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Intervista a Emma, expat irlandese in Italia

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Storia di un espatrio: come spedire un pacco all’estero?

C’è un momento nella vita in cui tutto appare chiaro.

La senti, quella vocina che per molto tempo è rimasta solo un sottofondo nella tua testa, adesso si fa strada con un ritmo incalzante che prende il sopravvento.

C’è, sempre più forte, più decisa.

Non puoi più ignorarla. Ti sta dicendo cosa fare.

Te lo sta dicendo già da un po’, ma tu hai preferito sempre ignorarla, sperando di trovare una soluzione alternativa che non implichi l’allontanamento dai tuoi, l’addio agli aperitivi con le amiche di sempre a raccontarsi, la rinuncia ai momenti di relax in mezzo al verde della tua campagna, che quando hai voglia di scappare dal mondo ti rifugi li, dove il sole batte sulla pelle mentre tutt’intorno la natura si impone maestosa mostrandoti la sua immensa meraviglia.

E invece no, non c’è alternativa.

Il tempo scorre, gli anni passano. Preso il diploma, presa la laurea. Presa anche la specialistica.

Ma “IL” lavoro, quello no.

E i lavoretti estivi non bastano più a renderti indipendente. Questa non è la strada per il futuro. Adesso non hai più scelta: devi andare. Lo devi a te stessa affinché i tuoi sacrifici, le tue qualità non vengano sprecati.

Ormai consapevole e con le spalle al muro non puoi più fare altro che dare credito a quella vocina che da anni ti sta dicendo che è il momento di partire!

Questo è stato il punto di inizio della mia nuova avventura da donna che emigra all’estero.

Lo ricordo bene quel momento.

I pensieri contrastanti ed incerti vennero sostituiti dalla consapevole decisione di dover andare. E tutto fu chiaro.

O quasi!

Allontanarsi dal luogo natio non è mai semplice, soprattutto per chi ama profondamente la propria terra, nonostante essa l’abbia tradita, l’abbia derubata del suo futuro.

Ma dal momento in cui si prende coscienza del fatto, non si può più tornare indietro.  

Alla consapevolezza di non avere altre alternative si aggiunse la confusione dell’organizzazione della partenza. Scegliere la destinazione tra una miriade di possibilità. Piccola città o grande metropoli? Europa o altro continente? Inghilterra, Spagna, America, Francia, Olanda????? Quale mi darà maggiori chance? Quale la più vivibile, la più economica? Alla fine scelsi Londra. Si trattò perlopiù di una decisione strategica, per un inizio meno traumatico: un amico d’infanzia si trovava già li e sarebbe stato il mio punto d’appoggio, almeno per i primi tempi. E poi?

E poi si passa dalla teoria alla pratica: come si organizza un trasloco?

Cominciai informandomi in giro per poi finire a chiedere consigli all’unico che potesse davvero aiutarmi: Google. Scoprii che in rete ci sono aziende valide, competenti ed economiche che offrono servizi di spedizione pacchi,  con ritiro e consegna a domicilio. Trovai vari spedizionieri che permettono di spedire di tutto, dai vestiti alla bicicletta, dalla valigia agli strumenti musicali come, per esempio, SpedireAdesso.com.  Così, seguendo i consigli online nella loro pagina spedire all’estero, cominciai la mia preparazione al trasloco visitando tutti i brico center della città alla ricerca di scotch, scatole di cartone, polistirolo, pluriball e tutti i materiali d’imballaggio necessari. Passai settimane nella camera che racchiudeva la mia intera vita, nell’attesa di decidere cosa portare con me e a cosa rinunciare. Poi arrivai alla decisione che sarebbe stato meglio partire con lo stretto necessario, e farmi spedire in seguito tutto il resto.

Dopo aver fatto l’ordine online il corriere venne direttamente a casa a ritirare i miei pacchi, e li presi coscienza che stavo davvero per andarmene.

Non era mai stato così chiaro fino ad allora.

Dopo due giorni presi l’aereo per Londra.

Dopo quattro giorni arrivarono i miei pacchi, che lasciai com’erano per un intero mese, fino a quando non trovai un lavoro e fui in grado di affittare una camera tutta mia.

E infine eccomi qui.

Dopo due anni a Londra posso dire che ho fatto la scelta giusta. Che le preoccupazioni iniziali erano plausibili, ma che hanno lasciato il posto via via ad uno spirito di adattamento che mai avrei immaginato di possedere.

Finalmente mi sento utile. Ho un lavoro discreto, che pur non essendo quello dei miei sogni, mi permette di mantenermi e seguire corsi specialistici che mi daranno la possibilità di chiedere la candidatura per quel posto di lavoro attinente ai miei studi.

Quello che prima mi spaventava adesso mi da l’input per continuare a fare grandi progetti.

Vi chiederete che fine ha fatto la nostalgia per quelle irrinunciabili piccolezze della quotidianità in patria. C’è ancora, e come se c’è.

Ma Skype mi permette di vedere amici e parenti costantemente e, anche se tramite uno schermo non riesco a sentire gli odori e i sapori di quella squisita pasta al forno che intravedo durante la videochiamata della domenica, dove sono tutti da nonna, lo spedizioniere permette di farmi spedire la salsa fatta in casa da mamma così che io possa comunque condividere con loro ancora certe tradizioni, il più possibile.

Le amiche sono riuscite a venire su e i racconti sono continuati da Starbucks sotto casa.

Insomma ci si adatta.

Si cerca di evolversi pur mantenendo delle costanti.  

Si cerca di andare avanti, di crescere e prendere delle scelte difficili ma necessarie con maggiore consapevolezza.  

Come vedo adesso il futuro? Di certo lo vedo migliore rispetto a quello che mi si prospettava in Italia. Non ho ancora una visione chiara, ma credo che la strada intrapresa possa essere quella giusta. L’unica certezza che ho oggi è che indietro non si torna.

Ed è meglio così.

Qui trovi un infografica su come spedire un pacco  in Europa


Guest post sponsorizzato Lorena- Londra di Spedire Adesso