part-rime

In Italia, si sa, il part-time è un po’ tabù.

In Germania, almeno a prima vista, la situazione è migliore. Tante, tantissime mamme lavorano part time, alcune solo 2-3 giorni a settimana, altre addirittura un giorno e mezzo. Questi contratti sono però la conseguenza di rapporti di lavoro full time che, dopo l’arrivo dei bambini, diventano la metà. L’azienda, pur di non perdere la professionalità acquisita dalla mamma, concede orari da noi impensabili.

La mia vicina di casa lavora il lunedì dalle 8 alle 16, il martedì e il mercoledì dalle 8 alle 12. Mi ha detto che prima di diventare mamma ha lavorato full time per più di 10 anni nella stessa azienda. Purché tornasse al lavoro per qualche ora alla settimana, le hanno chiesto di farsi lei un orario personalizzato. La mamma di un compagno di classe di mio figlio lavora un giorno in azienda e il resto della settimana fa home office solo la mattina. Una signora norvegese che ho conosciuto da poco mi ha detto che lei ha un contratto 90%, ma che presto chiederà di ridurlo a 75% delle ore.

In Italia, dove lavoravo prima di approdare in Germania, dovevo chiedere il permesso per NON fare straordinari, cioè per lavorare 8 ore al giorno 5 giorni la settimana. Se lo racconto a qualcuno qui mi chiedono se sto scherzando.

Insomma il mondo del lavoro per le mamme in Germania sembra un Eldorado. Un sogno. Lavorare un po’, giusto per non impazzire facendo la casalinga e mamma a tempo pieno, MA NON TROPPO.

Convinta che fosse facile trovare un lavoro part time, ho cominciato a cercarne uno, animata da tutto il mio ottimismo. In realtà non è affatto facile.

Anche nella osannata Baviera, paradiso dell’occupazione, ai colloqui la prima domanda è: “se i bambini si ammalano cosa fai? Non è che se gli viene il morbillo poi stai a casa due settimane perché non sai a chi lasciarli?”, e la seconda domanda è: “stai cercando un part time solo finché i bambini sono piccoli e poi ti licenzi perché vorrai di nuovo un full time?”

Comunque i posti con orari ridotti non sono tanti. Mi sono presentata in parecchie agenzie interinali e subito mi sono sentita dire “non sarebbe un problema trovarti subito un lavoro, il problema è trovare un part time”.

Altro problemino: le posizioni più interessanti sono sempre quelle a tempo pieno, o almeno con 35 ore settimanali.

Di certo non sono una che si arrende sentendo questi commenti. Ho continuato a mandare decine di candidature, sia direttamente alle aziende che alle agenzie. Ho ricevuto tanti rifiuti, ho sostenuto decine di colloqui telefonici e alla fine… Succede spesso che gli annunci parlino di part time ma poi ti chiamino dicendo: “sai, abbiamo ricevuto la tua candidatura, molto interessante, si, eeehhmmmm, in realtà avremmo cambiato idea, non potresti fare un full time, almeno per qualche mese?”

Alla fine ce l´ho fatta. O meglio, spero di avercela fatta.

Come prima esperienza part time mi sono adattata a lavorare in aeroporto. Gli orari non erano male, almeno in teoria. Inizio tra le 6.15 e le 8.30, fine tra le 12 e le 13. Peccato che l’orario reale sia oscillante in base ai ritardi dei voli, che il lavoro sia estremamente disorganizzato (proprio per il problema dei ritardi imprevedibili) e che sia pagato malissimo (perché tutti noi vogliamo spendere sempre meno per viaggiare, ma chi lavora per le compagnie aeree è sottopagato, sappiatelo). Inoltre è chiaro che il lavoro in aeroporto prevede turni su 7 giorni, cosa non proprio ideale per una mamma.

Ora, se tutto va bene, ho trovato altro 🙂 Cioè il tipico lavoro che in Italia mi sognavo: dalle 8 alle 13 dal lunedì al giovedì. Ufficio marketing di un’azienda americana. A pochi chilometri da casa.

Speriamo bene…

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1 commento
  1. Laura
    Laura dice:

    Intanto in bocca al lupo, che sia quello giusto ora! Il lavoro partime o l’home working o teleworking non e’ chimera solo in Italia comunque. Tutte le grosse compagnie o istituzioni con cui ho avuto a che fare nel resto d’Europa te lo concedono solo se stai morendo, raro insomma! Magari la Baviera sara’ il futuro!

    Rispondi

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