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Combattere l’indifferenza. Se un giorno capitasse a te?

Quando ho deciso di lasciare l’Italia non sapevo ancora che sarei diventata una expat.

All’epoca volevo prendermi una pausa dalla frenetica vita milanese e godermi la capitale catalana. I due mesi iniziali divennero quattro finché non arrivò la decisione di fermarmi a tempo indeterminato. La mia scelta si è realizzata  per passi graduali e questo ha fatto sì che evitassi quelle ansie e quelle paure di chi sceglie di abbandonare il proprio paese di origine chiudendosi una porta alle spalle.

Durante gli  anni a Barcellona ho maturato una sensibilità che non sapevo di avere  – o  che  forse era celata e inaccessibile in una parte profonda di me  – fatto sta che all’epoca rispondevo con “indifferenza” a determinate   situazioni, come se non mi toccassero.

Barcellona è una città affollata e meta di molte persone che pensano sia una sorta di paese dei balocchi. Gente che arriva credendo di trovare subito casa e lavoro quando la realtà è ben diversa.

La verità è che una grande città non ha pietà di nessuno e l’illusione di una vita migliore per alcuni può trasformarsi in un incubo. Così capita sovente  di incontrare per strada senzatetto che chiedono l’elemosina o che si riparano dal freddo nella saletta di uno sportello bancomat.Li avete visti qualche volta? Magari avete anche evitato i loro sguardi o addirittura avete cambiato marciapiede.

Vedere queste persone per strada, a volte anche giovani,  aveva iniziato a colpirmi emotivamente, e qualche volta mi è anche capitato di sentire gli occhi inumidirsi. Pensavo: e se capitasse a me? Sola, lontana da casa, lontana  dalla mia famiglia. Cosa mi succederebbe se perdessi tutto e capitolassi giù nel baratro senza possibilità di risalita?

Ho il grande privilegio di avere alle spalle una famiglia su cui contare e credo anche di avere una forza di carattere tale che mi sosterrebbe in momenti  critici. Ma non per tutti è così.

Di recente la mia amica Raffaela, che abita a Milano,  mi ha raccontato che sta dedicando un giorno a settimana ai senzatetto. Si occupa di volontariato, ed ogni mercoledì  si impegna con la sua associazione  a donare un po’ di tempo ed essere di ascolto agli “invisibili” dei portici di Corso Vittorio Emanuele.  Per i senzatetto il vero spauracchio è la solitudine e l’emarginazione dalla società.

Perchè vi sto raccontando tutto questo? Perchè  durante un mercoledì della mia trasferta italiana, mi sono proposta di partecipare anch’io all’iniziativa, sono scesa in strada, ho incontrato i senzatetto e ci ho instaurato un dialogo. 

L’incontro con Raffaella e con i membri dell’associazione è alle 20.00 in Piazza Duomo a Milano, davanti al McDonald’s.

Io e Raffaela arriviamo qualche minuto prima, lei mi presenta al gruppo come la “special guest da Barcellona” e spiego che sono spinta dal forte interesse per l’iniziativa.

Questa sera, oltre a me, ci sono altri due soggetti  che stanno vivendo per la prima volta un’esperienza simile. Raffaela e Nelson, uno dei fondatori, mi spiegano che ci sono sempre più persone interessate a fare parte del gruppo, ma che non tutti ne sono tagliati. Con il tempo i volontari hanno costruito con i senzatetto un rapporto di amicizia e di fiducia reciproca.

Con Raffaela ci avviciniamo al primo senzatetto posizionato davanti a uno dei negozi di scarpe più caro di Corso Vittorio Emanuele. E’ un signore distinto che chiamano il Razionale. Se non fosse per il cartello nel quale chiede un aiuto, non penserei a lui come a un senzatetto.

Resto un po’ in disparte,  osservo come si comportano gli altri ragazzi.

Mi basta poco per capire che l’unica cosa importante è essere se stessi e rivolgersi a loro come a persone, e non come senzatetto.

Il Razionale racconta della sua vicenda burocratica per l’assegnazione di una casa popolare. Sta anche cercando lavoro, nella speranza di uscire da questa situazione. Ormai è da 5 anni che vive in strada.

Scopro la modalità di aiuto che viene offerta:  consigli pratici o piccoli gesti che possano servire a risolvere anche problemi di ordine pratico che, quando vivi in strada, possono trasformarsi in grandi difficoltà.

Io e Raffaella ci allontaniamo ma continuo a osservare come molti passanti si fermino davanti alla vetrina del negozio di scarpe, il cui paio più economico costa  800€, ma passino indifferenti di fianco del Razionale.

Poco più avanti c’è l’Artigiano, così chiamato perché crea braccialetti in tessuto. E’ intento a lavorare e sembra un po’ schivo ma in fondo è contento di avere qualcuno con cui parlare. Ci racconta che ha già avuto l’influenza in quel periodo e che questa sera così fredda e ventosa lo spaventa, perché lui dorme in strada, in dormitorio non ci vuole andare.

C’è poi l’angolo degli artisti. Seduti davanti alla vetrina ci sono il Poeta e il Cantante, entrambi arrivano dal sud Italia. Noi siamo in piedi davanti a loro. Mi accorgo che questa posizione rappresenta una posizione di superiorità anche se del tutto involontaria. Mi chino per essere all’altezza degli occhi e vedo che conservano ancora qualche scintilla di gioia nonostante le comprensibili difficoltà della loro esistenza. Il Poeta è un uomo molto sensibile e gentile. Mi regala una sua poesia e ci fa leggere un racconto di spionaggio che ha scritto oggi. A modo suo dispone di una certa cultura  e mi dice che se l’è costruita  leggendo. Mi mostra i due libri che possiede  e vorrebbe addirittura regalarmene uno.

Interviene il Cantante che fa vedere a me e a Raffaela il quaderno con le canzoni scritte da lui. Ce ne sono circa una ventina, poi solo pagine bianche con un titolo in rosso. Sono le canzoni che deve ancora scrivere, vuole arrivare a un repertorio di 90.

Raffaella  mi racconta che i senzatetto aspettano il mercoledì come i bambini aspettano il Natale. Si sono abituati presto a questo appuntamento settimanale, ed ognuno cerca di approfittarne nel miglior modo possibile. 

Due ore sono passate alla svelta e io devo correre a prendere il treno per tornare a casa. Saluto tutti con un sorriso e mi dispiaccio del fatto che non potrò rivederli la prossima settimana.

In treno, al caldo del vagone, ripenso a questa serata e all’emozione che mi ha lasciato. Penso alle loro storie, al fatto di come, un giorno, la vita ti possa voltare le spalle, così come possono voltarti le spalle  anche le persone che ne facevano parte.

Penso a quel senzatetto di Barcellona che ogni sera vedevo seduto davanti a un portone della Ronda di Sant Antoni e con il quale non ho mai scambiato una parola , benché mi fosse  capitato di regalargli qualcosa da mangiare. Nell’ultimo anno sono stata via tanto tempo da Barcellona e ora non passo spesso dalle parti della Ronda di Sant Antoni ma, se mi dovese capitare  di incontrarlo adesso saprei come comportarmi.  

La gentilezza non è passata di moda, e il fatto di non restare indifferenti può fare la differenza.

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4 commenti
    • Valentina Brioschi
      Valentina Brioschi dice:

      Scrivo per emozionare e scuotere un po’ l’anima delle persone e sapere di riuscire a farlo mi rende davvero felice. Se vuoi contribuire alla diffusione a noi non fa altro che piacere. Non restiamo indifferenti!

      Rispondi

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