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“Cittadina” a Belfast, non più turista a lungo termine

Oggi per la prima volta mi sono veramente sentita parte della città in cui vivo.belfast-linen-hall-library

Nessuna grande rivelazione, ma un piccolo episodio di vita quotidiana mi ha fatto capire che Belfast è ormai anche la mia città.

Stavo tornando a casa dopo una giornata di volontariato passata alla Linen Hall Library, (biblioteca fantastica che sembra uscita da un romanzo) quando una signora anziana mi chiede dove può chiedere informazioni sui vari autobus. Le rispondo che c’è un infopoint li vicino e che l’accompagno volentieri.
Lei mi fa un gran sorriso dicendomi che è stata una fortuna incontrarmi e mi chiede da che zona del Nord Irlanda vengo.
Fra me e me esulto perché:
1. L’ho  capita nonostante il forte accento;
2. non mi ha chiesto da dove vengo ma ha dato per scontato che fossi nata li.
Credetemi, è una gran rottura quando gli basta un thank you per capire che non sei del posto, dopo tutta la faticaccia per eliminare il tuo accento francese ( a quanto pare danno per scontato che vengo dalla Francia…. mah!)
Tornando alla nonnina, dopo una breve camminata durante la quale mi racconta la sua vita, (non stop per 10 minuti) e io che devo spiegare per l’ennesima volta why ho abbandonato la bellissima Italia per la piovosa Belfast ( mi ha letteralmente dato della pazza) arriviamo al Visitor Centre. L’omino dietro il bancone spiega alla nonnina dove deve andare ed io, seguendo la conversazione, mi rendo conto che forse c’è una via più breve belfast-muralese meno complicata per far sì che lei arrivi a destinazione.
Che faccio, penso:”Mi intrometto?” Io che vengo dall’ Italia e  ho un senso dell’orientamento da schifo!?
Mi faccio coraggio e  propongo l’alternativa.
L’omino inizialmente mi guarda come se avessi insultato sua madre ma poi, dopo un po’, mi dà ragione.
La nonnina è entusiasta e mi ripete che è stata una fortuna enorme incontrarmi e mi saluta.

Ed io, per la prima volta in 13 mesi, non mi sento una “turista a lungo termine”…ma una cittadina di Belfast.

Belfast disabile expat

Essere disabile a Belfast e ballare la vita!

Da settembre 2014 vivo a Belfast in Nord Irlanda.
Sono arrivata qui grazie al Servizio Volontario Europeo e ho deciso  di rimanere anche dopo la fine del mio progetto. I motivi per cui non voglio tornare in Italia sono tanti, molti dei quali comuni a tutti gli italiani che hanno scelto di andare all’estero: non veder riconosciute le proprie capacità, voler mettersi alla prova e scoprire cosa c’è al di fuori della propria ‘zona sicura’, oltre che  imparare un’altra lingua.

disabile belfast expat Tutte questi motivi mi hanno convinto a partire, ma uno su tutti mi ha convinto a restare: Belfast mi ha insegnato a ballare.
Detta così non sembra una gran motivazione ma forse se vi racconto qualcosa di più su di me, capirete perché è così importante. Sono disabile, cammino con le stampelle praticamente da sempre.
Mi rendo conto in questo momento che ho un po’ di difficoltà a parlare della mia disabilità, non perché me ne vergogni ma perché non la considero una caratteristica importante quando parlo di me e forse anche perché ho ancora in testa strascichi della mentalità italiana che mi ha insegnato a parlarne il meno possibile per evitare di sentire i soliti luoghi comuni primo fra tutti disabile=stupido o persona non adulta. Lo so non tutti la pensano così ma la maggior parte…. (E qui potrei scriverci un libro)
Se i miei genitori hanno piantato in me il seme di un principio, Belfast lo ha fatto germogliare e mi  ha dato la prova della sua veridicità: il mio essere disabile è parte di me ed io per prima non  devo né minimizzare né enfatizzare ma conviverci (non sempre è facile farlo serenamente ma…). Come dice il mio istruttore di danza:

 “le stampelle sono parte di te, non una cosa che puoi mettere da parte: usale”.

La mia famiglia mi ha sempre detto che posso fare tutto, o quasi, quello che mi metto in testa, ma la danza per ovvi motivi non mi era nemmeno passata per la mente. E’ stato per caso che ho scoperto Louminous Souls una compagnia di danza formata da persone disabili e non, dove gli istruttori hanno essi stessi una disabilità. Mi si è aperto un mondo, la mia sola esperienza “artistica” in Italia era stata quella di fare il cespuglio nelle recite scolastiche, e adesso mi dicevano che Cinzia (che in Italia, nelle recite scolastiche, aveva  la grazia di un elefante e la mobilità di un pezzo di legno)  qui a Belfast poteva diventare una ballerina, e non ”oh poverina facciamole fare qualcosa” ma mi hanno detto: “usa quello che hai e insieme con altre persone crea qualcosa di originale e realmente bello da vedere, crea arte”.

Ecco, Belfast è anche questo: con tutte le sue contraddizioni e problemi, che sono ancora molti,  è per me un luogo dove, grazie a una più aperta mentalità e a qualche  barriera architettonica in meno, io posso vivere e  lavorare in autonomia.

Ma,  soprattutto, è la città  dove io e le mie stampelle possiamo ballare!