Scrivo dall’aereo. Accendo il mio portatile ed apro un foglio Word.

Provo ad isolarmi dal caos che mi circonda, da bambini che ridono, hostess che sfrecciano nel corridoio stretto e lunghissimo di questo Vueling affollato di fine estate.

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28 Agosto 15:23 del pomeriggio, le vacanze finite mi riportano alla mia vita a Barcellona.

In Sicilia splendeva il sole, il mare era blu cobalto ma l’aria sembrava più settembrina che estiva, la scorsa notte ho dormito con le maniche lunghe.

Scrivo adesso perché,per la prima volta, voglio scrivere e raccontare con le sensazioni ancora addosso.

Con il sale sulla pelle, i baci di mia madre appena sveglia, le passeggiate sul bagnasciuga, il pesce in piatto (quasi) appena pescato, gli amici di sempre, i fichi mangiati dopo averli individuati e staccati dall’albero, la gianduia che sanno fare solo al Sud, la luna argentata tutte le sere.

Le vacanze sono ovviamente volate via in un soffio eppure mi sembra di essere lontana da Barcellona da un tempo infinito.

Sarà perché la Sicilia ti afferra, ti trascina in un altro tempo, in un’altra epoca di cui non si parla nei libri di storia. L’epoca siciliana, non la barocca e nemmeno l’araba, ma quella siciliana.

Dovrebbero inventarla o perlomeno menzionarla.

In Sicilia ti dimentichi degli ultimi mesi che hai vissuto, del lavoro che hai, delle email che scrivi, delle relazioni.

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Ti dimentichi di chi sei ogni giorno e diventi un tutt’uno con lei. Con i palazzi dismessi, con le città in cui tutti si conoscono, si aiutano, si chiacchierano. Diventi la miglior amica dei suoi venti che cambiano improvvisamente, delle nuvole grandi presagio del maestrale.

Poi, la fotografi, all’alba, al tramonto, quando ti senti vicina a lei.

Solo dopo averla vissuta, senza bisogno di averla mai capita perché lei non è leggibile, comprensibile, analizzabile. La Sicilia è istinto, natura selvaggia, tempo immobile.

Chi la critica è perché non è fatto per lei, a chi non piace è perché ha altre abitudini, di conseguenza altri gusti. Chi non ci nasce probabilmente scriverebbe tutt’altro.

Provare a cambiarla non è cosa facile. La Sicilia ha radici intrecciate, storiche, salde. La Sicilia è testarda, come i suoi vulcani, come le rocce delle sue isole.

La Sicilia è così emozionante e così complessa.

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Ho iniziato questo articolo con la volontà di raccontare le mie vacanze, volevo farlo in modo semplice e lineare “sono stata qui, poi li, ho mangiato questo quell’altro, ho rivisto tizio, caio e sempronio” invece sono finita a parlare della Sicilia in modo astratto e sicuramente la maggior parte di coloro che leggeranno questo post non capiranno.

In fondo, io non sono una scrittrice e non scrivo perché qualcuno mi capisca, scrivo perché mi fa bene, perché è il mio modo per liberarmi dalle cose, per lasciarle andare in un luogo fuori di me.

In un luogo che resta, come oggi su questo foglio e come ogni volta che inizio.

La voce della hostess che chiede ai miei vicini se vogliono mangiare qualcosa mi sveglia da questo racconto appena messo su carta, mi ricordo che questo è l’ultimo attimo di Sicilia che posso concedermi e che probabilmente sto già sorvolando i cieli spagnoli.

Torno presto Sicilia mia,

grazie per avermi stretta.

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