Vivere in un paese non del tutto sviluppato (ottimista, io), dove la sanità non ha standards europei significa che devi pianificare anche quando essere malata.

Certo, per un’emergenza il Sud Africa è vicino. Ma quei 138 km devi farteli comunque, se ne hai bisogno. Io avrò bisogno di assistenza nei giorni successivi all’operazione, dunque non mi resta che tornare in Europa. Come si dice in inglese (scusate lo slang): ‘shit happens‘.

In ospedale, mentre aspetto la mia operazione, scrivo.

Sì, sarà anche l’effetto dei calmanti che danno prima di un’anestesia. E io per fortuna domani sarò già fuori di qui. Divido la stanza con una ragazza bionda giovane, credo lituana, dall’accento. Sono una professionista del riconoscimento accenti, io, posso dirti anche se sei di Bordeaux o di Marsiglia. Lei, poveretta, di notti qui ne passerà 10. Io solo una. Inshallah.

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Di colpo, dalle strade polverose di dove vivo, mi ritrovo su un lettino regolabile al millimetro di un ospedale pulito e profumato. La sanità europea! Sai che dormita mi farò stanotte!

Vero, la stanza doppia costa come un hotel 5 stelle, e la grande delusione arriva con la cena. Io non aspetto un’operazione all’intestino, datemi qualcosa di sostanzioso. Con quel che costate non dico caviale, ma neanche un uovo sodo e due fette di pane in cassetta!

Tornando alla comodità del letto… Io non viaggio mai 5 stelle. Qualche volta mi concedo l’ultima notte in un hotel più elegante giusto per riposarmi, dopo i miei viaggi eclettici fatti di trekking e diving. Le 5 stelle non rientrano comunque mai nel mio budget.

Infatti, rifletto sui costi della sanità.

Non metto in dubbio le spese per macchinari e prodotti chimicoradiattivi, ma c’è veramente un motivo se una notte in clinica costa 450 euro? Ovviamente antidolorifici, acqua e calze per la circolazione sono fatturati a parte. Persino 14 Euro di sapone disinfettante. E anche il termometro e la bottiglia d’acqua. Me ne intendo di amministrazione e so che ogni singolo trattamento o prodotto ha un fatturato e una linea di budget (come si chiama in gergo) differente, ma 450 euro per un letto e poi mi trovo la fattura di 0.16 euro per una dose di paracetamolo? Ridicolo. Ad ogni modo la mia riflessione è  un paragone con il paese da cui vengo.

I miei amici in Lesotho non hanno l’assistenza sanitaria ‘gratis’ come un italiano (gratis è un eufemismo, ma sempre meglio contribuire con le tasse al benessere della società, che non potersi permettere le cure quando sei malato come in molti paesi). Né hanno un’assicurazione aggiuntiva che ti copre parte delle spese non rimborsabili, come in Belgio. Insomma, con svariate differenze da paese a paese, tutto sommato in Europa le cose vanno benino se paragonate a altri posti.

I paragoni

I miei colleghi non vogliono avere un’assistenza sanitaria perchè costerebbe loro 20 dollari al mese su uno stipendio con cui  fanno i conti molto prima della fine del mese. Se si ammalano, dicono, ci penseranno in quel momento. Purtroppo quando poi succede qualcosa non hanno i soldi o non hanno la priorità negli ospedali. I bambini si ammalano di tubercolosi perchè i genitori li curano come fosse influenza. Gli adulti accorciano la loro vita anche solo a causa di un’infezione a un dente. Ed io, sdraiata sul comodo letto della clinica semi-privata, mi lamento dell’uovo sodo.

Aspettando la sala operatoria, scrivo. (“Scrivo: dunque esisto”, è il mio motto). Comoda comoda. Non ho dovuto muovere un passo da 24 ore, ho un team di infermieri al mio cospetto e anche questa pasticca di non so quale calmante fa un effetto non male. Non fosse un forte ansiolitico, dovrebbero prescriverlo a un sacco di gente che conosco.

O darlo come sonnifero durante le turbolenze dei nostri lunghi voli intercontinentali.

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