casa nostalgia

Casa, dov’è?

 Comincio con una frase che mi è capitata sotto gli occhi pochi giorni fa, di Cesare Pavese:
“Si chiama nostalgia, e serve a ricordarci che per fortuna, siamo anche fragili”.
Quando la nostalgia arriva, so che devo fare attenzione. La nostalgia in me apre la porta del cambiamento. E’ come un avvertimento. Attenzione Viviana, c’è qualcosa che non va.
Ma dai? Cara la mia nostalgia, ci ero arrivata ben prima di te, quando una mattina, una delle tante in cui piove (perchè qui piove un giorno sì e uno pure), con gli occhi persi nel vuoto e una mano persa nel pacchetto delle patatine, ho capito di non essere nel posto giusto.
Non ancora, perlomeno.
Le mie dita unte di grasso hanno iniziato a cercare freneticamente tra i tasti di una tastiera, nuove destinazioni che promettevano felicità assoluta.
Avrei sempre voluto andare a vivere in Australia, ma non l’ho fatto. A 22 anni ho preso il treno per Parigi e dopo un anno e mezzo, complice la nostalgia e la depressione di mia madre, sono tornata a Torino.
Lì, ho cambiato casa un paio di volte, per poi starmene 15 anni a fare l’eremita su un cucuzzolo di una collina nell’astigiano in compagnia dei miei 8 cani e dove sono nate le mie figlie.
Maledetta nostalgia di non so che, forse di una vita non vissuta come me la immaginavo (e anche di un’Italia che non mi piaceva più) eccomi ripartita e di nuovo approdata in Francia. Sul mare.
Stavolta ero sicura fosse il posto giusto. E invece…
casa nostalgia
Durante gli otto mesi ormai della mia nuova vita, incontro questo bel gruppo di “Donne che Emigrano all’Estero” e leggo il loro libro con le storie di altre expat come me che hanno scritto, e mi innamoro di Vancouver.
Ma a 45 anni, con le leggi ristrettissime per entrare nel paese, che posso fare?
Col mio barattolo di gelato pistacchio e caramello salato saldamente tenuto nella mano, punto il dito sul mappamondo virtuale del mio computer e arrivo a Barcellona.
Ogni volta che la nostalgia morde i fianchi ora penso alla Spagna e per caso a un caffè linguistico (l’unico al quale ho partecipato) incontro una donna spagnola, simpaticissima, con la quale tra l’altro questo sabato ho partecipato a un corso di primo soccorso (ma questa è un’altra storia).
Mi verrebbe da citare Adam Kadmon. Coincidenze? non credo!
La nostalgia annebbia la vista e provoca attacchi di fame. Fame di ricordi, dove tutto quello che abbiamo lasciato di colpo diventa bello. I denti della nostra vecchia vita lacerano carne tenera e debole e per un attimo dimentichiamo il motivo per il quale abbiamo lasciato il nostro paese e, spesso, i nostri affetti più cari.
Dalla “madre patria” riecheggiano i canti delle sirene di genitori e amici. E’ difficile alcune volte riuscire a tapparsi le orecchie e non farsi intrappolare nelle reti, ma per fortuna basta una giornata di sole, come quella in cui sto scrivendo, e un pomeriggio con amiche di nuova data, a sorseggiare sidro e cappuccino bruciato, per ritrovare un po’ di equilibrio e non sentirsi così sole.
casa nostalgia
Il cammino di una expat non è mai lineare e piatto. Il viaggio è spesso in salita e tormentato, ma sono sicura che quando meno ce lo si aspetta, si possa trovare un riparo, un motivo per continuare e apprezzare quello che si ha.
Io ne ho trovati due: le mie ragazze che mi hanno chiesto di “stabilizzarci” per qualche anno e un fantastico maestro di taekwondo, che mi sta portando verso vette per me inimmaginabili fino a pochi mesi fa.
Da questi due pilastri parto per costruire una dimora salda e felice.
La vita ti rimanda la tua immagine. Se accogli il cambiamento con umiltà e serenità, ne potrai solo giovare.
Gira pagina, lascia il passato, abbraccia il presente e ogni giorno fai un passo verso il futuro.
(non so voi, ma oggi mi sento molto santona indiana… ohmmmmmmm)
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