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Come tutte le italiane e gli italiani nati nei ruggenti anni 80 sono cresciuta a pane ed anime, i cartoon giapponesi.
Alzi la mano chi non ha mai visto anche solo una puntata di Candy Candy, la mitica orfanella bionda e sfortunata dal cuore d’oro per la quale tutte noi bimbe parteggiavamo e speravamo che la sua travagliata storia d’amore potesse finalmente coronarsi.
E Heidi? Chi se la ricorda la piccola montanara iperattiva dalle gote rubiconde?  E le avventure calcistiche di Holly e Benji che sfidavano le leggi della gravità terrestre?
E le maghette alle prese con le loro mille trasformazioni?
E i robottoni che salvavano il pianeta Terra dalle invasioni aliene che per un mistero ancora irrisolto cominciavano sempre da Tokyo?
E Sailor Moon, la guerriera della Luna che vestiva alla marinara chi se la ricorda?
Ok, la smetto.
Ma ditemi voi se non posso sfoggiare in questo campo una cultura invidiabile?
Da bambina amavo questi cartoni giapponesi che mi facevano vivere con la fantasia mille avventure.
Tuttavia, da adulta ho scoperto che il Giappone non è solo sinonimo di cartoni animati e fumetti.
Tanto per cominciare all’università L’Orientale di Napoli, mia città di origine, ho conseguito una laurea in lingua,  letteratura e cultura del Giappone.
Studiando oltre alla lingua anche la letteratura, la storia, l’arte e la religione giapponese ho potuto acquisire una visione complessiva di questo paese così interessante ma, al tempo stesso, non esente da contraddizioni.
Ci si accosta ad una mentalità, ad una filosofia di vita e ad un modo di fare totalmente diversi da quelli a cui siamo abituati noi italiani.
Tanto per cominciare hanno un sistema di scrittura, costituito da kanji e kana, totalmente diverso dal nostro e chi studia giapponese (così come chi studia cinese) sa quanto impegno e dedizione bisogna impiegare nello studio di quelli che noi occidentali definiamo ideogrammi.
Naturalmente come tutti quelli che hanno studiato o stanno studiando una lingua ho soggiornato spesso per brevi e lunghi periodi in Giappone visitando diverse città quali Tokyo, Yokohama, Kawasaki, Osaka, Nara, Kyoto, Kobe, Himeji e riuscendo ad instaurare anche molte amicizie.
All’epoca il mio intento era immagazzinare quante più conoscenze e informazioni possibili in modo da potermici un giorno o l’altro, secondo i miei progetti, trasferire.
Non avevo, però,  ancora un piano ben delineato nella mente e non sapevo ancora che in 10 mesi avrei rivoluzionato la mia vita trovando marito e trasferendomi in pianta stabile nel Sol Levante.
Sì perché durante il periodo in cui risiedevo ad Himeji, mentre una domenica pomeriggio ero a zonzo per le strade di Osaka, incontro Shinichi, l’uomo della mia vita.
Mio marito ed io ci piacciamo subito, è immediatamente feeling, in un attimo scatta la scintilla.
Lui è affascinato da me, dalla ragazza italiana e dall’Italia, anche se non conosce una parola di italiano, se non “pasta”, “pizza”, “risotto” e l’espressione “al dente”.
Fortuna che parlo giapponese se no ci saremmo dovuti esprimere a gesti e anche il popolo giapponese, come noi italiani, ha un ampio campionario di gesticolature.
Io adoro la sua immensa dolcezza, il suo infinito buon umore che mi fa sempre ridere di gusto, la serenità che riesce ad infondermi.
Purtroppo, il destino infame vuole che io sia obbligata a partire per l’Italia di lì a poco dal nostro incontro.
Ci scambiamo tuttavia la promessa di parlarci e vederci  tramite skype ogni giorno e di incontrarci a Natale nella mia Napoli quando lui sarebbe venuto in Italia a trovarmi.
Insomma, per farla breve, poi la nostra storia è continuata fra le piccole e grandi difficoltà che contraddistinguono tutte le relazioni d’amore a distanza.
Per fortuna non abbiamo tirato troppo per le lunghe lo stillicidio di un amore a distanza perché in breve tempo abbiamo potuto mettere un punto fermo nella nostra vita sposandoci. Da nove mesi viviamo nella prefettura di Shizuoka, rinomata per l’ottimo お茶 o-cha (il tè verde) che vi viene prodotto, nella cittadina di Yaizu, paese di origine di mio marito. Risiediamo a circa due ore e mezza da Tokyo.
Ci amiamo, ci sentiamo molto affiatati insieme, percepiamo una grande complicità e affinità fra noi due e, se cogliete la metafora, stiamo anche allargando la famiglia.

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