Cara Italia, sei rimasta uguale!

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Ho avuto il piacere e la fortuna di insegnare inglese a ragazzi italiani, in vacanza studio ad Edimburgo per due settimane.

Devo dire di aver rivisto in loro un po’ della me adolescente, e ho potuto scrutare l’Italia di oggi, vista e raccontata dagli occhi degli adolescenti.

I ragazzi erano per lo più spavaldi e giocherelloni; le ragazze, più attente e disciplinate. Tutti avevano un aria critica e polemica nei confronti dell’Italia.

Non immaginavano affatto che fossi italiana anch’io, quindi hanno dato sfogo al loro linguaggio più vero, quello dettato dalla pancia e non dalla testa, perché erano convinti che io non li potessi capire.

Alla fine di ogni lezione, chiedevo loro le differenze che avevano trovato tra Edimburgo e la loro città natale.

Tutti si lamentavano dei trasporti italiani che non funzionano, e quanto in Italia sia fondamentale avere una macchina, un motorino… L’attesa del bus veniva raccontata come fosse un’impresa.

E ho pensato a me, a quando da ragazza aspettavo l’autobus per andare all’ università a Napoli, e a tutti i ritardi che facevo a causa dei disservizi.

Poi dicevano che il cibo scozzese fa schifo, e sembravano indignati del fatto che qui ci fossero tanti ristoranti italiani ma nessuno di loro offrisse la cucina italiana verace.

E ho pensato al mio primo viaggio a Londra, quando io e le mie amiche per tre settimane portammo la pasta, le lenticchie in scatola e anche il tonno, nemmeno stessimo andando in una spedizione militare.

Poi parlavamo di politica, e tutti più o meno sembravano vedere nell’attuale governo italiano una speranza di cambiamento.

E questo mi ha incuriosita particolarmente. A malincuore devo dire che erano tutti d’accordo con l’impronta nazionalista e populista che ormai sembra spadroneggiare in tutto il mondo. Scherzando tra di loro, usavano parole sprezzanti per riferirsi ai migranti che approdano in Italia; alla mia domanda su come stessero vivendo il fenomeno della battaglia contro l’immigrazione di questo governo attuale, i ragazzi condividevano le scelte e i modi di agire di chi ci sta rappresentando nel mondo.

Ed io ho provato una fitta al cuore!

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Mi chiedo: “come ha fatto l’Italia a rendere i ragazzi così arrabbiati e diffidenti?”

Come ha fatto l’Italia a insegnare ai ragazzi che non fidarsi è meglio perché non c’è da credere alla sofferenza, tanto tutti vogliono approfittarsi degli altri?

Come e’ possibile che gli italiani di oggi, popolo di viaggiatori da sempre, abbiano deciso che ora non si dà più il benvenuto a nessuno, piuttosto è meglio deridere e schernire chi è diverso perché non ci appartiene?

E soprattutto, com’è possibile che nessuno di loro si lamentasse della mafia, della camorra e dell’andrangheta? Come se i problemi principali dell’Italia siano quelle persone che arrivano sulle nostre coste, spinte da disperazione o dalla voglia di cambiare, di darsi un’altra possibilità, un po’ come noi expats…

O forse no? Mi sbaglio?

E’ la mia percezione del mondo che è sbagliata, inadeguata e non attuale?

A volte me lo chiedo.

Per finire, vorrei spendere due righe sulle ragazze.

Intelligenti, vivaci, dallo sguardo curioso ma così tanto imprigionate negli stereotipi e nel culto dell’aspetto esteriore.

Tutte attente alla linea e ai capelli, all’ultima tendenza del trucco, e tutte all’ombra dei maschi. Non le sentivi parlare tanto, almeno non quanto i ragazzi; e quando ridevano, lo facevano anche per le battute maschiliste che venivano rivolte loro,  “hai la forma di quel barile della strada”, l’inglese non lo conosci perche’ hai perso tempo con altre cose e hai giocato troppo con il…”.

Le ragazze erano evidentemente imbarazzate, ma ridevano, senza fiatare e senza cantarne quattro ai loro compagni.

E ancora una volta mi sono ricordata di me, e di quanto stretta mi fosse la mia realtà all’epoca degli ultimi anni del liceo, e a quanto i maschi mi facessero sentire inadeguata e mai all’altezza.

Ho provato tanta tenerezza e rabbia per quelle ragazze perché, venti anni dopo, ne sto ancora parlando.

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2 commenti
  1. Isabella
    Isabella dice:

    Ciao Marianna.
    Nel 2008 ( avevo 16 anni)sono stata a Londra per una vacanza studio ma per fortuna non ho avuto a che fare con connazionali maleducati o maschilisti. Di sicuro avrei risposto per le rime a certe battute idiote, nonostante le incertezze sul mio aspetto fisico (tipiche dell’ adolescenza).
    Penso che i ragazzi nati dal 2000 in poi siano decisamente più vulnerabili di chi come me viene dagli anni ’90, forse perché già immersi in una cultura completamente basata sull’ apparenza.
    Purtroppo hai ragione: l’Italia è un paese arretrato in cui certi politicanti diffondono messaggi di odio e il popolino scemo li beve come fossero aranciata.
    Comunque deve essere molto bello insegnare inglese in Scozia a ragazzi di tutto il mondo, ne approfitto per chiederti alcune informazioni: secondo te il CELTA è sufficiente oppure serve una laurea in Lingue?
    Scusa per il polpettone. 🙂

    Rispondi
    • Marianna Mery
      Marianna Mery dice:

      Ciao Isabella,
      grazie per il tuo commento 🙂 il Celta va benissimo, ma io consiglio anche un Tefl se riesci.

      In bocca al lupo

      Rispondi

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