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Millennials

Cari Millennials,

scrive una di voi, da un paese europeo, a Sud, da dove si possono vedere le onde del mare anche d’inverno.

Qualcuno ci chiama “millennials”, qualcun altro “generazione 2.0”, o ancora “bamboccioni”.

Poco importa il nome che si sceglie, poco importa definirci, noi non vogliamo essere etichettati.

Fa parte di una delle nostre piccole rivoluzioni: no alle etichette, sì alla libertà di essere e vivere come vogliamo.

Pare che in questa nostra generazione conti solo l’oggi: il lavoro, le relazioni, i luoghi che occupiamo.

È tutto temporale, stagionale, “dura quel che dura, sappiamo bene che nulla è eterno”.

Viviamo a Parigi, camminiamo sulla Senna, andiamo a Sidney o a San Francisco.

Ci innamoriamo della filosofia di vita, vogliamo imparare dalle start up, ci facciamo contagiare dal loro fervore, dal biliardino e la sala giochi in ufficio, vestiamo come Mark, in maglietta semplice, tinta unica.

Arriviamo a Madrid, scattiamo un selfie nel Palazzo di cristallo.

Ci fermiamo a Londra, visitiamo la Tate Moderne, la consigliamo agli amici.

Atterriamo a Roma, ci facciamo incantare dalla sua magia, pranziamo da Gina, scriviamo una recensione su Trip Advisor, guardiamo i colori della piazza JamaaelFna, a Marrakesh, scattiamo una foto, la pubblichiamo su IG.

Madrid

Scriviamo un sms a mamma: “entra su whatsapp, cosi facciamo FaceTime e ti faccio vedere quanto è bella la Porta di Brandeburgo”.

Guarda che bello il mondo, mamma”.

Lo sto imparando con i miei occhi e le mie gambe, vivo per scoprirlo, vivo per viaggiare”.

La casa poi ci penso, non voglio spendere tutti i miei soldi per pagare il mutuo, magari trovo un marito abbastanza gipsy con cui posso condividere un camper e guardare fuori, con gli occhi di quando ero bambina”.

Ricordi, mami? Cosa guardavo con quegli occhi lì? I film Walt Disney? Il gelato gianduia? O forse papà”. ­

Il lavoro. Il lavoro?

La cosa più importante è che ci piaccia, che ci appassioni, che ci faccia svegliare con la voglia di andarci e di iniziare un nuovo giorno.

Meglio se non consta di otto mortali ore davanti un computer.

Il tempo. Siamo gelosissimi del nostro tempo, abbiamo capito che è preziosissimo, “da maneggiare con cura” e solo con chi vogliamo davvero al nostro fianco.

Le passioni. Non toglieteci le nostre passioni, grazie.

Che sia ascoltare musica (rigorosamente su Spotify), uscire, scoprire i ristoranti della città, andare ai vernissage, cucinare dolci con farina bio, riciclare vestiti, viaggiare senza fine con uno zaino in spalla ed una gopro, imparare a surfare o ad andare in skate.

Le relazioni. Sono la nota dolente, il tallone d’Achille di tutti noi.

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Dicono che siamo instabili, come l’instabilità che abbiamo nella vita, dicono che non vogliamo smettere di cercare quindi, al primo difetto che vediamo (nell’altro) all’orizzonte, ce la diamo a gambe levate.

Che non siamo capaci di aggiustare neanche un pezzetto di vaso che si rompe, che preferiamo sempre comprarne uno nuovo.

Dicono che, dato che apparteniamo al mondo e a nessuna città (e potenzialmente a tutte), non possiamo pensare ad abbandonarci a nessuna persona, che prima del cuore vengono altre cose.

La responsabilità. Questa è la nostra responsabilità.

Nessuno dà soluzioni alla nostra vita, impariamo a vedercela da soli, lontano o vicino da casa, impariamo a negoziare, a barcamenarci con le buste della spesa quando pesano troppo, con le lingue su Google Translate quando non le conosciamo, con i sentimenti quando iniziamo a sentirli. Siamo costretti a razionalizzare e capire quando lasciare andare.

Adesso vi confesso una cosa: ma tenetela per voi, non sia mai che la divulgate, perderemmo tutto il nostro fascino.

Questo è il nostro tempo di costruire, di imparare a prendere le misure con quella signora straordinaria e complessa che si chiama Vita.

Nel tempo di costruire, di noi 2.0, c’è un miliardo di paura, incertezza, bilico.

La linea sottile tra dove sei e dove vuoi andare.

Questo ci rende vulnerabili, a tratti impauriti, spaesati.

Abbiamo il presentimento, a volte, che le condizioni del “free time”, “happy life” e “globe trotter” non ci porteranno alla felicità.

Altre volte, invece, la felicità è in un continente da visitare sul mappamondo o in un’offerta di lavoro al nono piano di un grattacielo ad Hong Kong.

Non è che siamo allergici alla famiglia, all’amore, alla casa, ai mobili da scegliere, non sia mai che non siamo sicuri di non volerli. Siamo solo affamati di oggi.

Questo indecifrabile e affascinante mistero chiamato Millennials è più semplice di quanto si dice in giro, in realtà.

Ma shhh: non diciamolo a nessuno. Vogliamo restare interessanti.

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7 commenti
  1. Rossella
    Rossella dice:

    Quante cose vere che hai detto…anche se io le sto vivendo sul fronte opposto da mamma. La vostra instabilita’, mancanza di certezze,di posti fissi, di luoghi fissi porta anche noi mamme a viverla di riflesso insieme, condividendo le nostre emozioni o vivendo le vostre non di persona ma su whatsapp , skype o facetime…ma ti devi rivelare un segreto anch’io : condividiamo tanto con i nostri figli lontani … forse di piu’ di quanto non si facesse in passato vivendo sotto lo stesso tetto

    Rispondi
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Grazie per avermi rivelato il tuo segreto Rossella, conta tanto sapere cosa pensate voi genitori per noi.
      Siete sempre il porto sicuro a cui tornare ogni volta. Un abbraccio

      Laura – Barcellona

      Rispondi
  2. Valentina
    Valentina dice:

    Mi sono riletta tra le tue parole.
    Tra di noi ci sono probabilmente una decina di anni ma anch’io faccio parte dei Millennials.
    Dicono che non sono normale, perché ho abbandonato la vita convenzionale che loro hanno in serbo per noi. La scelta più coraggiosa, dolorosa e eccitante che abbia mai preso.
    Vivi la tua vita come vuoi tu.
    PS: io le etichette le tolgo anche dai barattoli che conservo…proprio mi disturbano.

    Rispondi
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Non sempre è facile affrontarci in questa vita, imparare a conoscerci e a capirci, mettere sulla bilancia, tirare le somme e scegliere. A volte, non ti nego, che vorrei che qualcuno lo facesse per me (scegliere), vorrei addormentarmi e svegliarmi a decisione presa, magari dentro una vita nuova.
      Sono in una fase delicata, immagino anche tu, sapere di non essere la “sola” mi conforta e fortifica.
      Vivi anche tu la tua come vuoi.
      Ti abbraccio con energia e affetto Vale, troverai, saprai, vivrai una felicita piena.
      L.

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  3. Giorgia
    Giorgia dice:

    Io sono un ex millenials,
    La vita, forse l’eta (Sono un po’ più vecchiotta di te) ha scelto per me,ed ora che sono mamma ho messo a tacere quella voce che mi incita ad esplorare ed a partire per nuove avventure.
    Non rinnego una delle mie scelte,vivi a 360* perché ogni occasione lasciata è un opportunità di crescita persa.
    Quando la quotidianità mi assale,chiudo gli occhi e ripenso ad una delle mie avventure.è solo un arrivederci,per ora la mia priorità è il bambino,troppo piccolo,ma quando sarà più grande lo inciterò a scoprire il mondo e vederlo come lo vedi tu,in libertà.
    Perché chi ama lascia anche andare, ed il cuore,sa, quando è il tempo (anche se temporaneo) di fermarsi!
    In bocca al lupo in questa avventura che si chiama vita.
    Giorgia-Arizona,Usa-

    Rispondi
    • Laura Cavalcante
      Laura Cavalcante dice:

      Che meraviglioso consiglio, si vede tutto il tuo cuore (di mamma). C’è un tempo per tutto, ne sono certa.
      I cuori sanno sempre, dobbiamo solo fidarci (e seguirli).
      Un abbraccio forte Giorgia anche al piccolo.

      Laura – Barcellona

      Rispondi

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