Gravidanza in Portogallo

Ad un anno dal lieto evento che ha rivoluzionato la mia vita, vi racconto come ho vissuto la mia gravidanza in Portogallo.

Trasferirsi con una gravidanza in corso, devo ammetterlo, è stata una scelta azzardata, ma in quel periodo tutto mi sembrava fattibile, mi sentivo piena di energie e veramente motivata.

Resta il fatto che, una volta arrivata a Lisbona, dovevo sbrigarmi a trovare un medico che seguisse la mia gravidanza, e soprattutto dovevo capire in quale ospedale sarebbe nata mia figlia.
Mio marito ed io abbiamo iniziato a chiedere a parenti e conoscenti un parere su ospedali  e medici, ma abbiamo finito per confonderci ancora di più le idee! Chi elogiava il servizio pubblico, chi invece consigliava assolutamente di affidarsi al privato, ognuno raccomandava il proprio medico ginecologo come il migliore di tutti… Dopo circa una settimana di indagini abbiamo iniziato a capire come muoverci. Nonostante qui le cliniche private funzionino benissimo (alcune  sembrano dei veri e propri hotel a 5 stelle!) e siano accessibili, grazie alle coperture assicurative incluse nei contratti di lavoro, noi avevamo deciso di affidarci ad un ospedale pubblico. Mio marito infatti aveva iniziato a lavorare qui da poco e l’assicurazione avrebbe coperto solo parzialmente le spese sanitarie per il parto in un ospedale privato, non essendo ancora trascorso il periodo di carenza minimo.

Qui in Portogallo la gravidanza viene normalmente seguita nel Centro de Saúde di zona. Tutto è completamente gratuito, non si paga nemmeno un centesimo per qualsiasi visita, esame o analisi per tutta la durata della gestazione e fino a due mesi dopo il parto. A poche settimane dalla data presunta del parto il Centro de Saúde ti indirizza verso l’ospedale della zona di residenza, dove verranno fatti gli ultimi esami di controllo fino alla nascita del bambino.
La scelta dell’ospedale dunque non è a discrezione dell’utente, ma dipende dalla zona di residenza. Quello di riferimento della nostra zona non era un granché, ed io non ero per niente entusiasta all’idea di dover partorire lì. Avevamo dunque individuato un altro paio di ospedali pubblici che avevano migliori referenze e avevamo lasciato comunque aperta l’ipotesi di un privato, qualora il pubblico non ci avesse convinto. Ma, come dicevo, la scelta dell’ospedale è vincolata e l’unico modo per dirigersi in un altro ospedale pubblico era quello di farsi seguire da un ginecologo che ci lavorasse e che fosse disponibile a seguirti e a inserirti nelle visite di quella struttura.

Un giorno siamo andati in uno di questi ospedali fuori dalla nostra zona, il San Francisco Xavier, e abbiamo chiesto semplicemente delle informazioni. Una gentile signora della reception ci ha dato i contatti del reparto di ostetricia e ginecologia e ci ha consigliato di chiamare per parlare direttamente con la responsabile. Così abbiamo fatto. Abbiamo chiamato e ci hanno detto che avremmo potuto visitare il reparto in tarda mattinata. Non abbiamo perso tempo e il giorno dopo ci siamo subito precipitati lì.
Piccola parentesi: non ho idea di come funzioni in Italia, ma qui in Portogallo c’è questa cosa bellissima della “visita” all’ospedale. Nel privato chiaramente te lo aspetti che ti facciano vedere tutti i servizi offerti, ma nel pubblico io non me lo sarei mai sognato, e invece qualsiasi donna incinta ha diritto a fare un giro nel reparto dove probabilmente nascerà il proprio figlio e ad avere tutte le informazioni del caso.

Quella mattina, quando ho varcato la soglia del “bloco de partos”, mi è venuta un po’ d’ansia, per la prima volta stavo davvero realizzando cosa sarebbe successo da lì a poche settimane. L’infermiere che ci ha fatto fare il “tour” del reparto e ci ha fatto entrare in una delle sale parto libere si è dimostrato molto disponibile e ha risposto senza esitazione a qualsiasi tipo di domanda, dalla legittima “Esiste un reparto di neonatologia attrezzato qui?” alla più esigente “Quanti letti ci sono in ogni stanza per la degenza? C’è il bagno in camera?”. Trattandosi di un pubblico, ho pensato di chiedere anche questo tipo di cose e devo dire che siamo usciti da quella visita pienamente rincuorati, con un’ottima impressione dell’ospedale e anche del personale che ci lavora.
L’ospedale ha davvero a cuore il benessere della mamma e del bebè in arrivo e per questo garantisce una serie di condizioni che rendano questo momento il più confortevole possibile.
Innanzitutto hanno a disposizione sette sale, ciascuna attrezzata per tutte le fasi, per cui si entra in una di queste al momento dell’inizio del travaglio e si esce da lì solo dopo la nascita del bambino; non esiste il disagio di doversi spostare dalla sala travaglio alla sala parto. Durante tutto questo periodo, che, si sa, per il primo figlio può durare anche ore ed ore, il marito/compagno, o chi per lui, sta sempre accanto alla mamma. Ci sono le docce, i palloni di pilates su cui sedersi per alleviare il dolore ed aiutare la discesa del bebè, le luci possono essere soffuse, si può mettere una musica rilassante. Una volta nato, il bebè viene appoggiato sulla pancia della mamma per un primo contatto, e poi viene velocemente pulito e vestito per rimetterlo subito tra le braccia della mamma e del papà. Insomma quella stanza diventa casa tua per qualche ora, sempre nella speranza che il piccolo non ci metta troppo a farsi conoscere!

A questo punto dovevamo solo trovare un ginecologo che lavorasse in quell’ospedale e che potesse seguirmi. Ci siamo rivolti direttamente alla segreteria amministrativa del reparto. Abbiamo spiegato la situazione: il recente trasferimento a Lisbona, la gravidanza già in stadio avanzato, la necessità di trovare al più presto un medico di fiducia, gli esami da fare, il non sapere a chi rivolgersi… Insomma, nel giro di dieci minuti avevo già in mano, in via del tutto eccezionale, la prenotazione per la mia prima visita di controllo in quell’ospedale, con una dottoressa che chiaramente non conoscevo ma che, secondo l’impiegata, era la migliore lì dentro.
Una settimana dopo facevo la prima visita in ospedale. La dottoressa si è rivelata essere davvero la numero uno, mi ha accolto come una figlia, e ogni successiva visita di controllo era per me un momento di conforto e di allegria. Nel corso delle varie visite ho avuto modo di conoscere i suoi allievi tirocinanti, anche loro sempre impeccabili e professionali nonostante la poca esperienza. Le visite in ospedale prevedevano sempre una chiacchierata con un’infermiera che aveva il compito di registrare i valori generali sul libretto di gravidanza. Anche qui ho trovato sempre persone estremamente gentili e attente, delicate nel modo di porsi, non frettolose e assolutamente disponibili a chiarire ogni mio dubbio.
Ricordo proprio che quando arrivava il giorno della visita di controllo (ne ho fatte parecchie a fine gravidanza) sapevo già che ad aspettarmi c’erano persone che evidentemente facevano con piacere il loro lavoro. E, puntualmente, quando arrivava il mio turno e mi chiamavano per entrare, si scatenava la solita allegra diatriba tra loro per capire chi pronunciasse meglio il mio cognome. Eh si, perché a pronunciare il mio cognome, Richichi, alla portoghese,  Riscisci, il rischio era di provocare grandi risate nella sala d’attesa, visto che in portoghese chichi (pronunciato appunto scisci) vuol dire pipì!

Mi è capitato anche di fare diverse analisi, e anche qui ho trovato persone che lavoravano veramente al servizio del paziente, con tutte le attenzioni del caso. E, ripeto, quello che più mi stupiva era sempre quel modo di fare molto rispettoso, con operazioni svolte senza frettolosità e sempre con spiegazioni esaustive date al paziente riguardo al tipo di esame effettuato.
I sistemi informatizzati negli ospedali qui forse funzionano meglio perché ogni volta ho fatto tutto in tempi molto rapidi, con procedure di registrazione semplificate, senza lunghe e snervanti attese.
Quando le cose funzionano bene diventa più facile per tutti: i pazienti collaborano e il personale sanitario lavora anche meglio.

Nel prossimo post parlerò di un altro aspetto della gravidanza qui, un servizio esclusivo che ho scoperto e che, secondo me, dovrebbe essere d’obbligo per tutte le neomamme.
E poi è arrivato anche il tanto atteso giorno del parto…alla prossima puntata!

Ci trasferiamo a Lisbona! E i gatti?

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I gatti di Lisbona

I gatti partono per primi, che domande!

Quello che per me era scontato, a qualcuno sembrava strano, infatti mi è capitato di sentirmi dire “e i gatti a chi li lasci?” e dover rispondere che non li avrei mai e poi mai lasciati, perché loro fanno parte della mia famiglia.

I micioni in questione sono Roger e Minou, fratello e sorella, circa due anni e mezzo di età, abbandonati da cuccioli davanti casa di un amico in una calda giornata di luglio e, nonostante tutto, così fortunati da aver trovato un papà e una mamma (mio marito ed io) che li amano da morire.

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Ispezione felina dei pacchi

Quando abbiamo deciso di trasferirci la loro sistemazione è stata una delle nostre prime preoccupazioni.  Potranno viaggiare in cabina con noi? Cosa serve per ottenere il passaporto? Troveremo una casa adeguata anche alle loro esigenze? Tutte queste domande pian piano hanno trovato una risposta, ma bisognava muoversi in fretta per organizzare tutto!
I traslochi, si sa, non sono mai una cosa facile e veloce, se poi ci aggiungi il fatto che ne devi fare uno internazionale, includendo due macchine, due gatti e un pancione di 5 mesi, beh diventa tutto molto più complicato! Quella data del 17 gennaio 2015 era sempre più vicina e noi a dicembre eravamo ancora in alto mare, non sapevamo nemmeno a chi rivolgerci per la spedizione dei pacchi, e non avevamo nemmeno fatto l’inventario delle cose da spedire, ma intanto avevamo comprato i biglietti aerei di sola andata per Lisbona.

Abbiamo scoperto che ciascun passeggero può portare a bordo un solo trasportino contenente uno o più animali della stessa specie, per un peso totale di 8 kg. Considerando che ciascuno dei nostri gatti pesa almeno 4,5Kg abbiamo dovuto comprare due biglietti per loro, associati ai nostri.
Poi c’era la questione trasportino: le misure richieste sono 45cm di lunghezza, 30cm di profondità e  23cm di altezza…praticamente impossibile trovare un trasportino rigido di queste dimensioni, quindi abbiamo dovuto comprarne due di dimensioni più grandi ma morbidi, che contenessero comodamente i nostri micioni.
Infine la questione passaporto. Noi pensavamo che bastasse andare dal veterinario e invece no! Il veterinario ci ha fornito il contatto dell’ufficio passaporti della asl veterinaria. Quando abbiamo chiamato ci hanno spiegato che per ottenere il passaporto era necessario che i gatti fossero regolarmente vaccinati (e lo erano), microchippati (e lo erano), e con vaccino antirabbica fatto da almeno venti giorni. E quindi via di corsa di nuovo dal veterinario a fare questo vaccino, giusto in tempo per richiedere finalmente il passaporto i primi di gennaio!

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Il carico di valigie e gatti

Inutile dire che quando siamo finalmente partiti alla volta di Lisbona sembravamo due muli: due valigie da stiva enormi, due bagagli a mano strapieni, due borse e due trasportini con dentro i mici…io incinta che portavo solo le cose leggere e mio marito stracarico di pesi.
Ma ce l’abbiamo fatta! I mici si sono ambientati subito nella nuova casa, più grande e con tante cose nuove da scoprire. Mi hanno aiutato, a modo loro, a sistemare i pacchi arrivati dopo qualche giorno col corriere e mi hanno fatto tanta compagnia nei mesi in cui ero incinta e stavo spesso a casa da sola con loro.

Lisbona ha un clima meraviglioso, e loro si godono spesso il sole sdraiati sul giardino artificiale che abbiamo creato per loro sul balcone. Hanno due bravissimi cat sitter che vengono a prendersi cura di loro nei giorni in cui noi siamo fuori Lisbona e in fin dei conti penso che siano felici della loro nuova vita portoghese.