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Quando mi preparo per il ritorno estivo in Sardegna, spesso mi sento dire da amici e parenti: “Sarai felice di tornare a casa per un po’“. Io sorrido e annuisco ma dentro di me sogghigno e penso: “se solo sapessi…”

Mi pare di avervi già raccontato delle mie origini in un altro post. Mi sento un po’ zingarella.

Sono Italiana, sarda per la precisione, ma all’interno delle mie radici sarde spuntano varie diramazioni.

Sono nata e cresciuta nella provincia di Cagliari, da una madre della provincia di Nuoro e un padre della provincia di Sassari. 

Ho trascorso gran parte delle mie vacanze natalizie, pasquali ed estive nel paese nativo di mia madre chiamato Oliena, alle pendici del Monte Corrasi.

Quando all’uscita della città di Nuoro iniziava la lunga discesa verso il paese, il mio cuore palpitava pensando già che avrei trascorso i pomeriggi e le serate a giocare con i miei cugini e i loro amichetti del vicinato. 

casa-mareSin da piccola, quel luogo mi è sempre appartenuto: adoravo il cibo, il dialetto, la montagna, il mare a pochi chilometri, ma sopratutto l’affetto di tutti.

Questa appartenenza provocava un certo imbarazzo nel trovare una collocazione precisa ogni qualvolta mi si domandava semplicemente: di dove sei?

Quindi sono cresciuta sentendo di provenire da due zone geograficamente, ma anche culturalmente, molto diverse, senza però che questo mi creasse nessun trauma… anzi.

Da adulta, poi, ho scelto di spostarmi per motivi professionali dal mio paese d’origine, San Gavino, verso sud, più precisamente nella costa di Santa Margherita di Pula. 

Era il maggio del 2000 ed è stato amore a prima vista.

Mi ci è voluto poco per sentire le radici spuntare una terza volta.

Sei giorni su sette lavoravo nella costa e quando, nel mio unico giorno libero, tornavo a San Gavino, provavo un mix di emozioni, perché sentivo in qualche modo di lasciare casa per tornare a casa. Complicato vero?

Non nella mia mente, però, dove tutto filava dritto. Dritto come quel rettilineo che da Sanluri porta a San Gavino e lungo il quale si scorgono in lontananza i ruderi del Castello di Monreale.

Ho trascorso degli anni meravigliosi in quella costa, sviluppando ancora una volta  un senso di appartenenza a quel luogo, complici la bella gente che ho avuto l’onore di conoscere, il buon cibo e i panorami mozzafiato (indelebile nella mia mente il colore blu delle montagne al tramonto mentre imbocchi la 4-corsie prima di Sarroch). 

Quella sensazione di appartenenza non mi ha mai abbandonato, nemmeno dopo l’incidente stradale in cui ha perso la vita mio marito, proprio in quelle strade, mentre tornava “a casa” da me.

Quel cordone ombelicale non è stato rescisso, perché gli eventi negativi non sono responsabilità dei luoghi dove accadono, c’è sempre la mano dell’uomo a provocarli volontariamente o involontariamente. 

Quindi, appena superati i miei primi 30 anni, Casa era già in 3 posti diversi ma ben distinti nel mio cuore e nella mia mente. 

Fino a quando il destino mi ha portato a Dublino, città che ho amato da subito, nonostante il freddo, i cieli spesso grigi e i bar affollati e pieni di fumo.

Una città giovane, piena di stimoli, tanta gente interessante con un accento impossibile, ma che in poco tempo mi è entrata nel sangue. Ancora una volta venivo posseduta.

Nonostante la cultura diversa e un meteo avverso per 350 giorni l’anno, Dublino mi ha catturato, facendomi sentire libera e forte in un momento in cui il mio mondo e tutte le sue case vacillavano.

CASA-IRLANDAL’incontro, in seguito, con il futuro padre dei miei figli e marito ha sigillato quell’amore per l’eternità. 

Durante la permanenza dublinese, ogni viaggio in Sardegna, la parola CASA, pronunciata da altri, ha continuato a scatenarmi tante emozioni, tutte positive e nessun senso di colpa o conflitto.

Nessuna competizione insomma, solo la consapevolezza di sentirmi ricca di gratitudine per quei posti che mi davano tanto e ai quali sentivo di appartenere con tutta me stessa, pur non potendoli vivere quotidianamente.

Quando poi abbiamo optato per il rimpatrio in terra sarda, tutti a manifestare la gioia con frasi del tipo: “sei felice di essere tornata a casa? “

Sono stata soprattutto felice di aver visto nascere lì il mio primo bambino, che già da piccolo ha iniziato a seguire le orme della sua mamma zingarella.

Marco infatti, nonostante 9 dei suoi 11 anni li abbia trascorsi in terra irlandese, si sente molto italiano proprio per quel Nato a... nel certificato di nascita, ma anche per il calore della gente, le pesche così saporite, il pecorino fresco, il sole caldo, gli abbracci dei nonni, degli zii, degli amici. Lo ripete spesso anche al fratellino sottolineando “Io sono più italiano di te perché sono nato lì”.

Infatti Luca è nato a Derry, qualche anno dopo aver fatto le valigie ed essere rimpatriati in Irlanda, stavolta più a Nord dove la pioggia davvero la fa da padrona: ma la generosità di questo popolo asciuga ogni pozzanghera.

Un ritorno pianificato con l’intento di cercare un futuro professionale ed economico migliore per la nostra giovane famiglia. E, dopo 10 anni, la consapevolezza di una scelta giusta e necessaria, una scelta azzeccata finora, nonostante Brexit sia alle porte. 

E anche allora, dopo quella decisione molto istintiva, mi sono sentita dire da parenti e amici: “Che coraggiosa sei stata a lasciare la tua casa…”

Ho annuito e sorriso di nuovo pensando: “Se solo sapessi…”

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