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I due Natali di Praga

La Repubblica Ceca si autodichiara il paese più ateo d’Europa eppure qui, di Natali, ne abbiamo addirittura due.

Il primo Natale è una festa dedicata a San Nicola: se passeggiate per le strade di Praga il 5 Dicembre, sicuramente incontrerete il Vescovo Nicola, un vecchio vestito di rosso con una lunga barba bianca, accompagnato da un angelo biondo e da un diavolaccio rosso e nero armato di forcone e catene. San Nicola e la sua cricca si avvicinano ai bambini domandando se sono stati buoni. I bambini buoni ricevono regali e dolci, mentre quelli cattivi sono rapiti dal demonio che li libera solo dopo che hanno mostrato pentimento e volontà di diventare buoni.

La prima volta che ho assistito a questa scena volevo intervenire perchè i bambini si spaventano e piangono disperati davanti al diavolo che li vuole rapire. Le mie amiche ceche dicono che è una tradizione e che non c’è nulla di cui preoccuparsi. Cercherò di non preoccuparmi.

Il secondo Natale si celebra a Praga il 24 Dicembre. Dopo un copioso pranzo consumato in famiglia, arriva Gesù Bambino che lascia i regali sotto all’albero, rigorosamente vero, decorato in salotto. Questa volta i regali sono per tutti e si scartano immediatamente. I giorni seguenti sono dedicati alle visite dei parenti ed allo stare insieme.

 

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La Repubblica Ceca non è un paese cattolico ma anche qui la tradizione è di mangiare “magro”: il piatto tipico del 24 Dicembre è la carpa fritta con una ricchissima insalata di verdure che assomiglia molto alla nostra “insalata russa”. Questo piatto è così tipico del Natale che quando lo si mangia fuori stagione, tutti i cechi dicono “Ah, ma questo è un piccolo Natale!”.

due-natali-pragaEcco la ricetta della Carpa fritta con insalata di Natale

Ingredienti

4 porzioni di carpa di 150 g

Farina 00

2 uova

2 cucchiaio di latte

pangrattato

strutto per friggere

limone

sale

Ingredienti per l’insalata di verdure:

1 kg di patate da insalata

4 carote

1/4 kg di sedano rapa

4 uova

200 g di pisello surgelati o in lattina

200 g di prosciutto cotto non tagliato

150 g di cetrioli sott‘aceto

150–200 g maionese

sale e pepe

Cuocete le patate nella buccia (l’ideale sarebbe il giorno precedente) finché pungendo con il coltello sono morbide. Sbucciate le patate, lasciatele raffreddate e tagliatele a cubetti di 1 centimetro.

Cuocete le carote, i piselli surgelati ed il sedano rapa nell’acqua salata 1o minuti. Togliete dall’acqua, lasciate raffreddare e tagliate a cubetti. Preparate anche le uova sode e tagliatele cercando di non sbriciolarle troppo.

Tagliate a cubetti anche il prosciutto e cetrioli. Mescolate attentamente tutti gli ingredienti tagliati in una ciotola e pian piano incorporate la maionese e un po’ dell’aceto dei cetrioli. Aggiustate di sale e pepe.

Salate le porzioni della carpa, passatele prima nella farina, poi nelle uova frullate con latte e sale ed infine in pangrattato. Friggete nello strutto o nel grasso su tutti i lati finché la carpa non è diventata dorata e croccante. Scolate la carpa su carta assorbente ed impiattate carpa ed insalata non dimenticando uno spicchio di limone.

Questa insalata ha tante varianti quante sono le famiglie della Repubblica Ceca: qualcuno aggiunge il mais, altri la cipolla, altri la senape. Qual è la ricetta più buona? Sicuramente è quella che vi piace di più!

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Trasferirsi a Praga: come cambiano le relazioni umane

Trasferirsi all’estero è un’esperienza fantastica che consiglio a tutti: apre la mente, ti mette davanti a tematiche nuove, sposta le tue percezioni, ti obbliga a scardinare preconcetti.

Praga,amicizie, trasferirsiDirei che la parola chiave di chi si trasferisce è “cambiamento”. Si perdono i punti di riferimento, è come navigare in mare aperto, senza luna, senza radar. L’Italia è un paese meraviglioso dove la famiglia, gli amici, la città sono punti di riferimento forti e sicuri. Trasferirsi implica l’accettazione di perdere, anche solo temporaneamente, la sicurezza di questi punti. E’ necessario cambiare, cambiarsi, inventare nuovi punti sicuri, accendere le stelle e la luna sul mare.

Il trasferimento a Praga per me è stato un “grosso trauma positivo”: tanto entusiasmo, nessun problema pratico ma una valanga di problemi teorici che non mi sarei mai aspettata. Un esempio banale: i cechi sono timidi, quindi non ti invitano mai, non ti telefonano e non organizzano cene. Ma sono molpraga, negozio,expatto contenti se qualcuno lo fa.

Qualche tempo fa ho incontrato un signore americano che da tanti anni vive a Praga. Parlando dei cechi mi ha detto con aria un po’ mistica: “voi latini siete delle pesche mentre i cechi sono cocchi”. Non mi aspettavo una metafora frutticola, ma il signore sembrava simpatico. “Voi avete la buccia sottile, la polpa morbida ed il nocciolo duro: lasciate entrare chiunque nella vostra vita, siete dolci ed accoglienti, ma prima di diventare amici davvero, prima di entrare in quel nocciolo duro, possono passare anni. Al contrario gli slavi hanno una scorza durissima che non si apre nemmeno a sbatterla a terra, ma una volta entrati sarete nelle loro grazie per sempre.” Vero. Illuminazione. Epifania.

Mi sono messa l’anima in pace ed ho aspettato che i cocchi duri decidessero di aprirsi senza prenderli a colpi di machete (non è mai stato il mio stile). Devo dire che funziona e che comincia pure a piacermi questo modo  inizialmente distaccato ed un po’ sospettoso che permette di studiarsi con calma e non mi arrabbio se sono sempre io a dover organizzare le serate. Io sono pesca e sono felice di accogliere tutti senza aspettare che il guscio si rompa.
In realtà adesso mi sento un ibrido. Mi sa che sto diventando pesca-cocco. “Cambiamento” è la parola di chi si sposta. Non mi piace la parola “adattamento” perché mi ricorda la biologia e invece sento il mio come un percorso filosofico, interiore, spirituale. E, ad essere sincera, non mi piace nemmeno la parola “emigrare” perché il mondo è piccolo e non si dice “sono emigrato in un’altra strada” quando ci si sposta di poco.

In ogni caso, quello che vorrei dire alle donne che emigrano all’estero, è che se si è aperti al cambiamento, alla novità, se non si ha paura di diventare un nuovo frutto, la vita all’estero non è poi male!