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La rivoluzione che inizia dal sesso

Il rosa è il mio colore preferito e, entrando in un bagno dell’Università, la mia attenzione viene catturata da un mucchietto di piccole confezioni rosa posizionate vicino al lavandino, arivoluzione-sesso disposizione gratuita di tutti.

Estremamente incuriosita mi avvicino e prendo in mano una delle bustine. Per permetterci di razionalizzare le miriadi di informazioni a cui veniamo sottoposti, il nostro cervello ogni giorno svolge un lavoro faticosissimo associando nuove situazioni ed oggetti a qualcosa che abbiamo già visto o vissuto in passato. Questo processo ci permette di non essere sopraffatti e “sopravvivere” a nuove esperienze.

Il mio cervello mi suggerisce che in quelle bustine ci siano dei profilattici. In un paese come il Sudafrica in cui i tassi di HIV ed AIDS sono tra i più alti al mondo, non posso che giudicare positivamente questo regalo. Prendo in mano la bustina e capisco che il mio cervello mi ha fatto prendere un granchio. Quelli che pensavo fossero normali “condoms” in realtà erano “female condoms”.

Sì, preservativi da donna.
Non mi ritengo una troglodita ma sono sincera:  non mi ero mai imbattuta in questi oggetti prima d’ora.

Io la ritengo una bellissima rivoluzione, la possibilità per la donna di dire “faccio io” nel caso in cui l’uomo non sia accondiscendente nell’indossare il preservativo prima di un rapporto sessuale. Mi piace pensare alle ragazze che hanno in borsetta i loro preservativi e che sono pronte ad indossarli, nel caso di un incontro non programmato. Fa molto Samantha Jones di Sex and the City, la mia protagonista preferita. Una leonessa dal cuore tenero. E allora sorrido e penso a coloro che, in tono semplicistico e forse un po’ superiore, mi dissero prima della partenza: “Ma cosa ci vai a fare in Africa?”. Ecco, l’Africa mi sta insegnando tantissimo, anche in queste piccole cose.


P.S: Per dovere di cronaca mi sento di dire che, pur essendo curiosa, non ho sperimentato l’utilizzo. Un’amica mi ha chiesto di portarlo in Italia, lascio a lei l’onore! 😉

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La Valigia

Lei è lì davanti a me: vuota, aperta e inerme .

Sono al settimo trasloco in quasi quattro anni, viaggio fin da quando ero una bambina ma il momento del “fare la valigia” è un qualcosa che rimando fino all’ultimo momento, fino a quando non è più possibile procrastinare. Sarà forse per  la razionalità, la precisione e l’organizzazione che questo compito richiede, caratteristiche con cui non vado proprio a braccetto, ma io la valigia la trovo più indigesta di una piatto di spaghetti alla carbonara servito alle 3 di notte.  Insomma, la valigia mi mette ansia.

la valigiaCome gestire la “selezione all’ingresso”? Quali tra le scarpe con tacco hanno maggiore diritto ad entrare? E i vestiti? Chi dice al mio tubino grigio che non potrà venire con me perché è impensabile rinunciare ai jeans? Beati coloro che hanno il vantaggio di emigrare in un paese mono stagione. Ci sono giornate estive a Cape Town in cui sarebbe possibile sfoderare l’intero guardaroba dal costume, pantaloncini e infradito al giubbotto e stivaletti, il tutto in solo 12 ore. E questa volta, oltre alla mia vela da kite, devo pensare anche ad un abbigliamento consono all’ambiente universitario.

Vi e’ mai accaduto di aver portato con voi dei vestiti con cui a casa vi vedevate davvero bene  ma che una volta passata la frontiera non siano più risultati così sfavillanti? A me sì, spesso. Mi piace pensare che ciò accada non solo per questioni di moda dettate dal nuovo contesto in cui entro in contatto, ma anche per la volontà di abbracciare il luogo in cui mi trovo ed esplorare nuove parti di me anche attraverso il look, azzardando abbinamenti che in Italia avrei trovato impensabili.

Ora torno al mio “packing up”, consapevole però che nel fuso orario sudafricano quella “maglietta indispensabile” verrà probabilmente dimenticata ma soprattutto che oltre  ai vestiti, al computer e ai libri voglio lasciare posto ai sogni che mi hanno spinta in questa nuova avventura.

P.S: mi ha appena scitto un messaggio mio marito: “Mi raccomando, la muta e il trapezio!” (No Donne, questa volta è davvero una mission impossible!)

cape town aerial view