partenze
Agosto e settembre sono stati mesi di saluti. 

Quattro amiche italiane hanno preso il volo e lasciato Vancouver. Dalla scorsa primavera, chi per un motivo chi per un altro (soprattutto per questioni di lavoro), non pochi dei nostri conoscenti si sono trasferiti. Molti sono tornati a casa, altri hanno solo cambiato meta.

Erano persone che avevamo conosciuto da uno o due anni ma, come sempre quando vivi lontano da casa, i rapporti sono maturati molto velocemente. Erano amici dunque, che andando via hanno lasciato un vuoto che si fa sentire leggero e costante ; soprattutto mi hanno dato occasione, ancora una volta, di riflettere sulla mia scelta di expat.

Tornare a casa è un grande passo, forse più  grande di quello fatto per andarsene. Dietro ci sono mille considerazioni e dubbi ma sul viso di molte si leggeva soprattutto felicità. Questo mi fa pensare che forse sentirsi a casa qui è un’utopia, un’ aspirazione molto più che una realtà concreta. Mi sono chiesta: “e io me ne andrei oggi?”  Non ho trovato una risposta chiara. La prima cosa che mi è venuta in mente è “no!” ma anche ”dipende” ma poi di nuovo  “no”  con l’aggiunta di un “non adesso”. Come è vero che ogni storia è diversa  quando si parla di expat, sopratutto chi ne parla dall’Italia; si tende a fare di tutta l’erba un fascio: niente di più sbagliato.

Non posso dire cosa succeda nel cuore di chi torna ma posso raccontare di chi resta a vederli partire. C’è stupore, “ma come, dopo tanti sacrifici te ne vai? Che fatica ricominciare altrove!” C’è quel sentimento da sopravvissuti..”ah be’, noi si resta qui e si va avanti”. C’è invidia…”certo però che tornare a casa….la lingua, il cibo, la tua gente…”

Poi ci pensi con un po’ di distacco e vedi che quello che funziona per qualcuno non funziona per te, che non solo ognuno parte da contesti diversi (regionali, lavorativi, familiari) ma ognuno può o non può tornare a certe condizioni.

Di vero c’è che Vancouver sta cambiando molto velocemente ed al grande sacrificio fatto per venire si aggiungono dei fattori che ne fanno un posto “complicato” in cui vivere. Anche l’amministrazione cittadina si sta ufficialmente preoccupando del fatto che molte giovani famiglie vanno via da questa  città. Non è più il posto che fino a 15 anni fa sembrava una terra vergine economicamente. Ora è terribilmente cara e competitiva. Per vivere bene qui molte condizioni di tipo  economico e familiare devono essere soddisfatte. Lavoro, numero ed eta’ dei figli e proprietà della casa sono i tre punti cruciali che possono fare di Vancouver un paradiso in terra per qualcuno ed un problema da risolvere per qualcun altro.

Le mie amiche sono partite non tanto per quanto fosse difficile qui, ma per quanto sembrasse migliore altrove.

Questa è un’ altra cosa che fa riflettere o forse un’altra fase dell’altalenante rapporto che ho come immigrata con il mio paese di adozione. Ora tutto bello, poi no, poi sì, ma poi meglio qui o lì? E così via.  Continuare a guardarsi intorno e mettere in discussione le proprie conquiste sembra anche un po’ tipico della generazione dei 35/40-enni di oggi, prima generazione in fuga dopo quella dei nostri nonni.

Comunque le partenze scombussolano sempre, quando sono le tue e quando sono quelle degli altri.

1 commento
  1. Paola Ragnoli
    Paola Ragnoli dice:

    Ciao Elena, solo una parola per dirti che mi è piaciuta molto la tua riflessione. Grazie, per averla condivisa 🙂

    Rispondi

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