Quasi un anno fa sono entrata in un vortice di domande che mi ha sollevata da terra e con il quale continuo ancora a danzare.

Sono alla ricerca di una vera risposta alla domanda principale che poi ne ha sollevate tante altre: “Chi sono io?”

Se qualcuno me l’avesse chiesto quando ero ragazzina, avrei probabilmente risposto una persona non molto intelligente, ma con grinta. Insomma, una che non si arrende mai. Più in là, forse, avrei risposto una moglie ed una mamma. Ed ora?

Adesso so che la mia “non intelligenza” era solo la dislessia, che non ha niente a che vedere con l’intelligenza, ma solo con un diverso modo di imparare. E l’ho capito studiando per aiutare gli studenti con difficoltà ad apprendere con i metodi usuali.

So che, sì, sono decisamente una moglie ed una mamma, ma non sono convinta più che questo sia ciò che mi definisce.

Conoscete la parabola dei talenti, nel Vangelo? Vi siete mai chieste quali fossero i vostri?

Io mi sono chiesta spesso cosa dovevo far sfruttare, ma non ho mai trovato una risposta. Non sapevo se ne avessi. Per un po’ sono stata convinta che il mio talento fosse mio figlio e che dovessi far fiorire lui o almeno dovessi aiutarlo, e questo fosse il mio ‘perché’. Come se fossi nata solo per procreare e crescere mio figlio. E non è quello che ci chiede la Chiesa? O il governo, con le nuove pubblicità che puntano alla procreazione?

Siamo solo definite da quello che siamo per gli altri?

Sono stata una figlia, una sorella, una nipote, una cugina, una moglie, una madre… E poi?!

Ed ecco che torniamo allo stesso punto. Chi sono io veramente, per me stessa?

Sono arrivata alla conclusione che non sono una sola cosa:

  • Sono figlia, sorella, cugina, nipote ed amo la mia famiglia.

  • Sono una moglie ed una donna innamorata.

  • Sono una madre e per questo la mia vita non mi appartiene più completamente.

  • Sono dislessica e penso ad immagini.

  • Sono un’insegnante di sostegno perché so bene quanto è difficile studiare se non rientri in quella che la maggioranza considera la norma.

  • Sono una praticante di yoga e meditazione ed ho scoperto un nuovo universo.

  • Sono una persona a cui piace leggere e che starebbe immersa in un libro per l’intera giornata.

  • Sono una terapista Reiki perché, sin da bambina, nei miei giochi, “curavo” con l’energia che veniva dalle mie mani.

  • Sono una scrittrice perché mi piace scrivere.

  • Sono diventata una pittrice perché, nonostante mi dicessero che non ero portata, mi rilasso a dipingere e non importa se non sono Picasso.

  • Sono una cuoca che crea seguendo la sua ispirazione.

  • Sono una cattolica ribelle perché ho scoperto che le parole hanno valore e che decido io come usarle, e mi riservo la libertà di pensare con il mio cervello.

  • Sono una donna alla ricerca… ancora non so cosa troverò alla fine della mia ricerca o se questa finirà mai, ma tutto sommato comincio a godermela!

Alcuni giorni fa mi sono chiesta se mi sarei mai posta tutte queste domande in Italia o se avrei continuato a vivere nel mio spazio predefinito nella società. Quando vivevo in Italia ero decisamente più giovane; avrei trovato anche lì la voglia di iniziare a cercare me stessa?

Il trovarmi in un mondo diverso con persone che provengono da tutto il mondo mi ha davvero costretto a rivedere tutti i miei dogmi e le mie certezze.

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