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Buenos Aires o Milano? Parla un’ “argentina” expat in Italia

Ciao Gabi, grazie per questa intervista che ci aiuterà a comprendere il punto di vista di una donna argentina trasferitasi in Italia. Che background ti sei costruita in Argentina e come è accaduto che ti sei trovata a migrare in Italia 

buenos-aires-milano-argentinaHo studiato lingue in Argentina, sono insegnante di lingua inglese e traduttrice giurata d’inglese e italiano. A Buenos Aires insegnavo inglese e italiano all’università. Sono arrivata in Italia per la prima volta nel 2001, in un viaggio alla scoperta delle radici della famiglia. Durante quel viaggio girai praticamente tutta la penisola e durante l’ultimo mese diverse situazioni mi fecero riflettere sul fatto che avrei abbandonato definitivamente l’Argentina per trovare una nuova vita in Italia. Molte cose del mio paese non mi andavano più a genio, il mio lavoro come docente in primis mi aveva stancata molto. In una di queste avventure al nord dell’Italia, trovai chi è ancora oggi il mio compagno. Ritornai in Argentina e mi informai sulle possibilità che avevo per poter ottenere un permesso di soggiorno. Nonostante venissi da una famiglia di origini italianissime, l’idea di passare mesi a lottare con delle pratiche burocratiche per fare la doppia cittadinanza di faceva ribrezzo.  La scelta più semplice fu iscrivermi all’università e ottenere un permesso di soggiorno per studio. Sei mesi più tardi ero una studentessa dell’Università degli Studi di Milano e mi ero trasferita in Lombardia.

Come è stato abbandonare l’Argentina, cosa ti manca di più che in Italia è assente.

buenos-aires-milano-argentinaBisogna dire che il caso ha voluto che abbandonassi l’Argentina in un momento critico del mio paese, in piena crisi politica ed economica. Questo mi ha portato a ricevere molte critiche dai miei connazionali, specie perché mi sono sempre considerata un animale politico. Non solo: un animale politico passionale. Ed è stato davvero duro provare la sensazione che stavo lasicando il mio paese in uno dei momenti più critici della sua storia. Per molti la mia scelta fu considerata una via di fuga dal caos, ed in un angolo del mio cuore sentii davvero che ero cacciata da casa mia. La situazione di insicurezza era diventata insostenibile, si succedevano i governi e le dimostrazioni violente in piazze, le famose pentolate. Ricordo ancora oggi che durante le ultime settimane vivevo con la paura di non riuscire ad arrivare in aeroporto.  Fu un periodo angosciante e lo vivevo con tristezza, perché abbandonavo tutto, mi sentivo fiduciosa, ma anche codarda, era un mix di emozioni tale che mi fecce arrivare in Italia con uno stato di stress e di confusione molto forte.

buenos-aires-milano-argentinaMi ci volle parecchio per adeguarmi e per stabilizzarmi mentalmente ad un nuovo continente ed ad un nuovo stile di vita che, nonostante l’avessi idealizzato, sentivo comunque lontano e che non mi apparteneva. Abitando inoltre in periferia rispetto a Milano, mi è mancata  la vita cittadina e la vita notturna. I primi anni senza un mezzo di trasporto personale  sono stati un incubo. La mancanza e la scarsa frequenza degli autobus, di metropolitane, l’ esigua accessibilità dei taxi sono fattori  che mi portarono a rinchiudermi ancora di più in casa. Andavo in università, insegnavo inglese…e non facevo molto altro. Magari il sabato andavo a fare il solito giro del mercatino del paese, ma non molto di più. I compagni dell’università, per lo più molto più giovani di me,  avevano decisamente interessi diversi. In Argentina è molto comune trovarsi in classi abbastanza eterogenee dove i tuoi compagni sono persone di tutte le età, dal ventenne al sessantenne. Invece io, a 27 anni, in Italia ero una vecchia! Fare amicizie fu complesso, non impossibile, ma era chiaro che erano amicizie scolastiche, fuori dall’aula ognuno aveva un suo mondo e non si condivideva. Le feste natalizie, dove tutti andavano a sciare e  a fare shopping, erano un altro incubo, le trovavo (e le trovo ancora) prive di gioia, piene di uno spirito prevalentemente commerciale, dove conta solo quanto si mangia, dove si cena, cosa si regala, quanti regali si fanno e si ricevono. E il mangiare, sì, sarà una cosa super banale, ma specie in inverno lo trovo ancora noioso. D’estate in Italia mangio benissimo, ma d’inverno mi manca la carne argentina.

Raccontaci qualcosa dell’Argentina 

La scelta di attività culturali in Argentina è davvero ampia ma anche capillare, a differenza dell’Italia dove è necessario potersi spostare per partecipare ad eventi e manifestazioni. A me è successo di dover rinunciare all’inizio perché ero impossibilitata a muovermi, poi non ho partecipato per abitudine ed infine, con il tempo, per pigrizia. In Argentina non sarebbe successo perché ovunque vengono organizzati eventi e le opportunità sono sempre accessibili, sia per logistica  che economicamente.

Per quanto riguarda il carattere della mia popolazione, non nego che il carattere dell’argentino è difficile, e io sono il primo esempio, siamo orgogliosi, spesso ci diamo delle arie e crediamo di essere il meglio dell’America latina. Non ne vado fiera. Ma oggi faccio un lavoro che mi permette di viaggiare molto ed è anche una benedizione riconoscere che all’estero siamo spesso ben voluti, nonostante i nostri difetti.  Per quanto riguarda gli immigrati in Argentina, il mio paese è una terra con una forte storia di immigrazione, ha ricevuto per anni persone da tutti gli angoli del mondo, ho tre nonni italiani e una spagnola. E a scuola, per esempio, tutti eravamo nipoti di italiani, turchi, arabi, spagnoli, tedeschi, ebrei. La nostra identità è una identità di accoglienza e di apertura verso il diverso. L’essere cresciuta in un mondo così mi rende sempre più difficile accettare certi atteggiamenti e discorsi che oggi osservo nella società italiana. I mie nonni italiani sono stati ben accettati nella mia terra, e sono morti parlando dialetto calabrese. Io molte volte sono stata guardata diversamente perché non riesco a pronunciare “v” e “b”. E’ un argomento che preferisco evitare.   

Anni fa conobbi un argentino che definiva noi “italiani” suoi hermanos…Cosa  pensi di questa affermazione?

Penso che sia una fallacia grande come una casa. Semmai siamo cugini di terzo grado, e più
passa il tempo, più le differenze si fanno evidenti. E’ una bellissima leggenda urbana, è una patina dorata, superficiale, se gratti un poco sulla superficie, la vernice salta via e siamo davvero diversi. Lo stereotipo dell’Argentino fannullone, che si crede meglio di quanto non sia è molto vero, purtroppo. Ma ho trovato, per mia tremenda delusione, che tutte le belle cose che mi raccontavano i nonni della bell’Italia e dell’italianità erano solo racconti, memorie, ideali di persone a cui manca la loro terra. Purtroppo non mi sono mai sentita a casa mia. E lo dico con il cuore pesante, ho due figli italiani, un compagno italiano e una carta d’identità italiana. Ma non riesco a sentirmi a casa.

Che paese è l’Italia vista con i tuoi occhi? 

buenos-aires-milano-argentinaE’ un paese pieno di meraviglie che non le sa sfruttare. Un paese che potrebbe offrire tanto a chi la ama, ma non si  rende conto che è amata. Spesso all’estero mi sento dire Ahh! L’Italia, ma che bella! ma sento anche Ah… ma gli italiani appena possono ti fregano! Se l’italiano riuscisse a rendersene conto del gioiello che ha per mano, e lo sfruttassi senza per quello pensare sempre ai secondi scopi, a fregare l’altro, a fregare qualcuno, a salvare sé stesso… Questo potrebbe essere un paese fantastico in tutti i sensi, non so se non vuole esserlo, o se sono tutti talmente stanchi che non credono più che valgabuenos-aires-milano-argentina la pena di provarci.

Qual è il risultato di un’analisi costi-benefici di una persona di nazionalità argentina che viene a vivere in Italia?

Tempo fa poteva essere vantaggioso, potevi riuscire a vivere in modo degno. Oggi credo che l’Italia abbia ben poco da offrire. Noi, per esempio, a giugno lasciamo il paese. Non andiamo in Argentina, ma di certo questo paese non ha più niente da offrirci e neanche noi siamo in grado di offrire niente all’Italia. Avendo due bambini piccoli, l’educazione è fra le nostre priorità, e la scuola italiana mi ha delusa profondamente, tanto che uno dei miei figli sta già facendo un percorso di homeschooling. Trovo che il sistema sia mediocre e si tenda ad andare sempre peggio, che si presti attenzione a cose di poco conto come indossare un certo tipo di abbigliamento, usare un certo tipo di zaino o scrivere in corsivo o stampatello, piuttosto che guardare a cosa si scrive. Mio figlio più grande ha avuto  maestri dalla mentalità vecchia, stanchi di insegnare, in una scuola dove chi ha voglia di imparare viene catalogato come strano. Se accade che un bambino, anziché interessarsi al calcio si appassiona a delle letture stimolanti, alle religioni diverse, alla storia ed ai viaggi, ecco che quel bambino non viene premiato ed anzi, rischia che i suoi voti scolastici vadano al ribasso. E questo solo perché magari, anziché leggere Pinocchio,  quel bambino legge Borges…  

Il nostro percorso italiano ha raggiunto la sua fine, ed è un bene per tutti che sia così.

Consiglieresti a noi italiani un trasferimento in Argentina? Quali opportunità professionali o di creazione di impresa sono le più indicate?

No, l’Argentina in questo momento sta passandoun periodo di riassestamento profondo dopo dodici anni di crisi istituzionale e politica.  Penso che un italiano si sentirebbe perso, non protetto. Gli mancherebbero molte comodità. Lo vedo abbastanza impossibile.

Le donne argentine: quanto sono simile a quelle italiane e in cosa si differenziano?

Sono simili in quando a femminilità, interesse per la moda, per queste cose un po’ banali che a tutte le donne piacciono un po’ ogni tanto. Però credo che in Italia sia esaltata la cosa. Ricordo che all’inizio mi colpiva molto vedere nei supermercati il modo in cui vestivano le donne italiane per fare la spesa. Lo trovavo esagerato nella cura…  Oltre a questo fatto un po’ mondano, per quanto riguarda cose un po’ più profonde come intraprendenza e autonomia, siamo simili: molto lavoratrici, intraprendenti e grandi mamme.

L’Argentina è un paese emancipato per noi donne?

Sì, e molto. Questo è un aspetto molto positivo per la donna argentina.

Sapresti indicare un esempio di donna argentina che si è distinta per qualche sua attività o  impegno. Parlaci di lei e di cosa potremmo imparare dal suo esempio

Posso parlarvi brevemente di Gabriela Michetti https://es.wikipedia.org/wiki/Gabriela_Michetti, una donna di origine italiane (per metà Marchigiane e per metà Lombarde) che nonostante le difficoltà con cui ha dovuto convivere nella sua vita (convive con una malattia che l’ ha confinata su una sedia a rotelle), è riuscita a portare avanti un progetto di lavoro, di politica integrativa ed oggi è di esempio per tutte le donne argentine sul fatto che un handicap non sia di ostacolo a nulla. Lavora da sempre in politica, fu  prima vice sindaco della città di Buenos Aires, anche deputata,  e oggi è diventata vice presidente della Repubblica.

Consigliaci una lettura, un libro, per poter conoscere l’anima del tuo paese

Per conoscere l’anima del mio paese vi potrei consigliare tanti libri, qualsiasi poema di Borges, non vi perdete La poesia dei doni , qualsiasi romanzo di Cortázar come  per esempio Il Gioco del Mondo, titolo originale Rayuela; qualsiasi storia di Ernesto Sábato , per esempio Il Tunnel.

Scelgo il mio preferito: L’Artefice di Jorge Luis Borges, https://it.wikipedia.org/wiki/L%27artefice  un libro di racconti brevi che racchiude l’essenza di Buenos Aires, perché, come diciamo noi porteños, una cosa è essere nati in Argentina, e cosa molto diversa è essere nati a Buenos Aires.

 

 

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12 commenti
  1. Gabi
    Gabi dice:

    Grazie mille dell’intervista, è stato un piacere ma anche una scoperta di me stessa, un viaggio dentro di me che mi ha permesso di rimettere a posto tanti sentimenti un po’ ingarbugliati e persi nel mio cuore! Ti ringrazio moltissimo.
    Gabi

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    • sara
      sara dice:

      Sono italiana e vivo in Argentina da 8 anni il Paese che tu descrivi ha la stessa nostalgia di quello dei tuoi nonni. Sono sicura che se tuo figlio venisse a studiare alla Uba avrebbe le stesse identiche situazioni.

      Rispondi
  2. Vittoria
    Vittoria dice:

    Ho letto con autentico interesse la tua intervista e sono rimasta affascinata dalla visione dell’Italia da parte di un’argentina. Amo, inoltre la tua città natale, dove ho trascorso un periodo quattro anni fa rimanendone impressionata. Bellissima esperienza che spero di ripetere presto. In bocca al lupo per la tua prox destinazione e grazie!

    Rispondi
  3. Gabriela
    Gabriela dice:

    Ho letto accuratamente il tuo articolo. Ti ringrazio di cuore del tuo punto di vista. Tuttavia, ho la tua stessa identica storia ma la penso molto diversamente. La realtà è negli occhi di chi la guarda. (E chi a volte la scrive). Per quanto riguarda anche una figura femminile del nostro paese, pur apprezzando la forza della Michetti, ci sono donne molto più grandi come Indra Devi ad esempio. Evita era una grande donna (e ribadisco che non scrivo per fare politica perché non me ne intendo). Sarei felice di poter rilasciare un’intervista con la mia esperienza, perché vivendo a pochi chilometri di distanza, è completamente diversa, se non opposta! Dio benedica te e la tua famiglia in questa nuova avventura laddove vi porti il vostro cuore. Besos y abrazos.

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  4. Ricardo
    Ricardo dice:

    estupenda descripcion Gabriela, patetica pero real, vivimos las mismas identicas cosas con mi mujer (mexicana) lamentablemente y despues de 16 anios en Milan no logramos sentirnos a casa nuestra, serà por todo lo que describistes tan bien? yo no hubiera podido expresarme mejor, tendria mucho por agregar, pero soy un agradecido a la vida y bueno tambien a Italia en alguna forma, ensenio a mi hijo a amar a nuestros paises y raices, eso si, habla ya tres idiomas con 4 anios!!!!, cosa que la Educacion italiana no ofreceria jamas….un Dios te bendiga y hasta pronto.

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  5. nathalia
    nathalia dice:

    Ciao!!!! Ay ay quanto ti capisco!!!!! Ti saluta un altra Argentina nata a Buenos Aires e mamma di due bambini. Sinceramente sono scappata come te dopo il crack…. e purtroppo adesso sto sopportando la crisi Italiana iniziata nel 2007, e francamente non vedo vicina la luce in fondo al tunnel…… Concordo con la educazione pubblica Italian ,lo vedo tutti i giorni con la mia bambina di 8 ….. Stiamo valutando trasferirci altrove . Un abbraccio Nathalia.

    Rispondi
  6. TERESA
    TERESA dice:

    Ciao Gagy premesso che ogni sperienza é personale ,voglio rispondere alcune cos .dici” E a scuola, per esempio, tutti eravamo nipoti di italiani, turchi, arabi, spagnoli, tedeschi, ebrei. La nostra identità è una identità di accoglienza e di apertura verso il diverso!”.puó darsi perche eravate tutti nipoti di stranieri,non é stato cosi quando a scuola i bambini eravamo stranieri .e non lo é adesso per i bambini boliviani peruviani ecc.,”certi atteggiamenti e discorsi che oggi osservo nella società italiana” sono gli stessi che gli argentini hanno avuto con noi immigrati italiani e che adesso hanno con gli immigrati dei paesi limitrofi.quindi lo spiritu di acoglienza e apertura del argentino é solo un mito ,anche gli argentini sono razzisti ,non tutti certo,come non tutti gli italiani lo sono secconda cosa dici” Purtroppo non mi sono mai sentita a casa mia. E lo dico con il cuore pesante, ho due figli italiani, un compagno italiano e una carta d’identità italiana. Ma non riesco a sentirmi a casa.” questo on é colpa del italia. come non é colpa del argentina se io che ci abito da 66 anni ,sposata con un argentino e con un figlio argentino .non mi sento argentina e ancora mi manca la mia terra e soltanto mi sento a casa.quando torno in Sardegna.gli emigrati avremmo sempre il cuore diviso.
    un caro saluto da Messico dove é emigrato mio figlio argentino Teresa

    Rispondi
  7. Lilia
    Lilia dice:

    1. Hai sbagliato città … Per il lombardo sei out già se vivi a Bologna… Non fanno integrare nessuno e purtroppo ci sono passata vivendo in Lombardia per 1 anno ed ero extracomunitaria anche se originaria di Siena… Siamo fuggiti perché proprio sempre soli… Forse se ti eri scelta una regione centro sud vivevi più felice…

    2. Ti fregano in tutto il mondo. In Usa poi non se ne parla…

    3. Ripeto punto primo per l’istruzione… Il nord Italia in particolare la Lombardia , purtroppo lavora bene per aziende ecc ma per tutto il resto sono una spina nel fianco… Non parlo per sentito dire ma per esperienza personale… La Lombardia si crede di essere suprema ma purtroppo pecca solo di presunzione

    Rispondi

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