brexit

Brexit: aspettando il verdetto

In attesa del verdetto referendario su Brexit – ecco tre riflessioni dall’Inghilterra (Luigina, Sheffield ed Elena, Londra) e dall’Irlanda del Nord (Margherita, Derry) su questa difficile settimana in UK.


 

DA LONDRA

brexitNei miei 18 anni a Londra sono spesso tornata in Italia, per lavoro o in vacanza, dove ho spesso sognato di dovere rimanere in Italia senza poter ritornare a quella che per me è casa. Ogni volta il risveglio angosciato, seguito poi dalla realizzazione che era solo un sogno, o meglio un incubo. Ora, con Brexit, sembra che il mio incubo si stia avverando!

Facciamo un passo indietro: perché si è arrivati a questo referendum? I motivi sono vari ma quello che, erroneamente, viene considerato il motivo principale è l’immigrazione. La prima grossa ondata immigratoria, in tempi recenti ovviamente, si è avuta negli anni di Blair (fine anni 90, inizio 2000) quando, all’insaputa della popolazione, il governo aprì le porte, soprattutto agli extraeuropei. Ci fu grande malcontento nella popolazione quando questi fatti vennero alla luce, soprattutto per la carenza di scuole, case e strutture sanitarie. Una immigrazione che sicuramente cambiò la struttura della società. Con l’ingresso dei paesi dell’est Europa nella UE, c’è stata una grande migrazione da parte di questi paesi, unitamente a quella dei paesi “tradizionali”, Italia in testa. La conseguenza più tangibile è nella quotidianità: carenze di scuole, di abitazioni, lunghe code al pronto soccorso, dai dottori. La Gran Bretagna  ha accolto e continua ad accogliere con molta tolleranza ma è chiaro che non può accogliere tutti, soprattutto chi viene solo per accedere al generoso sistema di sussidi.

In realtà il vero tema è economico/politico: dalla difficoltà ad espellere i criminali per rispettare i loro diritti umani alle quote latte. Nonché il contributo annuo che il paese deve pagare alla UE. La percezione è che i politici che siedono nel parlamento europeo siano solo dei “fat cats“, cioè persone che pensano solo ad intascare alti stipendi e benefici, in più senza considerare il benessere dei popoli. Ma questo è un argomento che potrebbe riguardare tutti i paesi europei: pensiamo ad esempio alle arance siciliane che vanno al macero per non superare le quote comunitarie.

E’ vero che la GB è uscita dalla crisi post 2008 prima degli altri paesi europei per aver mantenuto la propria moneta, a dimostrazione forse che la moneta unica era un’utopia. Ma è un’Europa unita, federale, sul modello americano, un’altrettanta utopia?

Torniamo a Brexit. Nessuno ha spiegato finora cosa un’eventuale uscita dalla UE comporterebbe per gli stranieri che vivono e risiedono in GB, né tantomeno agli inglesi che vivono nel “continente”. Diventeremo improvvisamente stranieri in bisogno di visto? Dovremo rimpatriare? Nessuno sa o vuole rispondere a queste domande, togliendo il sonno agli expat!

Fino a qualche giorno fa i sondaggi davano per certa la vittoria degli “out”, cioè fuori dall’Europa. La campagna ha puntato soprattutto sull’immigrazione, indicandolo come uno strumento per fermarla. In realtà sembra che questo non sarà comunque possibile. C’è anche un forte desiderio di riprendere la propria sovranità, senza dover sottostare a quanto impone il Parlamento Europeo.

La tragica uccisione della parlamentare Jo Cox, uccisa da un folle mentre si recava al proprio ufficio, in pubblico ed in pieno giorno, ha scosso gli animi. I sondaggi ora indicano la vittoria dell’ “in”, cioè rimanere. La parlamentare infatti era una sostenitrice del rimanere in Europa, manifestando anche il giorno prima della sua morte in barca sul Tamigi con marito e figli, mentre il suo uccisore era uno xenofobo.

Tra pochi giorni sapremo per certo: a mio parere, vinceranno i sì. La GB ha bisogno dell’Europa e soprattutto l’Europa ha bisogno che la GB resti.

Elena – Londra


DA SHEFFIED

Giovedì 16 Giugno era iniziato come una giornata ad alta tensione. Ho passato la mattina ad un incontro di lavoro per discutere di finanziamenti europei e il clima nella stanza, tra i colleghi e gli esperti che erano venuti a spiegarci i dettagli dei programmi di quest’anno, era di pura e semplice paura – paura riguardo al nostro futuro: cosa succederà se perdiamo accesso a questa fonte di sopravvivenza per la nostra ricerca? Cosa succederà a noi, ai nostri collaboratori riguardo lavoro, visti e tasse? Cosa succederà a questo paese? Nessuno, ovviamente, ha le risposte. Sono ormai settimane che ascolto discussioni infinite ovunque vado tra “Leave” e “Remain”, tra chi vuole lasciare l’Unione Europea e chi vuole rimanere, e sono tutte basate su scenari ipotetici su cosa succederà all’economia, all’immigrazione, ai posti di lavoro, al sistema sanitario. La realtà è che tutti ci stanno pensando costantemente. Io non ho il diritto di voto, quindi di solito rimango in silenzio e mi limito ad ascoltare, a meno che qualcuno non mi faccia una domanda precisa. C’è anche un altro motivo per cui preferisco tenere la bocca chiusa, ed è che, per la prima volta in quasi 20 anni da emigrata, ho un po’ paura che qualcuno senta il mio accento straniero e mi aggredisca verbalmente, come è successo a un’amica pochi giorni fa. Incredibile ma vero: molti nella Gran Bretagna multiculturale e tollerante in questo periodo sembrano aver riscoperto un atteggiamento molto nazionalista nel senso negativo del termine. Purtroppo infatti c’è chi si è impossessato della campagna referendaria per usarla come argomento contro gli immigrati, ed anche nella tollerante e “lefty” Sheffield purtroppo ci sono persone che si sentono incoraggiate ad esprimersi in toni molto forti. Nella zona dove abito, a giudicare dai manifesti referendari alle finestre, sembrano quasi tutti orientati a rimanere – e sinceramente mi sento sollevata e anche più sicura, indipendentemente da quale sarà il risultato.

referendum sheffield

Nelle case di Sheffield sono spuntati i poster referendari

Tra amici e colleghi tutti ci stavamo dicendo che il clima stava diventando insostenibile, ma nessuno si aspettava quello che poi è successo giovedì pomeriggio: il brutale attacco alla “Member of Parliament” Laburista Jo Cox, una persona rispettata, appassionata e onesta – oltreché una giovane mamma di due bambini ancora piccoli. Al lavoro tutto si è fermato per alcune ore mentre seguivamo le “breaking news” su Internet, ed un silenzio innaturale e scioccato è caduto quando è stata data la notizia della sua morte. La dichiarazione di suo marito Brendan è stata bellissima e tragica insieme, e infinitamente coraggiosa. Ci vuole coraggio a rispondere ad un gesto tanto pieno di odio con un appello al rispetto reciproco. La sua forza e la sua dignità hanno commosso tutti, di qualsiasi schieramento. Una mia collega abita in una barca sul Tamigi proprio accanto alla famiglia Cox. Ci ha mostrato le bellissime foto dei fiori e pensieri lasciati per Jo da amici e vicini. Ma non sono solo i suoi amici più cari che manterranno vivo il ricordo di questa donna straordinaria che ha segnato così tante vite in così poco tempo.

La campagna elettorale, interrotta per due giorni in segno di rispetto, sta per riprendere e spero che queste parole abbiano l’effetto di far riflettere tutti su quanta violenza sia nell’aria in questi giorni, e su quanto è importante invece non farsi sopraffare dall’odio, dal rancore, dalle divisioni.

Possiamo solo sperare che, qualunque sia il risultato del 23 Giugno, tutti si impegnino alla solidarietà reciproca. Senza dubbio aspetterò i risultati con il fiato sospeso – una buona parte del mio futuro si deciderà il 23 Giugno.

Luigina – Sheffield


DA DERRY, IRLANDA

Si respira un clima un po’ pesante anche a Derry, da quando la notizia della morte di Jo Cox, deputata laburista, è apparsa su tutte le breaking news di tutto il mondo, pochi giorni dopo l’orribile massacro di Orlando, che ancora risuonava nelle nostre orecchie. Qui sono ancora freschi i ricordi del Bloody Sunday e dei Troubles, anche se la maggior parte della popolazione nord irlandese, cattolica e protestante, non ci pensa assolutamente a riviverli e si stanno impegnando tutti a garantire un futuro migliore e pacifico per i loro figli.

Le parole del marito di Jo Cox, Brendan, pero’ hanno spento qualche animo acceso, e mi hanno commosso tanto. Incredibile l’amore che questa donna ha seminato in soli 41anni. Brendan Cox ha ribadito che non ci sarà spazio nelle loro vite per quell’odio che ha ucciso sua moglie e la madre dei suoi bimbi, nonostante la loro vita d’ora in poi sarà meno ricca di amore e gioia. Che uomo coraggioso e saggio.

Ponte Derry

Il Ponte della Pace a Derry

Quindi non ci resta che impegnarci al massimo, ognuno nel proprio piccolo, a far sì  che questo mondo sia per tutti pacifico e pieno di amore, soprattutto per chi è più debole o ne ha più bisogno. Questo deve essere il senso della morte di Jo Cox, teniamola viva in questo modo. Il referendum è alle porte, c’è chi dice che usciremo da questa Europa un po’ malandata, io non ho diritto di voto perché non ho rinunciato al voto italiano, ma il mio compagno irlandese ha già espresso la sua volontà via posta, visto che non sarà in Irlanda quel giorno.

Sono qui da tanti anni, mi sento anche Irlandese,  non  ho mai subito nessun tipo di torto per il mio essere prima di tutto Italiana, anzi le mie sensazioni sono frutto del loro senso di accoglienza e di generosità. Mi auguro che il messaggio di Brendan Cox passi chiaro e forte, e mi auguro di consegnare ai miei figli un futuro migliore di questo. Mi impegnerò perché ciò accada.

Riposa in pace Jo.

Margherita – Derry – Irlanda del Nord


Condividi con chi vuoi
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *