che-noia-che-barbaChe noia, che barba!

Questo era il tormentone della famosa serie televisiva “Casa Vianello“.

L’indimenticabile Sandra Mondaini pronunciava queste parole scalciando nel letto, al fianco di un imperturbabile Raimondo Vianello che leggeva il giornale. Il motivo: la loro vita non era abbastanza movimentata.

La mia vita lo è sempre, invece. Oggi, però, è uno di quei giorni da “che noia, che barba” e vi dico perché.

Sono già alla quarta lavatrice. Nella mia camera e in salotto ho trovato di tutto, grazie a mio figlio che, nonostante i rimproveri, mangia davanti alla televisione o sull’iPad. I miei vestiti da mettere su eBay sono ancora ammucchiati in una valigia. In camera di mia figlia sembra sia scoppiata una bomba.

Io volevo guardarmi un po’ di televisione in pace o leggere il mio nuovo libro sull’inseparabile Kindle, invece sono già le 18.30 ed ancora non ho potuto fare nulla di tutto ciò.

Dovete sapere che io ho un’idiosincrasia per tutto ciò che riguarda la casa: pulire, fare i letti, fare da mangiare, lavare i piatti, stirare… l’elenco sembra non finire mai.

Questa avversione nasce da bambina, quando mia mamma non mi permetteva di andare a giocare senza avere prima riordinato la camera (ma io ci andavo lo stesso!) e, in seguito, quando dovevo stirare, cucinare ed occuparmi di mio fratello più piccolo.

Se fosse per me, la casa rimarrebbe pulita a lungo: io “sporco” il minimo indispensabile e pulisco subito. Però ci sono due figli, una di quindici e uno di nove anni, un gatto, una au pair ed un’ospite pagante, e le cose diventano più complicate.

Come ho detto prima, nella camera di mia figlia regna il caos più totale.

Non ho ancora capito perché libri, quaderni, giornali, zaino e non so che altro debbano stare per terra e sulla sedia nonostante un ampio armadio, due librerie, una scrivania e dei cassetti sotto il letto. Ogni tanto faccio un blitz e pulisco, con sua grande rabbia: “è un caos ordinato”, dice lei. Le stesse parole che io dicevo a mia madre, quando si lamentava del disordine sulla mia scrivania; le stesse che, in età adulta, ripetevo al mio capo, per lo stesso motivo. Non ci sono dubbi: è mia figlia!

Vivo nella speranza che un giorno si svegli e riordini. E penso che, quando succederà, mi verrà un infarto.

Mio figlio, che per motivi vari condivide la mia camera, ha deciso che fa troppa fatica a venire in cucina a buttare la spazzatura; sapendo che mi arrabbio se la lascia in giro, la nasconde.

Trovo sacchetti delle patatine e barattoli di yoghurt vuoti dietro la TV, sotto la poltrona, sotto il mio letto: niente, non c’è verso di fargli capire cosa c’è che non va in questo. Per non parlare del pigiama: mai che si ricordi dove lo lascia la mattina per cui, quasi ogni sera, pigiama pulito.

La battaglia che sto combattendo al momento con entrambi i ragazzi è quella di andare a letto presto la sera, con risultati alterni. In questo, purtroppo, hanno ripreso da me. Comunque per me la priorità è che vadano bene a scuola e, per ora, devo dire che ho centrato l’obiettivo.

Poi c’è il gatto. Come avere un altro figlio, ma è il più ordinato. Nonostante “appartenga” a mio figlio, se non gli do io cibo ed acqua potrebbe farebbe la fame e la sete, e se non pulissi io la gabbietta… beh, vi lascio immaginare.

Per fortuna la au pair e l’ospite badano a loro stessi.

Sì, perché io lavoro a tempo pieno, e lo faccio molto volentieri. Non che al mattino scenda dal letto tipo Speedy Gonzales pensando “che bello, si va in ufficio”, anzi per me alzarmi è una tragedia. Ho, però, sempre svolto un lavoro che mi ha dato e dà soddisfazioni; in particolare, amo molto usare la mia testa e la mia esperienza.

Nel mio ultimo impiego, la pressione era tanta; inoltre, una volta al mese ero in Italia, lasciando figli e gatto in mano a varie au pair. L’esperienza con loro, nove per l’esattezza, nel giro di due anni, fino a che abbiamo trovato stabilità, è stata altalenante e con situazioni tragicomiche, tanto che i miei colleghi si divertivano a leggere i miei sfoghi su Facebook, ribattezzati nanny diaries.

Quando avevo solo mia figlia, passavo i sabati mattina a mettere sottosopra la casa, ovviamente sbuffando ogni due per tre. Un giorno, ad un picnic con le altre mamme, una di loro mi suggerì di prendere qualcuno che mi aiutasse: da allora, saranno passati dieci anni, ho sempre avuto una signora delle pulizie una volta la settimana.

Per contenere i costi non ho mai chiesto loro di stirare, scegliendo di farlo io, anche se è un’attività che detesto. Pensate che mia mamma mi faceva stirare anche gli asciugamani e le mutande, e poi lei stirava daccapo lenzuola e camicie perché diceva che non le avevo fatte bene. Non poteva farlo lei, allora?

Ci ho messo anni a sfuggire da questo condizionamento, anni di pile di vestiti, lenzuola e copripiumini. Sì, perché, nonostante lo scherno del mio ex che non capiva perché stirassi le lenzuola, l’ho fatto per anni: ma vuoi mettere la sensazione di dormire in un letto con le lenzuola pulite e stirate?

Ad un certo punto ho detto basta: si stirano solo i vestiti.

Ma da quando ho preso l’asciugatrice, scoperta durante l’estate scorsa in America, non si stirano più nemmeno quelli. Anche perché quando ho lavorato come volontaria da Cancer Research ho scoperto un’altra grande invenzione: il vapore!

Ho comprato un mini steamer su eBay e da almeno sei mesi non stiro più nulla, se non qualche camicia di cotone di mia figlia, che ne ha proprio bisogno. Le lenzuola ora escono dal letto, finiscono in lavatrice, poi nell’asciugatrice e di nuovo nel letto. Gli asciugamani ritornano in bagno puliti e profumati dopo un paio d’ore; i vestiti finiscono direttamente nell’armadio, salvo una passata di vapore o di ferro, e nemmeno a tutti.

Una cosa della quale sono responsabile è l’accumulo di posta: la apro, la leggo e la metto da parte. Finché arriva il giorno che, stanca dalla pila accumulata, munita di tritacarte, elimino la roba “inutile” e archivio negli appositi raccoglitori quella “utile”.

Cucinare e lavare i piatti sono due altre attività casalinghe che mi danno fastidio. Ai fornelli me la cavo discretamente ma odio l’intero processo: fare la spesa, decidere cosa preparare e farlo, e poi riassettare. I miei figli, inoltre, non aiutano: lui mangia i pomodori, solo crudi, e lei no; lei mangia i peperoni, solo crudi, e lui no; nessuno dei due ama i formaggi, solo il parmigiano sulla pasta; per entrambi l’insalata è “che schifo”.

Insomma, ho reso l’idea. Per fortuna durante la settimana mangiano a scuola ed alla sera ci pensa la mia au pair, per cui mi rimane solo il fine settimana.

Che grande invenzione ristoranti e take-away!

Ci tengo a rassicurarvi che la casa è pulita (per fortuna, però, domani viene la signora delle pulizie!), i vestiti sono lindi e nell’armadio, e la cena è quasi pronta. E spero abbiate colto l’ironia di questo articolo. Intanto sono quasi le otto di sera e mi “tocca” finire le uova ed il cappello per mio figlio. Riuscirò ad avere dieci minuti per me, prima di andare a nanna?

Che barba, che noia!

barba-noia

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