, a noi stesse quando si parla in una lingua diversa da quella madre?

Ecco! Non lo so, propriamente. Io non cambio sicuramente personalità, questo no, ma affronto i problemi in maniera diversa.

La lingua influisce nel modo di guardare la vita e fronteggiare una situazione spiacevole o piacevole, certo nulla di radicale ma le sfumature in alcuni casi contano, come si dice “the devil is in the detail”!

Allora, quando penso in romano sono più schietta, una schiettezza bonaria direi: non sono arrabbiata ma veracemente onesta con me e con gli altri: “che stai a dì!”, riferito a me e all’interlocutore riporta tutta la questione sul pianeta Terra e richiede una spiegazione di dettagli e motivazioni.

Il romanaccio è però un pensiero aperto, “il che stai a dì” può essere detto con varie intonazioni e può cambiare intonazioni nel monologo interiore. E lo stesso vale per “ma che davero…davero…!” che può essere aiutato e coadiuvato da un “ma anvedi un po’!”

Insomma, si ribadisce in un certo senso il proprio punto di vista e la propria esistenza, e si sostiene l’insensatezza dell’altra opinione ma con un’aria interlocutoria e sorpresa, cioè si riporta tutto a livello zero e si tenta di capire motivazioni e contro-motivazioni, perché quello che abbiamo sentito non ci pare giusto o razionale e quindi lo diciamo. Questo non vuol dire che precludiamo ogni possibile spiegazione o possibili cambiamenti d’opinione.

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Quadro dipinto dall’autrice

L’italiano è meno schietto e più chiuso all’altro forse perché l’onestà “romanaccia” non esplode nel nostro io e, soprattutto, non viene buttata in faccia a un interlocutore attonito.

Può essere utilizzato anche per esprimere chiarezza ma quello stupore iniziale del romanaccio viene perso, cioè non si dice chiaramente che il messaggio sentito sembra fuori di testa! Un peccato però, un poco di leggerezza verace nel prendere la vita non fa male e l’onestà ha anche i suoi punti forti. Quindi un pensiero più pacato ma anche meno divertente.

Per quanto riguarda l’inglese forse dipende da dove si è vissuto e in quali contesti è stato utilizzato, visto che è una lingua internazionale e non si può far di tutta l’erba un fascio.

Per me, però, esprime una gentilezza formale e serve a ribadire la tesi che si vuol sostenere: il “sorry” ripetuto all’infinito perde di significato:sorry for double posting”! Ecco, non penso che a nessuno importi veramente di aver mandato un messaggio un paio di volte, l’importante è che il “cotale” messaggio sia giunto a destinazione.

E il “np”, il famoso “no problem”, chiarisce il concetto che tento di esprimere o, forse, lo spero. Quando sento “no problem” mi rigiro nella tomba in cui spero di entrare il più tardi possibile. Poi forse per voi ha un significato diverso! Insomma, tanto carina questa espressione a me non sembra: a buon intenditore poche parole.

Poi giungiamo al tedesco. Che dire! È la lingua che ti indica dove hai sbagliato. Tutte le cose sbagliate vengono dette in modo tale che non ci sia dubbio: hai fatto una “boiata” e te lo dico a chiare lettere così capisci e non la fai più. A volte è importante essere chiari e onesti ma a volte non va bene: insomma un poco di gentilezza e tatto non guastano!

Ognuno poi ha le sue esperienze e le sue impressioni, in fondo questi sono solo pensieri peripatetici, buttati lì, però un briciolo di verità c’è, almeno la mia verità. Penso in una lingua o in un’ altra secondo l’occasione e a chi mi è di fronte: noi che parliamo più di una lingua abbiamo molti strumenti e li dobbiamo utilizzare a nostro vantaggio.

Voi cosa ne dite?

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