My first year in America

A giugno cade il primo anniversario della mia nuova vita in America, e precisamente a Plymouth, nel Minnesota.

Sicuramente è stato un anno ricco di emozioni, di momenti estremamente felici e di altri difficili.

Esultanza e sofferenza, risate e pianti inconsolabili.

Ma nel complesso è stato un anno da 10 e lode!

Cristoforo Colombo scoprì casualmente l’America il 12 ottobre 1492 con tre caravelle, io l’ho scoperta casualmente  il 9 giugno 2015 con 3 valigie.

A distanza di 500 anni il paragone cade a pennello.

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Io in Aeroporto per l’America un anno fa

Sono letteralmente approdata qui, o meglio come dicono nel Minnesota ”I jumped here”, ho fatto il grande salto.

Mi ero preparata al lungo viaggio scrupolosamente, studiando a puntino il dress code: collana di perle in pendant con gli orecchini, jeans, vans e l’immancabile fondotinta.

Durante le undici ore di volo per non struggermi nella malinconia ho guardato film comici.

Siamo atterrati di pomeriggio, c’erano circa 30 gradi.

La mia urgenza era di collegarmi ad una rete wi-fi per mettermi immediatamente in contatto con mia mamma, per avvisarla che era andato tutto bene.

Ma è stata una mission impossible, ho potuto parlare con lei solo 24 ore dopo.

All’aeroporto è venuto a prenderci il collega di Federico, Brandon.

Gentilissimo ci ha accompagnati in hotel con la nostra nuova macchina, un suv di proporzioni esagerate.

Il Red roof motel era il classico posto americano: costruzione bassa, tetto rosso e una stanza piccolina con tv e bagnetto. Primo problema: niente bidet.

Il giorno dopo di corsa all’Ikea per arredare il nuovo appartamento. Primo pianto memorabile. Quante volte ero stata all’Ikea con mia mamma?

Ed era la stessa Ikea di Padova: stessa disposizione, stesso ristorante, stessi prodotti.

Per  fortuna nel megasuv c’è stato tutto.

I giorni successivi poi sono volati tra apertura conto corrente, spesa, pulizie e acquisto bici.

E poi dopo solo quattro giorni, Federico ha cominciato a lavorare e io sono rimasta sola nell’immensa America.

First question: what can I do now? I don’t speak English!

First reply: Go to the Library! Now!

Federico mi scrive sul mio block notes dieci frasi per sopravvivere e mi disegna una mappa per raggiungere la biblioteca in bicicletta.

Quel giorno è nata la nuova Paola.

Ho scoperto l’America dentro me stessa, ho esplorato un territorio che non conoscevo, ho trovato risorse che non pensavo di possedere.

Una forza e un coraggio inauditi hanno cominciato a guidarmi e sorreggermi.

Ho festeggiato quando mi hanno presa per lavorare come volontaria in biblioteca.

Ma non mi sono fermata.

Ambivo a qualcosa di più.

E dopo l’estate un nuovo emozionante capitolo.

Comincio a lavorare come commessa  in un thrif shop e nel frattempo cerco lavoro come insegnante di italiano.

Il sogno si avvera.

Mi preparo per il primo giorno di scuola come per un esame all’università.

Studio il programma approfonditamente e non lascio nulla al caso.

Traduco tutto dall’italiano all’inglese scrivendomi persino le pronunce corrette.

Due ore di lezione, all’inizio, costano quattro ore di studio.

Il primo giorno di scuola salgo in cattedra emozionatissima, giro di presentazioni e inizia lo spettacolo.

Il mio spettacolo. Mi immergo al 100 % nella parte. E gli studenti gioiscono, applaudono e mi danno un bel 10! Piango dalla gioia.

Arrivano altri corsi ed altre sfide.

Sei mesi ed è Natale. Si torna a Vicenza. Quindici giorni intensi. Grandi abbracci con famigliari e amici e tanti ricordi.

A Gennaio sono di nuovo in pista. Un altro ostacolo da superare: la patente di guida americana.

Supero lo scritto. Tre tentativi per l’esame di guida. Quindi bocciata due volte! Terzo tentativo, nevica, ma ce la faccio.

La foto sulla patente è un sorriso smagliante: un altro sogno che si avvera.

Poi ecco il grande e temuto freddo del Minnesota. Con -25 non si scherza. Ma è incredibile!

Si guida sui laghi ghiacciati ed il paesaggio è fiabesco.

Nel frattempo lavoro duro e sodo, preparo  altri corsi e ottengo  molte soddisfazioni.

Nel frattempo io sono cambiata.

Sono diventata forte e tenace.

Il rapporto con Federico è sempre più profondo, siamo sempre più uniti e in sintonia.

In questo periodo mi piace usare questa espressione: I’m handling: la sto gestendo.

Riesco a far combaciare la scuola, il negozio, il tempo libero e la cucina. Sì perché il pane, i biscotti, la pasta continuo a prepararli in casa come tradizione vuole.

Se un anno fa ero una ragazza di provincia adesso sono una donna del Midwest.

Guardo indietro, però ne ho fatta di strada!

Il mio bilancio dopo un anno è +10.

Amo questo posto perché se lavori duro e ti impegni puoi raggiungere obbiettivi inaspettati.

È l’espressione del self made man: il successo sociale e professionale sono dovuti esclusivamente ai propri meriti.

Ma non mi fermo, guardo avanti e chissà cosa mi riserva il futuro.

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Emarginazione-Integrazione-America-2.0

Integrazione ed emarginazione nell’America 2.0

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“Would you like to round it up to support Arc and people with disabilities?”
(Vorresti arrotondare il conto per supportare Arc e le persone con disabilita’?)

Questa e’ la frase che chiude ogni acquisto al negozio dove sto lavorando ed e’ questa la frase che apre la riflessione di oggi.
Da circa un anno lavoro come sales assistant presso un trifht shop a New Hope, 3 miglia dal mio appartamento a Plymouth Mn e 7000 km dalla mia cara Vicenza.
La prima volta che sono entrata da Arc ero con la mia unica amica americana, o meglio colombiana: Cristina.
È stata lei a farmi scoprire questo piccolo negozio di oggetti e abbigliamento usato, cercavano personale e cosi’ in un caldo pomeriggio di agosto ho fatto domanda di lavoro.
Un colloquio, sono piaciuta molto e dopo una settimana ho cominciato. Primo vero lavoro americano, circondata da persone di tutto il mondo ma soprattutto all’improvviso sola in mezzo a tutta questa gente che mi parlava in una lingua che a malapena capivo.
Mi sono imposta di resistere e ho cercato dentro di me la forza per capire. Immediatamente sono diventati familiari termini come tidy up (riordinare), pull off (togliere), register (cassa), money (soldi) e via dicendo.
Ho partecipato subito ad un corso per il behavior, il comportametno da tenere al lavoro. Massimo rispetto per le persone, per la loro razza, religione, orientamento sessuale e coscienza politica. L’importanza dell’uguaglianza e della diversità che rappresentano motivo di unione e di collaborazione.
Questo mi ha molto colpito e mi ha portata ad affezionarmi subito al negozio ma soprattutto ai miei colleghi. Mi sono sentita protetta e supportata. Arc in un certo senso e’ diventato una sorta di famiglia per me.
E come in ogni “casa” ci sono dei rituali. Ad Arc la prima domanda è sempre “How is going? Everything is ok?”
La mia risposta è sempre excellent o faboulous. Certi giorni è vero, altri è una piccola bugia. Perché dentro magari mi sento triste e sola. Ma questo sorridere questo cercare di essere positiva mi ha salvata. Il buon umore è contagioso. Dopo un po’ ci pensi, rifletti e in effetti non stai cosi’ male. Tutto va alla grande!
Day by day inoltre, I miei colleghi si sono affezionati e sopratutto i clienti che arrivano al negozio , mi sorridono, mi chiedono della mia famiglia, dell’Italia. Molti fanno i complimenti, altri cercano consigli sulla moda, sul cibo su come dire Buon giorno o Buona sera.
E poi ci sono le persone con disabilita’ che lavorano ad Arc, dei ragazzi ipodotati che vengono in negozio qualche ora al giorno. Fanno piccole cose: riordinano, puliscono mettono i prezzi sugli abiti. Li guardo e il mio cuore palpita Paola-america-2.0perché sono magnifici, buoni e gentili e penso che anch’io sono una persona con disabilità. La mia disabilità è la lingua. Ebbene sì, dopo quasi un anno la non perfetta padronanza della lingua americana è talvolta uno scoglio, un ostacolo che sembra insormontabile. A volte non riesco a cogliere qualche sfumatura, a capire qualche slang oppure ad esprimermi come vorrei. Paradossale lo so.
In un paese in cui il 99% delle persone è immigrata, io sono ancora straniera.
Perché’ e’ da poco che vivo qui, perché’ il mio inglese ancora non e’ Lingua madre e perché’ ancora sono a meta’ tra l’Italia e l’America.

E succede che nonostante l’impegno di ogni giorno, i sorrisi e i complimenti, qualche volta arriva la batosta che ti stende e che per un momento ti annienta.
Un cliente frettoloso che non ha pazienza mentre conti due volte i soldi, oppure che si infastidisce perché’ sbagli la pronuncia di una parola.
Cadi, vorresti scappare, prendere il primo aereo e tornare in Italia.
Ma poi ancora una volta, rifletti. Sei troppo forte, don’t give up.
Non mollare! Vai avanti ancora più forte. Asciughi le lacrime, rimetti il rossetto e sei di nuovo in pista.

Questa e’ la mia vita, a meta’ strada tra l’integrazione e talvolta l’ emarginazione.

Chissà’ quante volte ho sbagliato io in passato e sono stata intollerante con altre persone.
Ma adesso ho imparato.

Vi prego abbiate rispetto degli altri, sempre. La diversità’ e’ ricchezza, e’ crescita, e’ motivo di arricchimento e conoscenza.

Grazie America per avermi insegnato questo.

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To learn in Minnesota

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Work at the Library

To learn significa imparare, apprendere.

Si può imparare una lezione: learn a lesson oppure venire a conoscenza di qualcosa: learn about of. Io ho imparato learnt, sto imparando I am learning e sicuramente imparerò I will learn.

Tutto questo è cominciato da quando vivo a Plymouth.

Prima di allora ho imparato tantissime cose: cultura universitaria, tante ricette di cucina, lavori diversi, buone maniere! Ma era comunque tutto easy!

Le mie più grandi difficoltà sono stati forse gli esami universitari o quello per prendere la patente. Ma se qualcosa non la sapevo fare, bastava una chiamata: i miei genitori provvedevano a tutto.

Il mio matrimonio era molto facile: circondati da amici e famigliari, non c’erano mai dei faccia a faccia drammatici.

Certi momenti per stare da soli sì, ma sempre con l’idea che se qualcosa non andava, c’era la famiglia a provvedere. Poi un giorno, arrivo qui a Plymouth e inizio veramente ad imparare. Difficile descrivere da dove ho iniziato. Forse da me stessa.

Ho imparato a conoscermi, a riconoscere dentro di me una forza inaudita. Ho scoperto di avere grinta, di potercela fare sempre, ho scoperto che in fondo, arrivare in biblioteca in bicicletta senza parlare inglese era possibile.

E così è stato! Ho imparato in fretta la strada di casa e subito ho voluto imparare un lavoro! Certo, non retribuito, ma gratificante.

E cosa c’è di più bello che lavorare in biblioteca come volontaria? E lì un piccolo miracolo. Le persone hanno imparato a conoscermi, a volermi bene giorno dopo giorno. Questa piccola ragazza italiana, catapultata nel Midwest.

Minnesota smile! Mai dimenticherò quei sorrisi che ogni giorno mi accoglievano benevolenti! Mio leit motiv: Sorry for my English!

Così ho voluto imparare questa nuova lingua, per esprimermi, per condividere quello che pensavo! I libri per bambini sono stati solo l’inizio, poi sono arrivati i teen books e netflix! E dopo me stessa ho imparato a conoscere mio marito Federico. Lo posso assicurare, vivere da soli, a 7000 km da casa, ti fa veramente unire. Conoscevo già Federico, insomma 6 anni di convivenza e uno di matrimonio sono sempre qualcosa.Ma qui, nel Minnesota tutto cambia.

Il paesaggio è mozzafiato, 10.000 laghi, natura incontaminata… ma siete solo tu e lui! It takes time! Fare amici, ampliare le proprie conoscenze, trovare qualcosa che ci renda occupati, nuovi hobby e passioni. Ma ad un certo punto, c’è la quadratura del cerchio!

Tutto funziona alla perfezione! Impari a conoscere tuo marito profondamente e questo legame che si rafforza giorno dopo giorno ti fa sentire invincibile.

E gli amici americani ti ammirano per questo! E adesso sono loro che imparano da te!

Rimangono stupiti dal coraggio di una ragazza di provincia, che dal nulla, sta imparando a farsi strada in questa terra immensa.