giulia-giappone

Non sono una di quelle ragazze che vivevano con la valigia pronta, di quelle che avevano la certezza che il loro  futuro sarebbe stato vagabondo. Ma non sono nemmeno una di quelle che pensavano che sarebbero rimaste  lì dove hanno sempre vissuto. Quindi sono una di quelle che…?

Suppongo che nel momento in cui stai per abbandonare i venti ed entri nei trenta, dovresti saperti definire. Io no. Le amiche cominciano a sposarsi, qualche coetanea ha persino figli. Io non ho nemmeno un fidanzato. Siamo io, una che ha  accettato  il fatto di essere in continua evoluzione, e le mie decisioni di vita.

La  mia attuale decisione è quella di vivere in Giappone.

Come ci sono arrivata, è una storia un po’ strana e anche lunga. Sono stata appassionata di anime e di manga  ma quello che mi ha portato qui è la cultura e la lingua di questo paese. Quando a 23 anni ho scelto di lasciare il lavoro e di mettermi a studiare giapponese alla Statale di Milano, l’ho fatto perchè la lingua giapponese mi ha stregato e mi ha ridato la voglia di apprendere  che al liceo avevo perso.

Una volta che affronti lo studio di una lingua tanto particolare come il giapponese, i casi sono tre: finisci con il fare un lavoro qualsiasi e la laurea è solo un traguardo che hai raggiunto  per te e per la tua cultura personale; miracolosamente trovi un lavoro in cui puoi utilizzare le tue conoscenze linguistiche; oppure fai armi e bagagli e vai dove quella lingua è viva ed è parte attiva della tua vita.

Io ho scelto l’ultima opzione, per quanto incredibilmente difficile.

Quindi, che vita faccio ora quaggiù?

Sono arrivata nell’Aprile 2014 che non conoscevo assolutamente nessuno, e finora ricostruirmi una vita quotidiana in totale solitudine dall’altra parte del mondo è stata una delle esperienze più difficili della mia vita. Vivo nella  seconda città più grande – ma poco conosciuta – del Giappone, mentre Tokyo, a soli 40 minuti di treno, non mi piace e la evito il più possibile.

Frequento l’ultimo anno di una scuola di design con compagni, insegnanti e staff giapponesi, ma per poterlo fare devo mantenermi completamente da sola, perchè i miei non possono permettersi di pagare tutto. Quindi, per pagare l’affitto dei miei 15 mq di appartamento, le bollette e altre spese, lavoro quasi sempre 7 giorni su 7 facendo 3 lavori part-time e dando lezioni private di italiano ad un numero variabile di studenti tra le 4 e le 9 persone.

Siccome noi studenti dell’ultimo anno siamo impegnati con la ricerca del lavoro da fare dopo il diploma (Marzo, per il ciclo giapponese), molti mi chiedono se voglio rimanere qui per sempre. Io  penso che “sempre” sia un tempo molto lungo e nessuno di noi sa cosa può accadere. Quindi no, non per sempre: per una persona come me che si considera in evoluzione, la risposta più corretta è “per ora”.

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