“Chiedimi se sono felice!”

Recita così il titolo del rinomato film di Aldo, Giovanni e Giacomo, che spesso propongo durante le mie lezioni di italiano a stranieri. A me loro tre fanno morir dal ridere, e anche ai miei studenti, quando colgono il loro umorismo.

felicità

Chiedimi se sono felice!

Eh sì, chiedimi, anzi, chiedetemi se sono felice.

Perché qui, al nord di tutto, è già passato un anno, anzi, un anno e due mesi, ad essere precisi. Un anno un mese e 25 giorni, ad essere precisissimi.

E non è un caso se il bilancio annuale avviene proprio sotto Natale, quando si ha più tempo per riflettere. Quando l’animo è più predisposto, più aperto a essere auto-analizzato.

Faccio colazione, lavoro, pulisco il mio piccolo, caldo giaciglio, che ci ha accolti durante questo anno intenso. Mi siedo sulla mia elegante sedia con le rotelle, foderata di bianco e con dei fiocchi sullo schienale che le danno un tocco femminile. Accendo il mio laptop, apro la pagina bianca del Word (più bianca della mia sedia bianca, ormai ingiallita da un anno di vita), e…

Mi guardo indietro.

Ommioddio, ma è davvero passato un anno? Quando? Come? Perché? Chi se n’è accorto? Io no!

Wow! È trascorso per davvero. E allora, anziché chiedermi voi se sono felice, me lo chiedo io a me stessa: Sei felice, Roxy, dopo un anno in Olanda? Sono genuinamente felice?

tempo-un-anno-in-Olanda

Il tempo che è trascorso così veloce

Ne è passata di acqua sotto i ponti!

In soli 12 mesi, 12 volatili, fragili mesi, ho (in ordine sparso):

  1. Vissuto in un paesino olandese di 2000 abitanti, cercando di raccapezzarmi in un mondo a me del tutto nuovo
  2. Cercato casa e, dopo tanti sudori, trovato casa.
  3. Trasferita in città (Arnhem)
  4. Creato gruppi su Facebook per incontrare nuovi amici. (Amici trovati ✔)
  5. Affittato, pulito, arredato e decorato casa
  6. Frequentato corsi di olandese
  7. Parlato 4 lingue diverse quotidianamente
  8. Lavorato e conosciuto nuovi volti e sorrisi da tutto il mondo grazie alle mie lezioni online
  9. Creato la mia propria compagnia online, AmamItalia (https://www.amamitalia.com/)
  10. Studiato “mattamente”, disperatamente e “leopardianamente” per ottenere quella certificazione di insegnante di Italiano a stranieri
  11. Partecipato a non 1, non 2 ma ben 3 matrimoni olandesi e 250mila compleanni olandesi
  12. Viaggiato, viaggiato, viaggiato
  13. Ritornata sui luoghi del mio passato, a Granada, nella città in cui risiede un pezzetto del mio cuore
  14. Accolto un ospite al mese
  15. Conosciuto e vissuto a fondo la mia nuova città
  16. Bevuto il in tanti bar, tante volte
  17. Persa per strada, altrettante volte (e dire che Arnhem è piccolissima!)
  18. E molto, molto altro ancora
Arnhem-Olanda-nuova-città

Il ponte John Frostbrug di Arnhem (Paesi Bassi), la città che mi accoglie da un anno

La risposta alla domanda di cui sopra?

Sì! Sono felice. O meglio, sono serena. Serena con sprazzi di felicità. Perché, d’altronde, cos’è la felicità se non un attimo di pura estasi e gioia per questo hic et nunc? E allora sì, ho passato un anno sereno, equilibrato, pieno. Costellato di vari, intensi, brevi attimi di pura gioia e felicità.

E pensare che solo un anno fa, non avrei scommesso un centesimo sul fatto che avrei apprezzato vivere in un paese così lontano dal mio posto ideale. Non avrei mai immaginato che la pioggia che ticchetta sulle mie finestre mi avrebbe portato una sensazione di protezione e calore. Che le candele sparse sui mobili mi avrebbero fatto sentire a casa. Che entrare in un negozio super mega olandese e trovare il panettone mi avrebbe fatto sentire come una bambina che scarta il regalo di Natale e si trova di fronte proprio il regalo che aveva desiderato da tempo, e per il quale aveva deciso di comportarsi bene negli ultimi giorni prima di Natale.

Non avrei mai potuto immaginare che avrei apprezzato così tanto, dal profondo del cuore, la puntualità dei treni, la pulizia dei vagoni, il silenzio dei passeggeri. O che l’estrema cordialità dei camerieri olandesi mi avrebbe cambiato la giornata e strappato un sorriso ogni volta che avrei ordinato un Earl Grey caldo.

Non avrei scommesso, nemmeno per un secondo che, trovandomi io, l’italiana in Olanda, in mezzo ad una ciurma di olandesi incalliti, parlando uno stentato Dutchenglish, mi sarei sentita a casa, in famiglia. Per quanto quest’ultima, e molte altre cose nostrane, manchino sempre.

Perciò, seppur questo possa suonare come un gramo “epilogo-ringraziamento” di un libro, non mi resta che ringraziare le persone che hanno reso questo anno speciale. Non mi resta che ringraziare te, amore mio, ragion per cui ho abbandonato tutto, ciò che ero e che avevo, per stare dolcemente al tuo fianco.

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Vecchi e nuovi amici, più famiglia

Un grazie va a mia mamma e mio padre che, dandomi la giusta quantità di libertà, mi hanno permesso di vivere la vita da sogno che volevo. Grazie a voi, che non mi fate pesare neanche un attimo il fatto di avervi lasciato per inseguire l’amore.

Alla mia famiglia in Calabria, che ormai ha perso la speranza di vedermi, ma che sorprenderò ogni anno congedandomi un viaggio di 2014 km per appurare che tutto, nel mio paesino in collina, sia rimasto uguale.

Grazie alla mia nuova famiglia olandese, che mi ha accolto come una figlia e con l’affetto di una famiglia del sud.

Grazie ai miei vecchi amici (Sister Tina, Ari, Ele, Nati, Mary, Chicca, Silvia, Chiara, Simo C., Simo M., Paoletto) che mi stanno vicino, anche se distanti, anche a distanza di anni.

E grazie ai miei nuovi amici (Fede, Laura, Fatma, Mirko, Rich, Guille, Eduard, Felix) che rendono la mia esperienza qui ad Arnhem ogni giorno più speciale, più degna di essere vissuta fino in fondo.

E grazie infine a me, che ho fatto tutto con passione, dedizione e costanza. Proprio per essere orgogliosa della vita che mi sono regalata e di ciò che sono.

 

 

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