apprendimento

SUPPORTO EXPAT: BILINGUISMO

Bentrovate/i,

avendo accennato all’apprendimento linguistico nei neonati vorrei soffermarmi brevemente su alcuni aspetti tecnici che potrebbero chiarirvi un po’ le idee sul perché di certi fenomeni.

Alla nascita il cervello del neonato ha una sovrapproduzione di neuroni e di connessioni tra di loro (dette sinapsi, segnali che permettono l’elaborazione delle informazioni e quindi l’apprendimento).

Nell’arco della vita il cervello riduce quelle connessioni di cui non ha bisogno quindi riduce il numero di connessione nello sviluppo, giungendo alla maturazione del sistema nervoso. Un cervello non ancora completamente maturo a livello biologico ha il vantaggio di mantenere una certa flessibilità che gli permette di acquisire le lingue in maniera spontanea andando ad interessare quelle aree cerebrali più profonde. E’ noto che più si avanza con l’età e più si fatica ad imparare, e questo vale anche per le lingue e non solo. In età adulta infatti non si parla più di acquisizione ma di apprendimento, che interessa aree cerebrali più superficiali.

Quando avviene l’acquisizione

Con la scoperta della neuroimmagine, sorta di scanner del cervello in attività, è stato possibile andare a vedere “dietro le quinte” dell’apprendimento.

La neuroimmagine mostra che il cervello ha un’attività in punti diversi quando recupera parole imparate in tenera età e quelle più recenti. Le parole imparate più di recente vengono elaborate relazionandole a qualcosa che già si conosce. Mentre le altre creano un’impronta fonetica nel cervello quindi risulta diversa l’acquisizione nell’infanzia rispetto a fasi di sviluppo successive.

Si parla di periodo critico/sensibile in cui si può acquisire un’abilità che non è più possibile nello stessa maniera dopo. E questo riguarda non solo il linguaggio, ma anche la vista, l’udito, lo sviluppo motorio. Lo stimolo è fondamentale per lo sviluppo e la deprivazione dello stimolo o del modello da seguire nel periodo critico non è recuperabile. L’orecchio assoluto (capacità di riconoscere un suono isolato)  ad esempio, è una caratteristica forse genetica, e se non si è sviluppato entro i 5 anni non si sviluppa più. Ciò per noi genitori di bambini bilingui significa che prima esponiamo il bambino alle sue lingue migliori risultati otterremo in termini di padronanza linguistica.

Il caso di Tarzan e di Mogli

Si dice che ci vogliano 10 000 ore di pratica per diventare esperto in qualcosa.

Anche nel linguaggio è lo stesso. Il caso di Victor, bambino selvaggio catturato nel sud della Francia nel 1800, cui si è ispirato Tarzan e Il libro della giungla, ha mostrato che una persona deprivata del linguaggio nei primissimi anni di vita non ha più la possibilità di recuperare le sue capacità di socializzazione. In particolare è possibile imparare un limitato vocabolario, ma non si possono recuperare le capacità di combinare le parole (i bambini cominciano a combinare quando conoscono circa 50 parole). La morfologia  e la grammatica rimangono ad uno stadio molto basilare, così come la fonologia. L’insegnamento che ne traiamo è che i suoni sono molto importanti per lo sviluppo linguistico.

Come abbiamo visto nel post precedente, fino a 6 mesi i bambini non distinguono i suoni della propria lingua da altri suoni, ovvero sono in grado di riconoscere suoni non presenti nella propria lingua. Verso gli 8 mesi invece perdono questa capacità di distinguere altri suoni. Quindi i neonati riconoscono la differenza tra due lingue se vi sono esposti sin dalla più tenera età. Importante notare che i monolingui riconoscono le differenze tra lingua madre e lingua straniera alla stessa età in cui i bilingui distinguono tra le due proprie lingue ciò significa che nei bilingui non c’è ritardo nella percezione del linguaggio.

Spero che questo background tecnico vi sarà di aiuto per comprendere le dinamiche che vedremo in seguito. La prossima volta parleremo di quali parole possiamo ancora imparare facilmente da grandi e quali meno e dei vari tipi di bilingui.

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