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Care mamme,
diciamocelo: avere una figlia che ha scelto di espatriare – a volte – può essere una bella croce!

Vi è toccato imparare a usare Skype pure se al tempo di lettere e francobolli si stava un sacco meglio, alcune di voi hanno aperto un account Facebook solo per il gusto di commentare foto a vanvera con il sempiterno “ma chi l’è quel bel fijol?” (ma chi è quel bel ragazzo?) e i vostri messaggi su WhatsApp qualche volta avrebbero bisogno di una traduzione specialistica. O di un esorcismo.
Vi siete scontrate con una realtà che non conoscevate, della quale un po’ diffidavate e alla quale alla fine vi siete avvicinate a poco a poco, con la diffidenza dei gatti randagi. Avete provato a conoscere il Paese che ospita le vostre figlie e – nemmeno a dirlo – ora siete in grado di raccontare alle amiche tutto quello che succede con il tono competente di un reporter della CNN.
Avete sfidato la paura di volare, l’odio per i viaggi in macchina che durino più di quaranta minuti e quello per i pullman sovraffollati di persone e borsoni.
Avete inghiottito il magone quando avete visto le vostre figlie partire, aspettando fossero a distanza di sicurezza prima di sospirare chiedendovi se le canottiere di lana che avete infilato nella valigia di nascosto (insieme alla carta igienica) non saranno troppo sottili. Avete nascosto sottoli, sottaceti, pasta, carta igienica, magliette della salute e tanto altro in valigie che credevamo chiuse e l’avete fatto con l’abilità di un giocatore di tetris consumato, sorridendo del nostro chiederci perché i bagagli fossero all’improvviso diventati più pesanti.
Avete combattuto con la voglia di venirci a prendere quando il padrone di casa ci ha fatto innervosire, avete dovuto frenare la rabbia quando vi abbiamo raccontato di un colloquio che ci ha lasciate con l’amaro in bocca, avete sorriso nonostante le nostre lacrime di frustrazione e ci avete detto “Forza e coraggio”.

Forza e coraggio, proprio così. Perché, care mamme, quello che spesso per orgoglio o per pudore non vi diciamo è che ci avete insegnato anche ad essere ribelli, fiere, a ballare una musica tutta nostra (cit.) e a lottare. Ci avete trasmesso la voglia di fare, quella di scoprire, quella di viaggiare e incontrare nuove culture con la curiosità di chi non smette mai di imparare. Ci avete insegnato a sognare, ci avete convinto che i sogni non sono solo desideri ma possono trasformarsi in realtà e ci avete dimostrato che per i nostri sogni possiamo e dobbiamo lottare. Che nonostante le mille beghe e le piccole magagne possiamo farcela, che l’orizzonte non è solo una linea verso la quale puntare il dito ma qualcosa da raggiungere e conquistare.
Ci avete insegnato come essere donne, un po’ folli e un po’ incoscienti, forti del nostro essere imperfette e perennemente alla ricerca di noi stesse. Ci avete insegnato ad essere noi stesse e ci avete mostrato quanto esserlo sia un valore, un punto di forza, una piccola vittoria.
Per tutte queste grandi, piccole lezioni, vi siamo grate. Perché ovunque andremo, qualunque cosa faremo, qualsiasi persona sceglieremo di diventare, tutto ciò che conquisteremo non avrebbe lo stesso dolce sapore di vittoria se non ci foste state voi a mostrarci la via.
Grazie, mamme.

12 commenti
  1. SusIndia
    SusIndia dice:

    Cioè, come dire, vorrei dire qualcosa ma non riesco a smettere di singhiozzare, sin dalla prima riga. Purtroppo non capita a tutti di vivere questi momenti e queste sensazioni, ma a me sarebbe piaciuto provarle e aver scritto questo post. Le esperienze della vita sono tutte diverse ma questa deve essere meravigliosa.
    Susanna – New Delhi

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  2. Lorenza
    Lorenza dice:

    Sottoscrivo dall’inizio alla fine e mi vien da piangere. Incosciente e folle sono anch’io che le ho permessodi andarsene e chissa’ quando ritornera’ . Ora abbiamo pure jna nuova vita in arrivo … diventero’ nonna a distanza . Emozioni a manetta … speriamo in un futuro di maggior vicinanza…

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  3. Eva
    Eva dice:

    Con le lacrime agli occhi mi riconosco in tutto e sicuramente posso dire che gli insegnamenti che ho dato, volgevano al fine di rendere mia figlia una donna (per me sempre bimba) libera, curiosa di ciò che la circondava, pronta ad essere l’eroina della sua vita, coraggiosa quando la paura l’avrebbe potuta assalire … insomma, un’inarrestabile guerriera cittadina del mondo. Sin da piccola, ho con lei trattato discorsi che tutto ciò che è diverso da noi, Paese, lingua, cultura, religione, colore della pelle, preferenze sessuali, va rispettato e non bandito ed oggi, che gli anni passano ed i capelli bianchi aumentano, pur riconoscendo che il lavoro fatto per Lei era giusto, egoisticamente mi pento di essere stata tanto generosa e di aver pensato che i figli non ci appartenessero e guardo quelle mamme conservatrici e meno aperte di me che, ancora circondate dai loro figli, hanno la possibilità di stringerli ogni tanto al cuore e sentire il loro calore ogni volta che lo desiderano. E’ dura, devastante, nessuno ti capisce, tranne quei pochi che come te condividono la stessa lontananza, ma … si va avanti perchè non puoi fare altrimenti e cerchi di dirti che quello che sta accadendo, era quello che tu speravi, che tu hai insegnato e che tu volevi per lei, e quando quelle rare volte, e comunque mai abbastanza, la senti, la vedi, le parli e gli scruti gli occhi per cercare di capire se sta bene … è li che accade il miracolo … nei suoi occhi, leggi la sua felicità ed allora … anche tu, sei tristemente felice.

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    • Carla
      Carla dice:

      Cara Eva, quello che hai scritto, potrebbe essere uscito dalla mia penna. Anche io penso di essere stata troppo generosa a mio discapito. Sono orgogliosa di lei….da morire…..ma la pena nel cuore e’ grande…e il mio primo pensiero quando mi sveglio e l’ultimo prima di dormire. Coraggio a noi che siamo prima di tutto delle grandi donne

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  4. Lorena
    Lorena dice:

    Sento le lacrime invadere il mio viso: ma finalmente capisco che mia figlia ha trasformato le mie Preoccupazioni, i sensi di colpa le paure e l’impotenza e il vuoto della sua presenza che accompagnano i giorni da quando è’ andata a vivere a Dublino, in una qualcosa di positivo, grande e prezioso.una forza che, nonostante la distanza unisce ancora di più e fa sentire entrambe, piu forti e più vicine.

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  5. Anna Maria Ferrari
    Anna Maria Ferrari dice:

    Ho riso dall ‘inizio alla fine…proprio cosi… Speriamo di aver seminato il mondo con piante che altrimenti sarebbero sterile gramigna. Buone cose a tutti…

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